Rinnovabili • Nathalie supercar elettrica

Ecco Nathalie, la supercar elettrica alimentata a metanolo

La casa automobilistica fa sapere che sono aperte le prenotazioni. Prime consegne a partire dalla seconda metà del 2021, ma il prezzo è davvero per pochi.

Nathalie supercar elettrica
Credit: Gumpert Aiways

Dal genio di Roland Gumpert nasce la prima supercar elettrica al metanolo

(Rinnovabili.it) – Una velocità massima di 300 chilometri orari, solo 2,5 secondi per accelerare da zero a 100, ben 820 km di autonomia e solo 3 minuti per fare il pieno. Questi i numeri di Nathalie, la supercar elettrica di Gumpert Aiways, joint-venture sino-tedesca. Dietro le ottime prestazioni c’è qualcosa di abbastanza inedito per il settore dell’e-mobility: niente spine, propulsione ibrida o serbatoi a idrogeno: la sportiva è alimentata da fuel cell a metanolo.

Il concept era stato presentato lo scorso marzo, in occasione del Salone di Ginevra 2019. Oggi la casa automobilistica fa sapere che sono aperte le prenotazioni, per entrare nella fase di consegna vera e propria a partire dalla seconda metà del 2021.

“La nuova Nathalie è una supercar elettrica senza compromessi”, si legge sul sito della Gumpert Aiways. “È uno dei veicoli più veloci e dinamici che possono essere guidati su una normale autostrada […] è l’incarnazione della libertà (senza oneri ecologici), del movimento senza limiti o preoccupazioni, e della velocità nella sua forma più pura. È quello che vorremmo avere quando immaginiamo il futuro”.

La cella a combustibile, posta sotto il cofano, fornisce 15 kW di potenza continua a un motore elettrico da 400 kW (536 CV). Tra questi due elementi si trova una batteria tampone in grado di regalare elettricità extra qualora sia necessario passare ad una guida più veloce e vivace; la batteria può essere caricata sia dalla fuel cell che dal sistema di recupero dell’energia di frenata di cui è dotata Nathalie.

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Per quanto riguarda i 536 cavalli di potenza motrice, Gumpert li ha distribuiti uniformemente inserendo un motore elettrico su ogni ruota. L’auto possiede un serbatoio da 65 litri per il metanolo, che assicura un’autonomia di guida di 820 km ad una velocità di crociera di 120 km/h.

La mia visione di auto elettrica che non si ferma con la batteria scarica ha aperto la strada a questa innovazione”, afferma Roland Gumpert, CEO di Gumpert Aiways. “Oggi, un anno dopo, siamo in grado di presentare la prima auto di serie al mondo con una cella a combustibile a metanolo”.

Come fare il pieno? La società prevede un “servizio di consegna durante la notte” nei mercati di lancio come Germania, Austria e Svizzera. Più avanti il progetto sosterrà lo sviluppo di una catena di approvvigionamento in Nord America e Medio Oriente. In ogni caso, la supercar elettrica rimarrà un prodotto per pochi e non solo per il prezzo (si parte da 407.500 euro). La Gumpert Aiways ha in programma di costruire non più di 500 Nathalie.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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