Il ministro Urso sulla produzione industriale, l'apertura a un secondo costruttore e le riforme chieste all'Europa per salvaguardare la competitività delle imprese

La produzione di Stellantis e le stime di crescita al 2030
Come sta l’Italia industriale dell’automotive? La diminuzione della produzione di Stellantis nel nostro Paese ha ridotto il ruolo economico di questo settore specifico rispetto al resto d’Europa. Secondo le stime Fim/Cisl sarebbero 500mila i veicoli prodotti in Italia entro il 2026, ma per il ministro Adolfo Urso resta del tutto possibile raggiungere il dato di 1 un milione di auto prodotte in Italia entro il 2030. Secondo il responsabile del MIMIT, che ha rilasciato un’intervista al quotidiano Avvenire, però serve un aiuto importante a livello europeo.
“Se l’Europa ci darà finalmente ascolto, completando il processo di revisione che abbiamo indicato. Stellantis è sulla strada giusta, come dimostra la crescita nel primo semestre della produzione italiana, aumentata del 13,7%, con le autovetture a +27,7%. Ha compreso prima di altri che occorreva abbandonare la religione dell’elettrico per fornire al mercato prodotti più in sintonia con le aspettative dei consumatori” evidenzia il Ministro che plaude alla politica industriale del gruppo europeo.
Seconda casa automobilistica in Italia
Ma non riserva stoccate a Volkswagen, pur senza nominarla, che sta vivendo un periodo complesso come ha annunciato in questi giorni il Ceo, Blume. Per Urso “altre case automobilistiche europee sono invece ancora in mezzo al guado: annunciano chiusure di stabilimenti e licenziamenti di decine di migliaia di lavoratori. Per sostenere questa svolta dobbiamo far prevalere in Europa i due principi della neutralità tecnologica e del “made in Europe”.
A dirlo in un’intervista ad ‘Avvenire’ è il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, sottolineando come anche l’obiettivo di una seconda casa automobilistica in Italia “penso sarà raggiunto, con una avvertenza chiara a tutti: benvenuto chi produce con le componenti italiane nel rispetto delle nuove regole del ‘made in Europe'”.
Nell’intervista Urso sottolinea anche che una seconda casa automobilistica in Italia è un obiettivo che “penso sarà raggiunto, con una avvertenza chiara a tutti: benvenuto chi produce con le componenti italiane nel rispetto delle nuove regole del made in Europe“. Il passaggio dell’intervista indica chiaramente che l’Italia sta lavorando per attirare un secondo produttore di auto in Italia, oltre a Stellantis, ma pone due condizioni fondamentali:
- Utilizzo della filiera locale: Le auto non devono essere semplicemente assemblate in Italia con pezzi importati, ma devono utilizzare componentistica prodotta da aziende italiane.
- Conformità alle norme europee: I nuovi modelli e le catene di produzione devono rispettare le normative dell’Unione Europea, sia in termini di standard ecologici e di sostenibilità, sia per quanto riguarda la tutela del mercato interno contro forme di concorrenza sleale.
Capitolo IA ed energia
“Non possiamo far finta che il problema non esista, in attesa che la Cina ci sommerga di umanoidi. Abbiamo proprio in Italia le competenze per sviluppare un nostro modello tecnologico e produttivo alternativo a quello asiatico, anche sul piano del welfare” sottolinea ancora Urso sulle pagine del giornale cattolico parlando della rivoluzione industriale esercitato dall’ingresso dell’IA in molti processi produttivi.
Ma Urso sottolinea anche i nodi energetici che restano da risolvere. “Noi chiediamo con forza alla Commissione Europea di rivedere il meccanismo infernale degli Ets, che per le sue distorsioni grava in modo particolare sul nostro Paese e finisce per penalizzare la competitività delle nostre imprese. È prioritario costruire un vero mercato unico dell’energia, che consenta alle imprese europee di produrre a costi competitivi e condizioni di concorrenza eque rispetto ai nostri partner internazionali“.
Costi dell’energia e revisione del sistema ETS
Per Urso, l’ETS – il sistema europeo dei “permessi di emissione” di CO2 – rappresenta un peso sproporzionato, soprattutto per l’Italia, che ha una forte industria manifatturiera. Inoltre, in seguito allo shock petrolifero di questi mesi correlato alla guerra in Iran, l’Italia chiede un vero “mercato unico dell’energia” per abbassare le bollette delle imprese. Nella visione del ministro Urso, senza costi energetici bassi, le aziende europee rischiano di fallire o di essere fuori mercato rispetto ai concorrenti esteri che pagano l’energia meno e hanno regole ambientali meno severe.












