Rinnovabili • Aeroporti sostenibili: l’Olanda mette un tetto al traffico aereo

Un tetto ai voli: Schiphol è l’apripista degli aeroporti sostenibili

Il governo olandese controlla la quota di maggioranza dello scalo di Amsterdam, il 3° più trafficato d’Europa. E decide di non gestire più di 440mila voli l’anno da novembre 2023

Aeroporti sostenibili: l’Olanda mette un tetto al traffico aereo
Foto di Joseph Mohammed da Pixabay

Le emissioni del comparto aereo in Ue sono il 3,8% del totale

(Rinnovabili.it) – Amsterdam, aeroporto di Schiphol. Nel 2019, prima del tracollo dovuto al Covid-19, sulle sue piste sono atterrati o decollati quasi mezzo milione di voli, 1 su 5 intercontinentale. Gli oltre 70 milioni di passeggeri trasportati potevano scegliere tra 332 diverse destinazioni. Tutti numeri in forte crescita nell’ultimo decennio. Da novembre 2023 cambierà tutto: Schiphol vuole diventare capofila tra gli aeroporti sostenibili. Come?

Schiphol apripista tra gli aeroporti sostenibili

La decisione non ha precedenti. Per la prima volta al mondo, un aeroporto sceglie di limitare per sempre il numero di voli effettuati ogni anno. Il motivo? Contribuire a combattere il climate change. Lo ha deciso il board dell’infrastruttura, che è partecipata a maggioranza dal governo olandese.

Dal prossimo anno, lo scalo di Amsterdam metterà un limite massimo di 440.000 voli l’anno. Un calo di circa il 12% rispetto ai volumi di traffico del 2019, l’anno di picco. Di fatto, ritornerà ad avere i numeri del 2014, quando aveva trasportato in tutto 55 milioni di passeggeri.

Creando un precedente importante, visto il peso specifico dell’hub. Schiphol, infatti, è il terzo aeroporto più trafficato d’Europa, dopo Heathrow a Londra e il Charles de Gaulle di Parigi. A livello globale, le emissioni dell’aviazione sono circa il 2% del totale. Ma in Europa il dato quasi raddoppia: nei Ventisette il peso dei viaggi in aereo è del 3,8% dei gas serra complessivi. Finora, le iniziative del settore riguardano l’efficientamento delle rotte e l’uso di una quota crescente di combustibili sostenibili. Nulla invece sul fronte di rendere gli aeroporti sostenibili mettendo un tetto al traffico.

Per l’Olanda si tratta di un modo per accelerare la corsa verso i suoi obiettivi sul clima. Ma soprattutto per tagliare le emissioni di NOx, punto cruciale visto l’enorme problema con l’azoto del paese. Una situazione talmente critica che il governo ha annunciato un piano – anche questo senza precedenti al mondo – di riduzione forzata del numero dei capi di bestiame nel paese e sta pensando a quali misure prendere per limitare l’impronta climatica di un’infrastruttura critica per l’intera Europa come il porto di Rotterdam. Anche se la compagnia di bandiera KLM, che ha proprio a Schiphol il suo unico hub, protesta: i voli sono responsabili solo dell’1% di tutto il deposito di azoto in Olanda. (lm)

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Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.