Solo -5% entro il 2030, accordo debole sulle emissioni globali dell’aviazione

Il vertice dell’Organizzazione internazionale per l’aviazione civile, tenutosi dal 20 al 24 novembre, ha prodotto un risultato giudicato debole da alcuni osservatori. Il target intermedio dovrebbe portare alla neutralità climatica entro il 2050. Per l’ICAO si tratta di un “gigantesco salto” verso la decarbonizzazione, grazie a SAF e LCAF

Emissioni globali aviazione: accordo ICAO, -5% al 2030
Foto di Philip Myrtorp su Unsplash

L’obiettivo di riduzione delle emissioni globali dell’aviazione non è vincolante

(Rinnovabili.it) – Tagliare le emissioni globali dell’aviazione del 5% entro il 2030. Aumentando la quota di combustibili sostenibili (SAF) e carburanti a basso contenuto di carbonio (LCAF) prodotti e impiegati dal settore. È l’obiettivo – non vincolante – che si è data l’ICAO, l’Organizzazione internazionale per l’aviazione civile, come target intermedio verso la neutralità di carbonio entro il 2050.

Oggi le emissioni globali dell’aviazione rappresentano circa il 3% dei gas serra totali. Una quota che non è coperta dall’Accordo di Parigi siglato nel 2015. L’industria e gli organi internazionali competenti, però, in questi anni hanno assicurato che avrebbero fissato degli obiettivi più ambiziosi in modo da allinearsi il più possibile ai target di Parigi e contribuire a tenere il riscaldamento globale sotto i 2°C. Senza azioni correttive, secondo i calcoli di Climate Action Tracker, i gas serra degli aerei potrebbero triplicare entro metà secolo.

Dietro l’accordo sui tagli delle emissioni globali dell’aviazione

Come target intermedio, il -5% pattuito da oltre 100 paesi durante l’ultimo vertice dell’ICAO, che si è tenuto dal 20 al 24 novembre, a ridosso della Cop28 di Dubai, appare molto debole a molti osservatori.

“L’ICAO non ha il mandato per far rispettare questo obiettivo, quindi probabilmente finirà in fumo”, è il commento di Jo Dardenne, direttore per l’aviazione presso l’ong paneuropea Transport & Environment. “Non è chiaro quanto e quale tipo di combustibili sarà necessario produrre per raggiungere questo obiettivo del 5% a livello globale”.

Quest’ultimo è un punto centrale per analizzare la portata e le implicazioni del nuovo target sulle emissioni globali dell’aviazione. I LCAF sono combustibili prodotti a partire da fonti fossili e, secondo la definizione ufficiale stabilita dal regime CORSIA (creato nel 2018 dall’ICAO per impostare la transizione del settore), sono tali se garantiscono di abbattere di appena il 10% le emissioni lungo l’intero ciclo di vita, rispetto a un valore di riferimento legato all’uso del combustibile per aerei tradizionale, il kerosene. Mentre i SAF sono prodotti a partire da oli e grassi di scarto, alcune frazioni dei rifiuti o da diversi tipi di colture (che in alcuni casi possono entrare in competizione con la sicurezza alimentare).

Su tutti questi aspetti, l’accordo dell’ICAO non fa chiarezza. Ma l’organizzazione definisce l’intesa come un “salto gigantesco” per accelerare la decarbonizzazione del settore. L’accento è sulla maggiore certezza che investitori e industria dovrebbero ricavare dal target del -5%.

Con l’accordo, sarà possibile “facilitare l’incremento dello sviluppo e dell’implementazione di SAF, LCAF e altre energie più pulite per l’aviazione su base globale, e principalmente fornendo maggiore chiarezza, coerenza e prevedibilità a tutte le parti interessate, comprese quelle al di fuori settore dell’aviazione”, spiega il presidente del Consiglio dell’ICAO Salvatore Sciacchitano. “Gli investitori, i governi e tutti gli altri soggetti hanno bisogno di maggiore certezza riguardo alle politiche, ai regolamenti, al sostegno all’implementazione e agli investimenti necessari in modo che tutti i paesi abbiano pari opportunità di contribuire e trarre vantaggio dall’espansione della produzione e dell’uso di questi combustibili e le riduzioni previste delle emissioni a cui porteranno”.

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