Rinnovabili • Vertice sul clima: i primi comenti all’esito della COP26 di Glasgow

Com’è andato il vertice sul clima di Glasgow? I commenti a caldo

L’Europa e gli USA festeggiano l’accordo di Glasgow, BoJo non è da meno e si appunta sul petto la medaglia: "La COP26 è il momento in cui finalmente l'umanità ha preso sul serio il cambiamento climatico". Esperti ed ex diplomatici avvertono: non è abbastanza, bisogna iniziare subito a lavorare per la COP27.

Vertice sul clima: i primi comenti all’esito della COP26 di Glasgow
crediti: UNclimatechange via Flickr (CC BY-NC-SA 2.0)

Si chiude con un giorno di ritardo il 26° vertice sul clima

(Rinnovabili.it) – Del vertice sul clima di Glasgow resterà un’immagine su tutte: il presidente della COP26, Alok Sharma, trattiene le lacrime in plenaria finale. L’India ha appena chiesto di annacquare ancora di più l’accordo nel passaggio sull’addio al carbone, che non sarà più un addio. Sharma con il groppo in gola manda giù le proteste degli altri paesi, dalla Svizzera ad Antigua, chiede di non far saltare tutto il lavoro fatto e tapparsi il naso: “E’ vitale che proteggiamo questo pacchetto”. Per la cronaca, lui l’ha poi giustificato con un aplomb molto british, sminuendo: “Ho dormito 6 ore in 3 giorni”.

Il “phase down” del carbone

Molti hanno letto lo sgambetto dell’India, proprio in dirittura d’arrivo dell’accordo sul clima di Glasgow, come un tentativo disperato di salvare qualcosa – il carbone – che non può più essere salvato. “Hanno cambiato una parola ma non possono cambiare il segnale che arriva da questa COP, che l’era del carbone sta finendo”, commenta la direttrice esecutiva di Greenpeace, Jennifer Morgan.

Giudizio tutto sommato positivo anche da Laurence Tubiana, una degli architetti dell’accordo di Parigi: “Parigi sta funzionando. Nonostante la crisi del COVID-19, abbiamo accelerato l’azione, risposto all’appello degli scienziati di chiudere il divario verso 1,5°C, e il carbone è nel testo. Ma c’è ancora molto da fare”.

La grande incognita, infatti, è quanta nuova ambizione si riuscirà a catalizzare nel corso del prossimo anno per fare alla COP27 quello che non si è riusciti a fare al vertice sul clima di Glasgow. Il delegato indiano, a bocce ferme, ha fatto sapere che il gruppo dei paesi Basic – India, Cina, Brasile e Sudafrica – a questi negoziati ha usato “la massima flessibilità”. Se questo è il massimo, cosa può arrivare di nuovo nel 2022?

Gli occhi al prossimo vertice sul clima a Sharm el-Sheik

Il lavoro inizia ora, dicono in molti. A partire dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, che ha ribadito in plenaria che la COP27 inizia nel momento stesso in cui cala il sipario al vertice sul clima di Glasgow.

La prima sfida è sul fronte della mitigazione. “La richiesta di rafforzare gli obiettivi di riduzione del 2030 entro il prossimo anno è un passo importante. I grandi emettitori, specialmente i paesi ricchi, devono ascoltare l’appello e allineare i loro obiettivi per darci la migliore possibilità possibile di mantenere gli 1,5 gradi a portata di mano”, afferma la direttrice esecutivo di Oxfam International, Gabriela Bucher. “Nonostante anni di discussioni, le emissioni continuano ad aumentare e siamo pericolosamente vicini a perdere questa corsa contro il tempo”.

Sulla stessa linea Alden Meyer di E3G: il vero test del successo di questa COP26”, commenta, lo vedremo nel 2022 alla COP27 in Egitto. Dipende “se un numero sufficiente di paesi aumenterà le proprie ambizioni al 2030 abbastanza da mantenere gli 1,5°C a portata di mano”. “Glasgow avrebbe dovuto portare alla chiusura definitiva del gap verso gli 1,5°C e questo non è successo, ma nel 2022 le nazioni dovranno tornare con obiettivi più forti”, fa eco anche Morgan di Greenpeace.

La finanza climatica divide Nord e Sud del mondo

Il capitolo sulle perdite e i danni ha quasi spaccato i negoziati. L’accordo finale c’è, ma solo perché i paesi più vulnerabili hanno rinunciato a risolvere al vertice sul clima a Glasgow i punti più spinosi. Ma ogni rinvio erode ancora di più la fiducia tra chi è più colpito dall’impatto del climate change (e ha meno responsabilità nelle emissioni storiche) e i paesi ricchi.

Questi temi devono essere al centro del summit del 2022. “Questa COP non è riuscita a fornire assistenza immediata alle persone che soffrono ora. Accolgo con favore il raddoppio dei finanziamenti per l’adattamento, dato che gli impatti climatici sono ogni anno più forti, ma le perdite e i danni devono essere in cima all’agenda della COP27”, afferma Tubiana.

Le soluzioni proposte dai paesi più vulnerabili sono state cassate senza indugi. “I paesi in via di sviluppo, che rappresentano più di 6 miliardi di persone, hanno proposto un meccanismo di finanziamento delle perdite e dei danni per ricostruire le conseguenze di eventi meteorologici estremi legati al cambiamento climatico. Non solo i paesi ricchi l’hanno bloccato, ma tutto ciò che avrebbero accettato è un finanziamento limitato per l’assistenza tecnica e un “dialogo”. Questo risultato irrisorio è sordo alla sofferenza di milioni di persone sia ora che in futuro”, continua Bucher di Oxfam.

I responsabili hanno nomi e cognomi e Harjeet Singh di Climate Action Network (una delle ong più attive a Glasgow) li cita uno per uno. “La proposta dei paesi in via di sviluppo di creare un meccanismo per mobilitare e incanalare il denaro verso le persone vulnerabili è stata messa da parte dalle nazioni ricche, in particolare dagli Stati Uniti, dall’Australia, dal Giappone e dall’Unione Europea.

Un atteggiamento che rende più battagliera Vanessa Nakate, attivista dei Fridays for Future: “la COP27 si sposta in Egitto – e nel Sud del mondo. Non possiamo adattarci alla fame. Non possiamo adattarci all’estinzione. Non possiamo mangiare carbone. Non possiamo bere petrolio. Non ci arrenderemo”.

E molto critico è anche il giudizio sulla finanza climatica di Patricia Espinosa, segretaria esecutiva dell’Unfccc: “Siamo delusi che l’impegno di 100 miliardi di dollari rimanga in sospeso e invito tutti i donatori a renderlo una realtà entro il prossimo anno. La strada dell’azione per il clima non finisce a Glasgow”.

BoJo, UE e USA festeggiano

L’esuberante premier inglese Boris Johnson affida a Twitter un commento al vertice sul clima di Glasgow. “L’accordo di oggi è un grande passo avanti e, punto fondamentale, abbiamo il primo accordo internazionale per eliminare gradualmente il carbone e una tabella di marcia per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi”, afferma BoJo, facendo finta di non sapere che “phase down” il carbone significa ridurlo, non eliminarlo, e che le promesse fatte a Glasgow condannano ancora il pianeta a +2,4°C di global warming.

Per il capo-delegazione del parlamento europeo a Glasgow, Peter Liese, “è un grosso problema che ci sia troppo poca ambizione fino al 2030. Rimane anche problematico che un paese come la Cina non voglia essere CO2-neutrale prima del 2060, che è chiaramente troppo tardi. Dobbiamo agire più velocemente in modo che i nostri figli e nipoti abbiano ancora una possibilità di controllare il cambiamento climatico”.

Ostenta invece ottimismo Frans Timmermans, vice-presidente della Commissione europea con delega al clima: “Mi sento un po’ deluso, ma prima di questo nessuno voleva parlare di un’uscita dal carbone. Ora abbiamo una traiettoria che porta alla fine del carbone. Penso che sia un enorme passo avanti”. E all’inviato a Glasgow di Repubblica confida di dare come voto al summit 9 su 10. Anche per Ursula von der Leyen la COP26 è “un passo nella giusta direzione”.

Per l’inviato per il clima degli USA, John Kerry, l’esito del summit “non è business as usual” e anzi ci sarebbe un “aumento dell’ambizione molto aggressivo”. In conferenza stampa al termine della plenaria dice che gli USA sostengono il dossier su perdite e danni (ma è stata proprio Washington a bloccare i lavori su questo punto, insieme a Bruxelles). E la Cina? Il capo delegazione di Pechino, Xie Zhenhua, ha lasciato l’ultima plenaria quando i giochi erano ormai fatti e ha seguito il resto dei lavori dalla tribuna. (lm)

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Rinnovabili • sonepar italia

Innovazione, sostenibilità, specializzazione: la ricetta Sonepar Italia per il mercato elettrico

Dall’Hub di Padova, uno dei centri logistici più avanzati d’Europa, all’innovativa piattaforma di e-commerce B2B, passando per la nuova Business Unit dedicata alla sostenibilità e la speciale “Green Offer”. Così Sonepar Italia accompagna gli installatori nel mercato di domani

Sonepar Italia mercato elettrico

Intervista a Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia

Cosa significa per il più grande distributore di materiale elettrico d’Italia fare i conti oggi con i trend e le sfide della transizione energetica? E come si fa a rimanere al vertice in un momento come quello attuale, denso di stimoli ma anche di incertezze? La risposta che abbiamo ricevuto da Sonepar Italia – parte del Gruppo internazionale Sonepar, azienda leader di questo mercato – svela una strategia fatta di incrollabili valori fondanti e una salda volontà nell’abbracciare l’innovazione per anticipare le esigenze del mercato e offrire ai clienti soluzioni personalizzate, all’avanguardia e anche sostenibili. Un approccio non scontato nel comparto B2B, soprattutto per realtà che si trovano a gestire grandi numeri.

E a Sonepar Italia i grandi numeri di certo non mancano. Oggi l’azienda è presente sul territorio nazionale con una rete capillare di ben 161 punti vendita in 17 regioni e 5 centri distributivi, e nel 2023 ha realizzato un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro, proseguendo su un trend di crescita costante negli ultimi anni.

La chiave vincente? Aver saputo fondere una visione centrale con una sensibilità locale in maniera organica ed efficiente, come spiega bene l’Ingegner Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia. “L’elemento che caratterizza Sonepar nei confronti della distribuzione professionale è sempre stata una grande consapevolezza su quello che poteva essere fatto a livello centrale in termini di coordinamento, risorse, investimenti, priorità, cultura e management, e cosa invece doveva essere inevitabilmente delegato, con totale apertura, alle realtà regionali e territoriali. L’idea di mantenere un equilibrio fra centrale e territoriale è nel DNA della nostra azienda e viene perseguito come tale”.

Valori e obiettivi comuni all’interno del Gruppo declinati in modelli di business legati al mercato di riferimento e un’autonomia operativa su ogni scala in grado di fare la differenza: questa la ricetta messa in campo dalla multinazionale e che Sonepar Italia fa propria nella sua strategia di crescita. Una crescita che oggi potremmo definire capillare. “La densità è la condizione sine qua non per essere significativi sul territorio. Riesci a essere rilevante se sei capillare. Come Sonepar Italia, siamo attivi in 17 regioni e abbiamo un’azienda sorella, Sacchi, che copre l’area del Nord-Ovest, operando in Lombardia insieme a noi, oltre che nel Piemonte e Valle d’Aosta dove invece non siamo presenti“.

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Automazione e digitalizzazione, il segreto dell’efficienza

Ma ovviamente la presenza sul territorio è solo uno degli elementi dell’equazione alla base del successo aziendale. Altrettanto fondamentale è la supply chain e Sonepar Italia si è fatta notare quest’anno grazie ad un’importante inaugurazione: quella del nuovo hub di Padova, un’infrastruttura altamente automatizzata in grado di gestire oltre 55mila articoli e servire più di 4.000 clienti al giorno nel Nord e Centro Italia con consegne in 24 ore. “Il polo di Padova rappresenta un grande investimento da 54 milioni di euro. Inaugurato a febbraio, mira a portare la nostra capacità di erogare servizi nei confronti del cliente al livello massimo possibile per quanto riguarda la distribuzione di materiale elettrico”, spiega Novello.

Navette automatizzate, robot per il prelievo e deposito merci, macchine per il taglio cavi automatico e altri strumenti all’avanguardia ne fanno oggi uno dei centri logistici più avanzati d’Europa. E a breve la struttura sarà affiancata da un hub “gemello”, localizzato a Pomezia e destinato all’area Centro Sud e Isole. “Attualmente il polo è in fase di costruzione: abbiamo iniziato ad installare la parte di magazzino automatizzato, che sarà il fratello di quello di Padova, sia come tecnologia che come disposizione. Contiamo di essere operativi entro la fine del 2024 e inaugurarlo all’inizio dell’anno prossimo, ad attività già avviata”.

A rendere l’investimento infrastrutturale prezioso è anche la connessione con l’innovativa piattaforma di e-commerce, strumento lanciato da Sonepar un anno fa, a livello pilota, proprio in Italia, con l’obiettivo di estendere l’implementazione anche ad altri paesi in cui opera il Gruppo. Un approccio innovativo, soprattutto per un distributore di prodotti e servizi B2B, in grado di offrire un’esperienza unica ai clienti. “L’installatore può arrivare alle 7.00 di sera a casa, usare la piattaforma web per effettuare i propri ordini in un pool di decine di migliaia di codici e farseli spedire la mattina dopo all’indirizzo desiderato e all’orario stabilito”.

D’altra parte la transizione digital ha un peso specifico per Sonepar. “Noi continueremo a perseguire in maniera molto importante il processo di digitalizzazione non solo sulle vendite ma anche sui processi interni. Pensiamo allo strumento track and trace” impiegato oggi in servizi come il food delivery, “lo stesso può avvenire, ad esempio, con il palo della luce che il cliente sta aspettando per la Salerno-Reggio Calabria e che deve arrivare ad una data precisa, nè prima nè dopo”.

La piattaforma digitale rappresenta oggi solo uno degli elementi della strategia omnicanale dell’azienda. “Noi vogliamo parlare con i nostri interlocutori utilizzando in maniera flessibile tutti i canali”, ha sottolineato l’a.d. E’ così che accanto all’e-shop e ovviamente alle filiali, si affiancano una serie di possibilità alternative pensate per mettere il cliente al centro: dagli ordini via mail o via telefono alla possibilità di “chiedere ad un agente Sonepar di andare a trovarlo e di ragionare insieme sul progetto, includendo eventualmente anche uno specialista di una delle tre business unit se si tratta di un progetto particolarmente sfidante”.

Sonepar Italia: la nuova business unit dedicata alla sostenibilità

Copertura territoriale, infrastruttura di eccellenza e digitalizzazione non sarebbero nulla però senza le giuste competenze specialistiche, quelle che hanno permesso a Sonepar Italia di strutturarsi in alcuni mercati verticali con flessibilità e competitività; le stesse che si riflettono oggi nelle tre nuove business unit dell’azienda: Industry, “di cui l’automazione è l’espressione più piena ma all’interno del quale rientrano anche le attrezzature e la power distribution”; Building, dedicata all’edificio nella sua completezza e focalizzata su “domotica, building automation, cavi, cablaggio strutturato, sicurezza, illuminazione”; e Sustainability che propone soluzioni integrate per la sostenibilità, attraverso una vasta gamma di prodotti nel settore fotovoltaico assieme alla parte di trattamento e condizionamento dell’aria.

Le tre business unit  – specifica Novello – devono aiutare il nostro network distributivo sul territorio a scaricare a terra tutta la potenzialità che Sonepar può offrire; sotto forma di prodotto ma anche sotto forma di servizio che viene erogato al cliente in modo da portare valore aggiunto nella costruzione di qualsiasi progetto”.

Ma perché “separare” le tecnologie della transizione energetica dal resto? Perché “il settore delle energie rinnovabili ha una sua filosofia, richiede delle competenze e una programmazione molto diverse rispetto al mercato elettrico tradizionale. Magari l’installatore può essere affine o addirittura lo stesso, ma nella realtà il taglio è abbastanza specialistico”. 

Come più grande distributore di materiale elettrico a livello nazionale Sonepar Italia gode di un punto di vista unico sulla filiera fotovoltaica. Dopo la bolla generata dal Bonus 110% oggi il mercato solare sta cercando un nuovo assestamento, tra prezzi dei pannelli in rapido calo e nuovi imput della generazione distribuzione, da cui stanno prendendo vita ulteriori sfide. “Quello che noi osserviamo come azienda – spiega Novello – è che la potenza installata c’è e continua ad aumentare. Ma chiaramente il fatturato langue e viene penalizzato perchè la deflazione è talmente tanto spinta da vanificare gli sforzi commerciali. […] Cosa succederà in futuro? Tutti noi speriamo che i fenomeni deflattivi possano riassorbirsi. Però se andassimo a vedere cosa è successo negli ultimi 15 anni nel mondo del fotovoltaico, ci renderemmo conto che la deflazione è stata l’unica costante di questo settore”.

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Green Offer, come Sonepar Italia anticipa le nuove esigenze di sostenibilità

La decisione dell’azienda di dedicare una business unit alla sostenibilità e alla transizione energetica non è frutto solo di logiche di mercato. Il Gruppo ha intrapreso ormai da anni una precisa strategia a favore di clima, ambiente e società, fatta di impegni interni (nel 2022 ha pubblicato il primo Rapporto di Sostenibilità) e di una spiccata attenzione per favorire soluzioni più sostenibili sul mercato. Una strategia in cui la digitalizzazione delle vendite e l’ammodernamento supply chain sono una parte importante ma non il tutto.

“Noi abbiamo azionisti giovani, molto attenti ad aspetti come l’inclusione, la parità di genere e il rispetto per l’ambiente. Loro sostengono si possa sviluppare del buon business supportando a tutti livelli l’adozione di energie rinnovabili ma dobbiamo anche essere attenti a proporre al nostro installatore prodotti più rispettosi dell’ambiente. Quindi qualche anno fa Sonepar è partito con il progetto della Green Offer. Di cosa si tratta? Grazie ad una metodologia rigorosa, verificata in maniera indipendente da  Bureau Veritas, alcuni prodotti elettrici distribuiti dall’azienda sono valutati in base alle loro emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita.

Il risultato dell’analisi viene tradotto in un’etichetta che identifica l’impronta di carbonio attraverso tre semplici categorie: A (Eccellente), B (Molto Buono) o C (Buono). Il sistema rappresenta un unicum nel settore in quanto permette di standardizzare tutte le certificazioni di prodotto per restituire un valore effettivo della CO2, e di effettuare così una comparazione altrimenti difficile.

Dei 750mila articoli che abbiamo nella nostra piattaforma Spark, circa un migliaio appartengono alla Green Offer”. L’idea è di estendere progressivamente l’offerta ad un numero sempre maggiore di prodotti, con l’obiettivo entro il 2028 di avere per ogni articolo nel catalogo Sonepar l’alternativa “green”. E con la possibilità in futuro di includere anche altri fattori legati al campo della sostenibilità. “Siamo partiti così, ora valuteremo la risposta, raccoglieremo dei feedback, e valuteremo l’interesse. Un lungo viaggio inizia con un singolo passo, e questo è il singolo passo”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Decreto FER X

Decreto FER X, aste entro la fine dell’anno

Lo ha dichiarato il sottosegretario al MASE, Claudio Barbaro, ma l'iter del Decreto Fer X appare ancora indietro con i tempi

Decreto FER X
Foto di Ed White da Pixabay

Incentivi alle rinnovabili, la normativa in attesa

Il Decreto FER X è in dirittura d’arrivo e le prime procedure competitive del provvedimento potrebbero essere lanciate entro la fine del 2024. Questa perlomeno è la previsione avanzata dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, durante un’interrogazione alla Camera. Rispondendo in X Commissione ad un quesito dell’onorevole Peluffo sui tempi di adozione del DM FER-X, Barbaro ha fatto chiarezza sui prossimi passi del provvedimento.

Lo schema, ha ricordato il sottosegretario, è stato trasmesso all’ARERA nel mese di aprile ai fini dell’acquisizione del parere. L’Authority dovrebbe far sapere la propria posizione in questi giorni per poi “passare la palla” alla Conferenza Unificata. A valle dell’acquisizione di quest’ultimo parere “sarà possibile procedere con la notifica formale del provvedimento in Commissione europea per la verifica dei profili di compatibilità con la disciplina in materia di Aiuti di Stato”.

Decreto FER X, quando arriva?

Il percorso, dunque, si prospetta ancora lungo ma il Sottosegretario rassicura gli animi spiegando che il MASE sta cercando di velocizzare i passaggi rimanenti. “Per accelerare […] il Ministero ha già avviato i colloqui con la Commissione con l’obiettivo di illustrare le principali novità introdotte dal meccanismo. Tra le innovazioni, rispetto al disegno attuale, il nuovo schema prevede infatti che il Sistema si faccia carico del rischio dovuto alle dinamiche inflattive, particolarmente accentuate nell’ultimo anno, in modo tale da rendere i corrispettivi riconosciuti più adeguati alla struttura di costo e alla sua evoluzione, riducendo così i rischi degli operatori“.

Il Decreto, ricordiamo, nasce per sostenere la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili “con costi vicino alla competitività di mercato”. Ossia fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas residuati dai processi di purificazione. L’ultima bozza del decreto FER X riporta due modalità di accesso agli incentivi: quella diretta, riservata ai sistemi rinnovabili di taglia uguale o inferiore ad 1 MW per un massimo di 5 GW sviluppabili in Italia; quella tramite aste, nel caso di impianti di potenza superiore a 1 MW (e con contingenti differenziati per tecnologia che vanno da un 45 GW per il fotovoltaico allo 0,02 GW per i gas residuati).

Barbaro ha anche anticipato che per mitigare le problematiche relative all’operatività dei contratti alle differenze convenzionali, il Ministero ha provveduto a “ridisegnare la struttura dei pagamenti del contratto al fine di disincentivare l’offerta della capacità contrattualizzata a prezzi inferiori ai propri costi marginali”. Un intervento che permetterebbe al tempo stesso di “ridurre il rischio volume sostenuto dai titolari della medesima capacità“. Le prime aste? “Potranno essere bandite entro la fine dell’anno“, ha concluso il sottosegretario.

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Rinnovabili • pcb ricarica

PCB per la ricarica dei veicoli elettrici (EVC)

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Il ruolo e l'importanza dei circuiti stampati nel mondo della ricarica dei veicoli elettrici

pcb ricarica

Il mondo dell’EV charging promette di cambiare il nostro modo di spostarci e di viaggiare e molte sono le tecnologie in gioco per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’elettronica svolge di certo un ruolo chiave, ma è necessario sviluppare prodotti ad hoc per questo segmento di mercato, che siano in grado di gestire picchi energetici, alte temperature, funzionalità molteplici e dimensioni ridotte. Molte di queste necessità devono essere soddisfatte nella progettazione di un circuito stampato (anche detto PCB) che permetterà di garantire funzionalità, affidabilità ed efficienza di una colonnina di ricarica. I PCB (Printed Circuit Boards) sono infatti fondamentali per consentire una ricarica affidabile e ad alta potenza e si sono evoluti parallelamente allo sviluppo di colonnine di ricarica sempre più performanti, di dimensioni più compatte e più leggere.

Diminuendo le dimensioni delle colonnine di ricarica, anche lo spazio dedicato ai PCB si è ridotto, portando i progettisti di circuiti stampati a studiare nuovi design che permettessero di ottenere le stesse prestazioni in dimensioni più contenute. In alcuni casi può essere sufficiente usare elementi più compatti, in altri lavorare sulla densità del circuito, oppure optare per un maggior numero di strati che possano ospitare tutte le funzionalità richieste, o ancora prestare particolare attenzione alla larghezza delle piste e alla distanza di isolamento.

I circuiti stampati dedicati al mondo dell’ev charging devono inoltre poter gestire correnti e tensioni elevate, che richiedono l’uso di materiali specifici e spesso di una grande quantità di rame che permetta di condurre considerevoli flussi di corrente e dissipare il calore in eccesso.

I circuiti stampati di un EV charger non sono solo sviluppati per garantire il fine ultimo della colonnina, la ricarica in sè, ma anche un’esperienza di acquisto adeguata. Se, da un lato, la crescente richiesta di tempi di ricarica più rapidi richiede una tecnologia dei PCB in grado di supportare operazioni di ricarica efficienti e ad alta potenza, dall’altro devono essere considerate anche tutte le interfacce che includono funzioni come touchscreen, applicazioni mobili, lettori di schede RFID e controlli intuitivi, tutti progettati con lo scopo di migliorare l’esperienza dell’utilizzatore di una colonnina di ricarica.

Attenzione alla sostenibilità nella progettazione di un PCB

Un’attenta progettazione di circuiti stampati può inoltre contribuire alla sostenibilità del prodotto finale, perché permette di ottimizzare spazio e materiali, riducendo gli sprechi. Studiare con attenzione il design del PCB permette di sfruttare il pannello in modo da ridurre la quantità di materie prime necessarie per produrre il circuito stampato ma anche delle risorse richieste per lavorarlo, come acqua, calore ed elettricità. La dimensione inferiore di un circuito stampato si tramuta anche in meno materiali di scarto nel caso in cui la scheda finale abbia dei difetti e debba quindi essere rottamata, e anche un imballaggio con dimensioni minori, peso minore con conseguente riduzione del costo di spedizione. I vantaggi sono quindi al contempo ambientali ed economici.

NCAB ha sviluppato delle linee guida che permettono di identificare i fattori che determinano il costo di un PCB  e supporta i propri clienti sin dalle prime fasi della progettazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità comuni. 

I webinar sul circuito stampato di NCAB Group

Per questo motivo il Gruppo svedese mette a disposizione il know how dei propri tecnici attraverso un fitto programma di webinar gratuiti dedicati al circuito stampato. 

Giovedì 13 giugno 2024, in particolare, Jonathan Milione, FAE di NCAB Group Italy, terrà un webinar dal titolo “PCB affidabili per l’EVC​ – Opportunità, sfide e applicazioni in ambito ricarica EV“ a cui è possibile iscriversi da questo link https://attendee.gotowebinar.com/register/3189250463637126235

Parleremo di:

  • Evoluzione e sfide del settore dei veicoli elettrici
  • Metodi di ricarica e sviluppi tecnologici delle colonnine di ricarica
  • Soluzioni di design per PCB: sistemi di ricarica ad alta potenza

leggi anche Circuiti stampati più sostenibili, l’approccio virtuoso di NCAB Group

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