Biocarburanti e deforestazione, l’UE deve stare più attenta all’olio di palma

Nel 2030 il fabbisogno europeo di oli esausti per produrre biodiesel può raddoppiare fino a 6 mln di tonnellate. Per coprire la domanda servono più importazioni. Ma Bruxelles non può garantire tracciabilità e sostenibilità dei prodotti in modo adeguato

Biocarburanti: Bruxelles, attenta all’olio di palma
Foto di Tafilah Yusof da Pixabay

Il rapporto di T&E sugli effetti collaterali del boom di biocarburanti

(Rinnovabili.it) – Bruxelles deve mettere un freno agli oli alimentari esausti nei trasporti e fare più controlli per non stimolare la deforestazione. E’ la conclusione a cui arriva uno studio commissionato dall’ong Transport & Environment (T&E) sui biocarburanti. Il rapporto stima che, nel 2030, l’impiego di oli usati per produrre biodiesel e alimentare la decarbonizzazione nel comparto trasporti può raddoppiare rispetto ai volumi attuali. Una politica che è attivamente promossa da Bruxelles. Il problema è la mancanza di trasparenza su queste importazioni. Dietro le quali si può celare un impatto ambientale molto alto, non in linea con gli obiettivi dei Ventisette.

T&E mette in guardia dagli effetti collaterali di una politica sui trasporti che punti troppo sui biocarburanti. La promozione del biodiesel in Europa, infatti, rende il mercato continentale particolarmente conveniente per altri paesi. Questi esportano i loro oli alimentari esausti verso l’UE, dove strappano prezzi migliori, e si ritrovano con un vuoto da colmare. Qui si aprono ampi spazi per frodi, ad esempio attraverso la miscelazione di olio vergine con l’olio da cucina usato. In particolare l’olio di palma, driver di deforestazione.

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Una prospettiva che diventa più concreta man mano che il fabbisogno europeo cresce. Da qui al 2030, calcola il rapporto, la domanda UE di oli usati può raddoppiare, arrivando a 6 milioni di tonnellate l’anno. Già oggi oltre la metà del fabbisogno viene soddisfatto attraverso le importazioni. La Cina fornisce oltre un terzo (34%) delle importazioni europee, mentre quasi un quinto (19%) proviene dai principali produttori di olio di palma, Malesia e Indonesia, messi insieme.

In questo senso, il rapporto dell’Unione con l’olio di palma potrebbe farsi più complicato. Basti pensare che già nel 2019 circa 2/3 delle importazioni di olio di palma in UE erano destinate alla produzione di biocarburanti. Come nota il rapporto, “le attuali regole di sostenibilità dell’UE non possono garantire che l’olio esausto importato e consumato in Europa sia completamente tracciato e sostenibile”, e per questo motivo “l’aumento della domanda oltre i livelli di offerta sostenibili” non può che alimentare le preoccupazioni circa l’esatta provenienza delle merci importate, “portando potenzialmente a impatti indiretti come la deforestazione”.

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“I paesi che utilizzerebbero l’olio esausto per l’alimentazione animale e per altri prodotti potrebbero finire per esportare i loro mentre usano olio a basso costo, come quello da palma” per l’uso interno, chiosa Cristina Mestre di T&E. “L’UE deve limitare l’uso di oli esausti per evitare di fare più male che bene”.

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