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Sostenibilità, sicurezza e resilienza: le nuove sfide dell’IT ibrido

L'evoluzione tecnologica intrapresa dall’industria dell’Information Technology si accompagna a nuove sfide di gestione, affidabilità e sostenibilità. Per progettare infrastrutture IT a prova di futuro servono soluzioni concrete in grado di accogliere il cambiamento, proteggere il settore dall'attuale congiuntura e accelerare la transizione ecologica. Schneider Electric aiuta le aziende a raggiungere tutti gli obiettivi

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La rivoluzione dell’IT ibrido e le sue nuove sfide

(Rinnovabili.it) – In un mondo sempre più connesso e digitale i Data Center svolgono un ruolo determinante nello sviluppo economico e nell’evoluzione della società. Ma ormai l’attenzione non è rivolta solo alle grandi strutture centralizzate di gestione e archiviazione dati. La tecnologia IT sta evolvendo rapidamente secondo nuovi modelli e il Data Center sta cambiando sia a livello fisico che concettuale sotto la spinta di servizi cloud, strutture di colocation ed edge computing. Le tradizionali “quattro pareti” hanno lasciato il posto ad un ambiente di elaborazione ibrido, distribuito e decisamente più complesso a livello di gestione e pianificazione. Una trasformazione che da un lato permette di tagliare la distanza con gli utenti finali ma che dall’altro genera una serie di nuove difficoltà e nuove sfide sul fronte dell’operatività, della sicurezza, dell’efficienza e della sostenibilità. 

Verso un Data Center senza confini

I problemi principali? Primo fra tutti la necessità di tenere il passo con la rapida evoluzione tecnologica anche sul fronte infrastrutturale, modernizzando gli spazi e rendendoli resilienti e sicuri non solo lato informatico ma anche fisico. Il nuovo IT ibrido non possiede più confini netti, ma si basa su una rete che può contare, in alcuni casi, migliaia di siti sparsi nel mondo, anche in località remote prive di personale specializzato. E’ dunque necessario un approccio che permetta di gestire e proteggere ogni nodo dell’infrastruttura in maniera sicura, veloce e flessibile. 

Il settore deve fare i conti anche con altre due questioni fondamentali: quella energetica e quella ambientale, sfide strettamente connesse fra loro, su cui è impossibile derogare.

Negli ultimi 10 anni il comparto e in particolar modo i Data Center hanno fatto passi da giganti in termini di efficienza energetica ed è facile presumere che i miglioramenti continueranno anche in futuro. Un domani, però, i trend di efficientamento potrebbero non essere altrettanto veloci, in particolare a causa dei processi di virtualizzazione dei server di cloud computing e dell’aumento dell’edge computing. 

Nel 2020 l’industria dell’Information Technology rappresentava circa l’8,7% del consumo globale di elettricità con una domanda annuale di 1.900 TWh (Fonte: Report Digital economy and climate impact) e una quota intorno al 3% delle emissioni globali di carbonio (Fonte: dati UE). Secondo le proiezioni di Schneider Electric, azienda leader nella trasformazione digitale della gestione dell’energia e dell’automazione, la domanda potrebbe aumentare del 50% entro il 2030 raggiungendo i 3,177 TWh (Fonte: Report Digital economy and climate impact). Per i CIO (Chief Information Officer), ossia i responsabili della gestione strategica dei sistemi informatici, sta diventando sempre più urgente che ogni singolo Data Center o nodo funzioni nel modo più efficiente possibile per offrire alla società il massimo valore. E in tempi di crisi energetica – come quelli attuali – diventa necessario anche per mettersi al riparo dai pressanti rialzi in bolletta. Tuttavia la complessità nei nuovi ambienti IT può rendere gli interventi di ottimizzazione e riduzione dei consumi una sfida ardua.

E le emissioni? Tra progressiva decarbonizzazione del sistema elettrico e i nuovi impegni climatici ed ambientali degli operatori IT, l’impronta di carbonio non è trascurata. La sostenibilità ha ormai un ruolo fondamentale nelle operazioni e nelle strategie dell’industria mondiale della tecnologia dell’informazione, soprattutto in virtù del profondo legame esistente tra tecnologie digitali e transizione ecologica. Peccato che tra impegni presi e risultati raggiunti vi sia ancora un grande divario. Due recenti studi, condotti da 451 Research e da Forrester Consulting, e commissionati da Schneider Electric, hanno rivelato come molte aziende del settore si trovino ancora all’inizio del loro percorso di sostenibilità. Nonostante il tema sia in cima all’agenda dei decisori, nella maggior parte dei casi mancano ancora veri e propri piani d’azione completi e strutturati, con obiettivi misurabili e basati sulla piena comprensione del proprio livello di maturità “green”. Le più grandi sfide da affrontare, soprattutto per chi gestisce risorse IT distribuite, sono l’efficienza energetica, la capacità di ottenere dati e metriche uniformi e la mancanza di personale qualificato.

Schneider Electric, una strategia a 360° per supportare l’IT ibrido

Quello che viene naturale chiedersi è: come riuscirà il comparto a conciliare la necessità di sicurezza e resilienza con quella di sostenibilità? Come potrà gestire la complessità del nuovo IT ibrido ottimizzando sempre più i consumi di energia? Ed è possibile definire a priori una strategia in grado di dare attenzione a tutti questi aspetti?

A rispondere è proprio Schneider Electric che negli anni ha coltivato un approccio fortemente integrato, in grado di accompagnare e anticipare la trasformazione dell’Information Technology sotto ogni aspetto, dai grandi Data Center centralizzati alle infrastrutture di edge computing presenti in diversi settori. Oggi la società viene incontro agli operatori IT e alle aziende che investono nella digitalizzazione supportandole a 360 gradi nella modernizzazione delle infrastrutture IT per una gestione dei dati resiliente, affidabile, senza interruzioni. Attraverso servizi dedicati e team di professionisti specializzati, Schneider Electric è in grado di individuare le necessità, ottimizzare le risorse e aggiungere valore. Permettendo di pianificare, modellare e ottimizzare i centri dati, con integrazioni e funzionalità progettate specificamente sulle esigenze dei clienti.

Soprattutto, l’azienda può accompagnare le diverse realtà nel passaggio ad un ambiente IT più articolato e ibrido. Come? Tramite strumenti ad hoc per il controllo delle infrastrutture, dal singolo rack a sistemi distribuiti su migliaia di siti (on edge). Schneider Electric ha aggiornato il suo portafoglio di software EcoStruxure IT per offrire una soluzione DCIM (acronimo di Data Center Infrastructure Management) moderna e flessibile che aumenta sicurezza e resilienza in ogni punto della rete. Il software consente di monitorare, gestire, pianificare e modellare l’infrastruttura includendo soluzioni on-premise e basate su cloud, prevenendo tempi di inattività e interfacciandosi con apparecchiature di fornitori diversi.

L’impegno di Schneider Electric a supporto dell’IT ibrido si concretizza anche attraverso soluzioni “fisiche” come l’Easy Modular Data Center All-in-One. Disponibili in 4 varianti, configurabili sulle necessità dei clienti, gli speciali Data Center prefabbricati combinano tutte le apparecchiature di alimentazione, raffreddamento e IT in un’unica struttura standardizzata e pre-testata, vantando tempi di consegna di sole 12 settimane e messa in servizio altrettanto rapida. Ovviamente utilizzano il nuovo software DCIM per garantire affidabilità e prestazioni più prevedibili, e sono conformi alle normative RoHS e REACh, includono profili ambientali di prodotto (PEP) e incorporano caratteristiche che ottimizzano il risparmio energetico e riducono l’impatto ambientale. 

D’altra parte la sostenibilità è una delle leve che guida la strategia aziendale di Schneider Electric. Ed è l’elemento fondante, assieme all’innovazione, di tutta l’architettura EcoStruxure IT, con cui la società supporta le aziende nella gestione e nel monitoraggio remoto di infrastrutture di edge computing, di Data Center o di colocation rendendole più affidabili, sicure e resilienti.

Per rendere i progressi nella sostenibilità ancora più concreti e misurabili, l’azienda ha realizzato la prima Guida alle metriche di sostenibilità ambientale per i Data Center. Lo strumento attraverso metriche standardizzate permette di migliorare il benchmarking e farà progredire la sostenibilità delle aziende di Data Center offrendo nel contempo uno strumento di confronto per il settore, realistico e trasparente, in grado di aumentare il valore interno. Nel dettaglio la Guida delinea 23 metriche in tre fasi di reporting: Principianti, Avanzati e Leader. Il livello Principiante rappresenta il reporting di base per l’uso dell’energia e dell’acqua e per le emissioni di gas serra e possiede metriche di base necessarie per ogni Centro Dati. Il livello Avanzato dettaglia il livello iniziale per energia, acqua e gas serra e inserisce una nuova categoria riguardante i rifiuti. Il reporting Leader aggiunge ancora più dettagli alle categorie esistenti e valuta anche gli impegni presi nei confronti della natura.

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Per capire meglio sfide ed opportunità che sta attraversando il comparto, ne abbiamo parlato con Silvia Olchini, Vice Presidente Secure Power Italia – Schneider Electric.

Dott.ssa Olchini, l’attuale crisi energetica e i rincari nelle bollette stanno facendo pressione sui consumi energetici di famiglie e imprese europee. Problemi che toccano da vicino anche il settore IT. Crede che la particolare congiuntura possa essere una leva per accelerare l’efficientamento energetico del comparto? State registrando una maggiore attenzione al risparmio da parte delle aziende dell’Information Technology in questo 2022?  

La doppia crisi energetica e climatica sta stimolando la ricerca di nuove soluzioni. Dal nostro punto di vista per ottenere una risposta efficace in tempi più rapidi è necessario continuare a sviluppare la produzione di energia da fonti rinnovabili, ma soprattutto si deve e si può puntare, con tecnologie oggi già disponibili, sull’efficienza energetica. E’ da lì che si può partire nell’immediato, con investimenti che si ripagano in tempi rapidi. Viviamo infatti in un contesto macroeconomico in cui il costo dell’energia è un tema rilevante per cui se un’impresa vuole rimanere competitiva deve porre in atto una strategia orientata all’efficientamento energetico dei suoi processi

La razionalizzazione dei processi è un’attività strategica connessa alla transizione ecologica: è necessario averne consapevolezza perché la gestione corretta dell’energia ha effetti sull’ambiente e occorre valutarne implicazioni e rischi. 

Le imprese stanno diventando, da semplici acquirenti, protagoniste attive nella produzione e gestione dell’energia, con la generazione distribuita e l’accoppiamento intelligente tra produzione, accumulo e consumo. Anche nel settore IT, tali considerazioni devono partire da un approccio culturale e strategico per effettuare una trasformazione significativa che parta dalla comprensione della necessità di agire in modo sostenibile connesso ad una serie di azioni che debbono essere intraprese. Il primo passaggio consiste nellimpostare una strategia attuabile, superando le sfide operative riferendosi in modo accurato e sistematico metriche di sostenibilità. Questo significa anche mettere in atto sistemi e strumenti di gestione del software oltre il data center per l’intera infrastruttura e per il suo intero ciclo di vita.

Vorrei citare ad esempio di quanto la sostenibilità sia un obiettivo raggiungibile Terra Cloud, uno dei principali operatori tedeschi di data center colocation che collabora con Schneider Electric per accelerare il raggiungimento di zero emissioni nette nel suo sito e ha già implementato con successo diverse nostre soluzioni IT.

Parlando di sostenibilità, gli operatori dei grandi data center centralizzati hanno già definito strategie e progetti in grado di ridurre l’impronta ecologica. In che modo, secondo lei, la questione può essere affrontata dal nuovo IT ibrido?

La digitalizzazione spinta dalla interconnessione ha creato delle nuove modalità di definizione dell’infrastruttura IT che va sempre di più verso il concetto di infrastruttura ibrida con funzionalità edge e ambienti IT distribuiti. Infrastrutture trasversali alle esigenze di diversi mercati che possono quindi trovarsi posizionate in ambienti molto diversi tra loro, ma critiche come l’industria o ancora la struttura sanitaria dove è necessario assicurare continuità di servizio h24.

Si tende a dare molto peso ai data center centralizzati quali strutture enormi che effettivamente utilizzano circa l’1/2% di tutta l’energia elettrica prodotta a livello globale, ma non va trascurato l’impatto dell’edge, un mercato che cresce a ritmi a doppia cifra. Occorre quindi che anche tali infrastrutture IT vengano definite basandosi su quattro criteri: sostenibilità, efficienza, capacità di adattarsi, resilienza. Per potenziare adeguatamente le distribuzioni edge, le organizzazioni devono adottare un cambiamento di mentalità, nell’ottica le operazioni e l’infrastruttura cloud come un’unica strategia unificata piuttosto che come elementi separati. 

L’innovazione IT e l’efficienza operativa diventano simbiotiche, misurate e gestite insieme. Tutto nell’ottica di una maggiore sostenibilità. L’obiettivo di tale strategia unificata e la pietra angolare degli ambienti connessi abilitati digitalmente è l’accesso continuo ai servizi IT, indipendentemente dal fatto che tali servizi risiedano all’edge, nel cloud o in un data center. Questo verso operazioni e IT unificate che devono monitorare ogni aspetto della loro infrastruttura e il suo impatto sulle operazioni.

Inoltre è possibile poter contare e scegliere tecnologie che già nascono con un obiettivo di sostenibilità. In Schneider lavoriamo su soluzioni progettate nativamente in ottica ecologica e circolare, con prestazioni di efficienza, caratteristiche che vengono riconosciute dall’etichetta “Green Premium” che ne dà garanzia al cliente.

Crede sia possibile ragionare fin da oggi su precisi trend di innovazione sostenibile per l’industria IT nel 2023? E su cosa, punterà nello specifico, Schneider Electric?

Si continua a parlare molto di sviluppo sostenibile, un concetto sempre più centrale nella dimensione economica/sociale delle aziende e delle organizzazioni. Anche a livello normativo è probabile che assisteremo nei prossimi anni ad un sempre maggior enfasi e a attenzione da parte dei governi a tematiche di sostenibilità, insieme al crescente interesse per le fonti energetiche rinnovabili

Quindi le organizzazioni hanno l’obbligo di adottare un approccio olistico alla sostenibilità basato non solo sui dati al consumo energetico, adottare strumenti di tecnologia digitale per misurare i propri progressi e diventare veramente amministratori consapevoli delle proprie risorse. Adottando questo approccio lungimirante, le organizzazioni potranno guadagnare in brand reputation, contribuire ad aumentare i propri profitti, ma anche di agire come membri responsabili degli ecosistemi che tutti condividiamo

All’interno di questo paradigma la sostenibilità ambientale è un tassello molto importante, sempre più all’attenzione dei clienti dell’industria IT, che richiedono loro un maggiore impegno per garantire una maggiore efficienza e un minore impatto ambientale. Ecco che quindi si stanno studiando soluzioni sempre più evolute per abbattere le emissioni dei data center. Se però fino a oggi il principale parametro per calcolare l’efficienza è stato il PUE (Power Usage Effectiveness), oggi secondo Schneider Electric bisogna guardare oltre. 

Per accelerare il percorso verso la neutralità carbonica dei data center, Schneider Electric ha realizzato un framework per la sostenibilità che si basa su 23 metriche suddivise in cinque categorie: consumo di energia, che si può ridurre puntando a una maggiore efficienza; l’utilizzo di acqua per il raffreddamento dei sistemi, Rifiuti, generati durante la costruzione dei data center, Terra e biodiversità, cioè l’impatto del data center sul territorio circostante. 

L’Italia sta cercando di accelerare il passo nella digitalizzazione ma deve fare i conti con un certo ritardo a livello nazionale e un gap storico tra Nord e Sud. Come si posiziona il settore nazionale dell’IT in materia di strategie di sostenibilità e grado di innovazione?

In questo senso un ruolo molto importante lo hanno le partnership: la capacità di creare una collaborazione tra i grandi player, come noi, e la fitta rete di aziende informatiche italiane che mettono a terra giorno per giorno le soluzioni tecnologiche nelle aziende – sviluppatori, system integrator, società di progettazione e consulenza – in modo che le competenze crescano e via via i criteri di sostenibilità diventino parte integrante di ogni progetto di innovazione. Noi sviluppiamo e collaboriamo con un ricco ecosistema di Partner IT la cui competenza specifica ha un valore aggiunto per le aziende che stanno intraprendendo un percorso di digitalizzazione oggi.

Con i fondi del PNRR che “spingono” sulla realizzazione di progetti in cui l’aspetto green e digitale siano centrali è aumentata nel settore IT italiano la consapevolezza del grande potenziale di crescita che questi offrono. Il PNRR ha l’obiettivo di rafforzare in maniera decisa la trasformazione digitale. Ma tale forte accelerazione, in questi ultimi anni, ha creato forti implicazioni sulle componenti infrastrutturali, che oggi e in prospettiva devono abilitare processi e servizi digitali sempre più numerosi, complessi, critici. Le competenze infrastrutturali sono, quindi, sempre preziose, e occorre puntare sul loro sviluppo per porre in atto strategie di sviluppo e di innovazione che puntino a fornire servizi continuativi, affidabili e senza interruzioni, il tutto nell’ottica di uno sviluppo sostenibile.

In collaborazione con Schneider Electric

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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Innovazione, sostenibilità, specializzazione: la ricetta Sonepar Italia per il mercato elettrico

Dall’Hub di Padova, uno dei centri logistici più avanzati d’Europa, all’innovativa piattaforma di e-commerce B2B, passando per la nuova Business Unit dedicata alla sostenibilità e la speciale “Green Offer”. Così Sonepar Italia accompagna gli installatori nel mercato di domani

Sonepar Italia mercato elettrico

Intervista a Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia

Cosa significa per il più grande distributore di materiale elettrico d’Italia fare i conti oggi con i trend e le sfide della transizione energetica? E come si fa a rimanere al vertice in un momento come quello attuale, denso di stimoli ma anche di incertezze? La risposta che abbiamo ricevuto da Sonepar Italia – parte del Gruppo internazionale Sonepar, azienda leader di questo mercato – svela una strategia fatta di incrollabili valori fondanti e una salda volontà nell’abbracciare l’innovazione per anticipare le esigenze del mercato e offrire ai clienti soluzioni personalizzate, all’avanguardia e anche sostenibili. Un approccio non scontato nel comparto B2B, soprattutto per realtà che si trovano a gestire grandi numeri.

E a Sonepar Italia i grandi numeri di certo non mancano. Oggi l’azienda è presente sul territorio nazionale con una rete capillare di ben 161 punti vendita in 17 regioni e 5 centri distributivi, e nel 2023 ha realizzato un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro, proseguendo su un trend di crescita costante negli ultimi anni.

La chiave vincente? Aver saputo fondere una visione centrale con una sensibilità locale in maniera organica ed efficiente, come spiega bene l’Ingegner Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia. “L’elemento che caratterizza Sonepar nei confronti della distribuzione professionale è sempre stata una grande consapevolezza su quello che poteva essere fatto a livello centrale in termini di coordinamento, risorse, investimenti, priorità, cultura e management, e cosa invece doveva essere inevitabilmente delegato, con totale apertura, alle realtà regionali e territoriali. L’idea di mantenere un equilibrio fra centrale e territoriale è nel DNA della nostra azienda e viene perseguito come tale”.

Valori e obiettivi comuni all’interno del Gruppo declinati in modelli di business legati al mercato di riferimento e un’autonomia operativa su ogni scala in grado di fare la differenza: questa la ricetta messa in campo dalla multinazionale e che Sonepar Italia fa propria nella sua strategia di crescita. Una crescita che oggi potremmo definire capillare. “La densità è la condizione sine qua non per essere significativi sul territorio. Riesci a essere rilevante se sei capillare. Come Sonepar Italia, siamo attivi in 17 regioni e abbiamo un’azienda sorella, Sacchi, che copre l’area del Nord-Ovest, operando in Lombardia insieme a noi, oltre che nel Piemonte e Valle d’Aosta dove invece non siamo presenti“.

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Automazione e digitalizzazione, il segreto dell’efficienza

Ma ovviamente la presenza sul territorio è solo uno degli elementi dell’equazione alla base del successo aziendale. Altrettanto fondamentale è la supply chain e Sonepar Italia si è fatta notare quest’anno grazie ad un’importante inaugurazione: quella del nuovo hub di Padova, un’infrastruttura altamente automatizzata in grado di gestire oltre 55mila articoli e servire più di 4.000 clienti al giorno nel Nord e Centro Italia con consegne in 24 ore. “Il polo di Padova rappresenta un grande investimento da 54 milioni di euro. Inaugurato a febbraio, mira a portare la nostra capacità di erogare servizi nei confronti del cliente al livello massimo possibile per quanto riguarda la distribuzione di materiale elettrico”, spiega Novello.

Navette automatizzate, robot per il prelievo e deposito merci, macchine per il taglio cavi automatico e altri strumenti all’avanguardia ne fanno oggi uno dei centri logistici più avanzati d’Europa. E a breve la struttura sarà affiancata da un hub “gemello”, localizzato a Pomezia e destinato all’area Centro Sud e Isole. “Attualmente il polo è in fase di costruzione: abbiamo iniziato ad installare la parte di magazzino automatizzato, che sarà il fratello di quello di Padova, sia come tecnologia che come disposizione. Contiamo di essere operativi entro la fine del 2024 e inaugurarlo all’inizio dell’anno prossimo, ad attività già avviata”.

A rendere l’investimento infrastrutturale prezioso è anche la connessione con l’innovativa piattaforma di e-commerce, strumento lanciato da Sonepar un anno fa, a livello pilota, proprio in Italia, con l’obiettivo di estendere l’implementazione anche ad altri paesi in cui opera il Gruppo. Un approccio innovativo, soprattutto per un distributore di prodotti e servizi B2B, in grado di offrire un’esperienza unica ai clienti. “L’installatore può arrivare alle 7.00 di sera a casa, usare la piattaforma web per effettuare i propri ordini in un pool di decine di migliaia di codici e farseli spedire la mattina dopo all’indirizzo desiderato e all’orario stabilito”.

D’altra parte la transizione digital ha un peso specifico per Sonepar. “Noi continueremo a perseguire in maniera molto importante il processo di digitalizzazione non solo sulle vendite ma anche sui processi interni. Pensiamo allo strumento track and trace” impiegato oggi in servizi come il food delivery, “lo stesso può avvenire, ad esempio, con il palo della luce che il cliente sta aspettando per la Salerno-Reggio Calabria e che deve arrivare ad una data precisa, nè prima nè dopo”.

La piattaforma digitale rappresenta oggi solo uno degli elementi della strategia omnicanale dell’azienda. “Noi vogliamo parlare con i nostri interlocutori utilizzando in maniera flessibile tutti i canali”, ha sottolineato l’a.d. E’ così che accanto all’e-shop e ovviamente alle filiali, si affiancano una serie di possibilità alternative pensate per mettere il cliente al centro: dagli ordini via mail o via telefono alla possibilità di “chiedere ad un agente Sonepar di andare a trovarlo e di ragionare insieme sul progetto, includendo eventualmente anche uno specialista di una delle tre business unit se si tratta di un progetto particolarmente sfidante”.

Sonepar Italia: la nuova business unit dedicata alla sostenibilità

Copertura territoriale, infrastruttura di eccellenza e digitalizzazione non sarebbero nulla però senza le giuste competenze specialistiche, quelle che hanno permesso a Sonepar Italia di strutturarsi in alcuni mercati verticali con flessibilità e competitività; le stesse che si riflettono oggi nelle tre nuove business unit dell’azienda: Industry, “di cui l’automazione è l’espressione più piena ma all’interno del quale rientrano anche le attrezzature e la power distribution”; Building, dedicata all’edificio nella sua completezza e focalizzata su “domotica, building automation, cavi, cablaggio strutturato, sicurezza, illuminazione”; e Sustainability che propone soluzioni integrate per la sostenibilità, attraverso una vasta gamma di prodotti nel settore fotovoltaico assieme alla parte di trattamento e condizionamento dell’aria.

Le tre business unit  – specifica Novello – devono aiutare il nostro network distributivo sul territorio a scaricare a terra tutta la potenzialità che Sonepar può offrire; sotto forma di prodotto ma anche sotto forma di servizio che viene erogato al cliente in modo da portare valore aggiunto nella costruzione di qualsiasi progetto”.

Ma perché “separare” le tecnologie della transizione energetica dal resto? Perché “il settore delle energie rinnovabili ha una sua filosofia, richiede delle competenze e una programmazione molto diverse rispetto al mercato elettrico tradizionale. Magari l’installatore può essere affine o addirittura lo stesso, ma nella realtà il taglio è abbastanza specialistico”. 

Come più grande distributore di materiale elettrico a livello nazionale Sonepar Italia gode di un punto di vista unico sulla filiera fotovoltaica. Dopo la bolla generata dal Bonus 110% oggi il mercato solare sta cercando un nuovo assestamento, tra prezzi dei pannelli in rapido calo e nuovi imput della generazione distribuzione, da cui stanno prendendo vita ulteriori sfide. “Quello che noi osserviamo come azienda – spiega Novello – è che la potenza installata c’è e continua ad aumentare. Ma chiaramente il fatturato langue e viene penalizzato perchè la deflazione è talmente tanto spinta da vanificare gli sforzi commerciali. […] Cosa succederà in futuro? Tutti noi speriamo che i fenomeni deflattivi possano riassorbirsi. Però se andassimo a vedere cosa è successo negli ultimi 15 anni nel mondo del fotovoltaico, ci renderemmo conto che la deflazione è stata l’unica costante di questo settore”.

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Green Offer, come Sonepar Italia anticipa le nuove esigenze di sostenibilità

La decisione dell’azienda di dedicare una business unit alla sostenibilità e alla transizione energetica non è frutto solo di logiche di mercato. Il Gruppo ha intrapreso ormai da anni una precisa strategia a favore di clima, ambiente e società, fatta di impegni interni (nel 2022 ha pubblicato il primo Rapporto di Sostenibilità) e di una spiccata attenzione per favorire soluzioni più sostenibili sul mercato. Una strategia in cui la digitalizzazione delle vendite e l’ammodernamento supply chain sono una parte importante ma non il tutto.

“Noi abbiamo azionisti giovani, molto attenti ad aspetti come l’inclusione, la parità di genere e il rispetto per l’ambiente. Loro sostengono si possa sviluppare del buon business supportando a tutti livelli l’adozione di energie rinnovabili ma dobbiamo anche essere attenti a proporre al nostro installatore prodotti più rispettosi dell’ambiente. Quindi qualche anno fa Sonepar è partito con il progetto della Green Offer. Di cosa si tratta? Grazie ad una metodologia rigorosa, verificata in maniera indipendente da  Bureau Veritas, alcuni prodotti elettrici distribuiti dall’azienda sono valutati in base alle loro emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita.

Il risultato dell’analisi viene tradotto in un’etichetta che identifica l’impronta di carbonio attraverso tre semplici categorie: A (Eccellente), B (Molto Buono) o C (Buono). Il sistema rappresenta un unicum nel settore in quanto permette di standardizzare tutte le certificazioni di prodotto per restituire un valore effettivo della CO2, e di effettuare così una comparazione altrimenti difficile.

Dei 750mila articoli che abbiamo nella nostra piattaforma Spark, circa un migliaio appartengono alla Green Offer”. L’idea è di estendere progressivamente l’offerta ad un numero sempre maggiore di prodotti, con l’obiettivo entro il 2028 di avere per ogni articolo nel catalogo Sonepar l’alternativa “green”. E con la possibilità in futuro di includere anche altri fattori legati al campo della sostenibilità. “Siamo partiti così, ora valuteremo la risposta, raccoglieremo dei feedback, e valuteremo l’interesse. Un lungo viaggio inizia con un singolo passo, e questo è il singolo passo”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Decreto FER X

Decreto FER X, aste entro la fine dell’anno

Lo ha dichiarato il sottosegretario al MASE, Claudio Barbaro, ma l'iter del Decreto Fer X appare ancora indietro con i tempi

Decreto FER X
Foto di Ed White da Pixabay

Incentivi alle rinnovabili, la normativa in attesa

Il Decreto FER X è in dirittura d’arrivo e le prime procedure competitive del provvedimento potrebbero essere lanciate entro la fine del 2024. Questa perlomeno è la previsione avanzata dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, durante un’interrogazione alla Camera. Rispondendo in X Commissione ad un quesito dell’onorevole Peluffo sui tempi di adozione del DM FER-X, Barbaro ha fatto chiarezza sui prossimi passi del provvedimento.

Lo schema, ha ricordato il sottosegretario, è stato trasmesso all’ARERA nel mese di aprile ai fini dell’acquisizione del parere. L’Authority dovrebbe far sapere la propria posizione in questi giorni per poi “passare la palla” alla Conferenza Unificata. A valle dell’acquisizione di quest’ultimo parere “sarà possibile procedere con la notifica formale del provvedimento in Commissione europea per la verifica dei profili di compatibilità con la disciplina in materia di Aiuti di Stato”.

Decreto FER X, quando arriva?

Il percorso, dunque, si prospetta ancora lungo ma il Sottosegretario rassicura gli animi spiegando che il MASE sta cercando di velocizzare i passaggi rimanenti. “Per accelerare […] il Ministero ha già avviato i colloqui con la Commissione con l’obiettivo di illustrare le principali novità introdotte dal meccanismo. Tra le innovazioni, rispetto al disegno attuale, il nuovo schema prevede infatti che il Sistema si faccia carico del rischio dovuto alle dinamiche inflattive, particolarmente accentuate nell’ultimo anno, in modo tale da rendere i corrispettivi riconosciuti più adeguati alla struttura di costo e alla sua evoluzione, riducendo così i rischi degli operatori“.

Il Decreto, ricordiamo, nasce per sostenere la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili “con costi vicino alla competitività di mercato”. Ossia fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas residuati dai processi di purificazione. L’ultima bozza del decreto FER X riporta due modalità di accesso agli incentivi: quella diretta, riservata ai sistemi rinnovabili di taglia uguale o inferiore ad 1 MW per un massimo di 5 GW sviluppabili in Italia; quella tramite aste, nel caso di impianti di potenza superiore a 1 MW (e con contingenti differenziati per tecnologia che vanno da un 45 GW per il fotovoltaico allo 0,02 GW per i gas residuati).

Barbaro ha anche anticipato che per mitigare le problematiche relative all’operatività dei contratti alle differenze convenzionali, il Ministero ha provveduto a “ridisegnare la struttura dei pagamenti del contratto al fine di disincentivare l’offerta della capacità contrattualizzata a prezzi inferiori ai propri costi marginali”. Un intervento che permetterebbe al tempo stesso di “ridurre il rischio volume sostenuto dai titolari della medesima capacità“. Le prime aste? “Potranno essere bandite entro la fine dell’anno“, ha concluso il sottosegretario.

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PCB per la ricarica dei veicoli elettrici (EVC)

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Il ruolo e l'importanza dei circuiti stampati nel mondo della ricarica dei veicoli elettrici

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Il mondo dell’EV charging promette di cambiare il nostro modo di spostarci e di viaggiare e molte sono le tecnologie in gioco per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’elettronica svolge di certo un ruolo chiave, ma è necessario sviluppare prodotti ad hoc per questo segmento di mercato, che siano in grado di gestire picchi energetici, alte temperature, funzionalità molteplici e dimensioni ridotte. Molte di queste necessità devono essere soddisfatte nella progettazione di un circuito stampato (anche detto PCB) che permetterà di garantire funzionalità, affidabilità ed efficienza di una colonnina di ricarica. I PCB (Printed Circuit Boards) sono infatti fondamentali per consentire una ricarica affidabile e ad alta potenza e si sono evoluti parallelamente allo sviluppo di colonnine di ricarica sempre più performanti, di dimensioni più compatte e più leggere.

Diminuendo le dimensioni delle colonnine di ricarica, anche lo spazio dedicato ai PCB si è ridotto, portando i progettisti di circuiti stampati a studiare nuovi design che permettessero di ottenere le stesse prestazioni in dimensioni più contenute. In alcuni casi può essere sufficiente usare elementi più compatti, in altri lavorare sulla densità del circuito, oppure optare per un maggior numero di strati che possano ospitare tutte le funzionalità richieste, o ancora prestare particolare attenzione alla larghezza delle piste e alla distanza di isolamento.

I circuiti stampati dedicati al mondo dell’ev charging devono inoltre poter gestire correnti e tensioni elevate, che richiedono l’uso di materiali specifici e spesso di una grande quantità di rame che permetta di condurre considerevoli flussi di corrente e dissipare il calore in eccesso.

I circuiti stampati di un EV charger non sono solo sviluppati per garantire il fine ultimo della colonnina, la ricarica in sè, ma anche un’esperienza di acquisto adeguata. Se, da un lato, la crescente richiesta di tempi di ricarica più rapidi richiede una tecnologia dei PCB in grado di supportare operazioni di ricarica efficienti e ad alta potenza, dall’altro devono essere considerate anche tutte le interfacce che includono funzioni come touchscreen, applicazioni mobili, lettori di schede RFID e controlli intuitivi, tutti progettati con lo scopo di migliorare l’esperienza dell’utilizzatore di una colonnina di ricarica.

Attenzione alla sostenibilità nella progettazione di un PCB

Un’attenta progettazione di circuiti stampati può inoltre contribuire alla sostenibilità del prodotto finale, perché permette di ottimizzare spazio e materiali, riducendo gli sprechi. Studiare con attenzione il design del PCB permette di sfruttare il pannello in modo da ridurre la quantità di materie prime necessarie per produrre il circuito stampato ma anche delle risorse richieste per lavorarlo, come acqua, calore ed elettricità. La dimensione inferiore di un circuito stampato si tramuta anche in meno materiali di scarto nel caso in cui la scheda finale abbia dei difetti e debba quindi essere rottamata, e anche un imballaggio con dimensioni minori, peso minore con conseguente riduzione del costo di spedizione. I vantaggi sono quindi al contempo ambientali ed economici.

NCAB ha sviluppato delle linee guida che permettono di identificare i fattori che determinano il costo di un PCB  e supporta i propri clienti sin dalle prime fasi della progettazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità comuni. 

I webinar sul circuito stampato di NCAB Group

Per questo motivo il Gruppo svedese mette a disposizione il know how dei propri tecnici attraverso un fitto programma di webinar gratuiti dedicati al circuito stampato. 

Giovedì 13 giugno 2024, in particolare, Jonathan Milione, FAE di NCAB Group Italy, terrà un webinar dal titolo “PCB affidabili per l’EVC​ – Opportunità, sfide e applicazioni in ambito ricarica EV“ a cui è possibile iscriversi da questo link https://attendee.gotowebinar.com/register/3189250463637126235

Parleremo di:

  • Evoluzione e sfide del settore dei veicoli elettrici
  • Metodi di ricarica e sviluppi tecnologici delle colonnine di ricarica
  • Soluzioni di design per PCB: sistemi di ricarica ad alta potenza

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