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Ulderigo Zona: digitalizzazione ed interconnessione, gli obiettivi di Hitachi Rail

Ulderigo Zona, racconta l’impegno dell’azienda sul fronte della sostenibilità e della digitalizzazione. Gli obiettivi ambiziosi di decarbonizzazione, le sfide della digitalizzazione e specialmente la responsabilità dell’unica azienda che si occupa integralmente di mobilità sostenibile, attraverso la realizzazione contemporanea di treni e di infrastrutture. 

Ulderigo Zona Hitachi Rail

Intervista a Ulderigo Zona, Executive Director – Group Safety, Health, Environment, Quality di Hitachi Rail

Visitare lo stabilimento di Hitachi Rail di Napoli è davvero un’esperienza particolare. Si può constatare concretamente l’attenzione dell’azienda nel perseguire gli obiettivi particolarmente ambiziosi di decarbonizzazione. Dalla nuova sede appena ristrutturata, particolarmente performante nei consumi, alla meticolosa cura nel recupero dei materiali e delle fonti primarie nelle varie linee produttive, si respira questa mission fino ai prodotti finiti, attualmente i tram per la città di Torino, allineati nel piazzale e pronti per il trasporto. Ci accoglie il responsabile di questo impegno: Ulderigo Zona, l’Executive Director – Group Safety, Health, Environment, Quality di Hitachi Rail

Ingegnere Ulderigo Zona, cosa vuol dire sostenibilità energetica per Hitachi Rail?

Fondamentalmente impegnarsi per indirizzare attività e prodotti verso l’efficientamento energetico. Siamo profondamente convinti che esistono importanti margini di recupero all’interno delle fabbriche, degli uffici, delle abitazioni e nella vita quotidiana di ogni giorno. Poniamo mediamente poca attenzione all’ambiente e a come utilizzare al meglio le risorse primarie, prima fra tutte l’energia. Ma è essenziale soffermarci anche su altre risorse, come l’acqua, della quale oggi poco parliamo, ma che domani avrà un’importanza assoluta. 

Ma l’acqua è importante, ing. Zona, anche nel ciclo di vita di un treno?

Certamente, l’acqua è importante anche nel nostro settore.  Ad esempio, per evitarne lo spreco, tutti i nostri impianti di produzione sono dotati di un sistema di riciclo totale dell’acqua e stiamo facendo diversi investimenti per recuperare anche le acque piovane per utilizzarle per usi industriali o per il mantenimento del verde. Insomma, nei nostri stabilimenti la parola d’ordine è: utilizzare al meglio tutte le fonti primarie.

Tornando all’efficienza energetica, penso che ci siano grandi trasformazioni da fare: oltre che ricorrere all’energia rinnovabile – approccio indiscutibilmente indispensabile – dovremmo capire qual è il reale valore del consumo a cui dobbiamo tendere attraverso la gestione intelligente degli impianti. L’efficientamento energetico ha l’immenso vantaggio di far risparmiare denaro, oltre che tutelare l’ambiente, coniugandosi perfettamente con l’approccio imprenditoriale. 

Come Hitachi Rail persegue l’obiettivo dell’efficientamento energetico?

Mettendo in stretta connessione la digitalizzazione con la sostenibilità: sono due facce della stessa medaglia.

Se vogliamo efficientare dobbiamo saper misurare, e per misurare dobbiamo avere la capacità di installare strumenti di registrazione, di raccolta e di analisi dei dati, informazioni che ci consentano di comprendere come efficientare i nostri processi produttivi e di misurare l’impatto sull’ambiente delle nostre attività. 

A questo proposito, Ing. Zona, come l’avvento dell’intelligenza artificiale cambierà questo vostro approccio?  

Direi che lo sosterrà sempre di più. L’intelligenza artificiale è un’immensa opportunità che ci aiuterà a conoscere, a livello globale, l’esperienza degli altri ed i risultati che altri hanno prodotto attraverso le loro diverse esperienze, e mettere a disposizione anche le nostre. Quindi piena condivisione di informazioni, aumentando in modo esponenziale le nostre esperienze e rendendo più rapidi i nostri processi di innovazione tecnologica. Oggi il mondo è talmente complesso e interconnesso che avere la capacità di analizzare i dati ed i risultati diventa non solo strategico, ma essenziale. Dall’altra parte l’intelligenza artificiale ci consentirà anche di sviluppare nuovi prodotti, di migliorare il loro approccio digitale, ci aiuterà anche a comprendere quello che gli attuali limiti della tecnologia non riescono a superare.  

Tutto ciò, però, deve attuarsi nel pieno rispetto dell’etica, questo è assolutamente basilare: l’uomo deve rimanere sempre al centro del processo decisionale, sia di sviluppo che di innovazione tecnologica. Una macchina non potrà mai sostituire l’uomo in quanto vorrebbe dire creare una società non più umano centrica, trasformando il ruolo dell’uomo in un gregario ininfluente del processo. 

Tutto ciò è assolutamente contrario al principio fondante di Hitachi dove la social innovation rappresenta il core del nostro sviluppo tecnologico. 

Ulderigo Zona Hitachi Rail

Quindi, se ho ben capito Ing. Ulderigo Zona, il treno Hitachi diventerà anche lo strumento di rilevazione e di interconnessione di dati. E non solo per la mobilità, ma anche per tutte attività legate alla vita dell’uomo? 

Assolutamente si. Quando parliamo di Smart Mobility dobbiamo pensare a un sistema di mobilità interconnessa dove ci sono una quantità di dati che oggi sono già disponibili, ma che non vengono legati tra di loro. L’obiettivo è proprio questo: avere la capacità di saper leggere questi dati, interconnetterli tra di loro, e restituirli come valore aggiunto per il benessere delle persone.

Le faccio un esempio: si sta facendo molta sperimentazione nel settore dell’automotive e in particolare sulla guida automatica. Ma sostanzialmente le auto oggi sono già interconnesse tra di loro se consideriamo che molti veicoli circolanti già comunicano con i transponder di altri veicoli e con le aziende produttrici, e ci forniscono costantemente informazioni.  E questi dati sono importantissimi anche per migliorare il benessere delle persone che utilizzano l’automobile. E così sarà anche per i sistemi di trasporto su ferro.

I treni, a maggior ragione rispetto alle auto, collegano posti ancora più distanti e soprattutto costituiscono sistemi strategici per la trasmissione di informazioni. Ad esempio: un treno che viaggia su un’infrastruttura può rilevare lo stato di benessere dell’infrastruttura stessa e comunicare se necessita di manutenzione. Sul treno, inoltre, viaggiano numerosissimi passeggeri ai quali bisogna offrire la possibilità di interconnettersi con facilità con il resto del mondo e di ricevere e trasmettere informazioni in tempo reale. Insomma, credo che siamo solamente all’inizio di una colossale trasformazione e che la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale, l’utilizzo in maniera più strutturata di una moltitudine di dati che oggi già possediamo, miglioreranno in maniera importante la qualità della vita e quindi la sostenibilità. 

Un settore basilare sostenuto dal PNNR è proprio quello della mobilità sostenibile, intesa come sistemi di trasporto più efficienti nei consumi energetici, più flessibili come facilità di utilizzazione e più sostenibili come capacità di riciclo della materia. I prodotti che realizzate rispondono ai requisiti che l’Europa chiede? 

Il tram e i treni sono solo alcuni dei prodotti di Hitachi, e tutti sposano questa filosofia. I nostri prodotti sono concepiti per essere realizzati con materie che provengono principalmente da processi di riciclo e che sono comunque destinati al riciclo, quindi un’economia circolare in tutta la filiera produttiva.

In secondo luogo, stiamo sviluppando sistemi di trasporto su ferro con l’obiettivo di ridurre quanto più possibile il loro consumo, ciò significa utilizzare materiali innovativi, treni più leggeri, sistemi di automazione e di trazione più performanti, con la possibilità di utilizzare tecnologie – che fino a ieri non pensavamo compatibili con un sistema di trasporto su ferro – e che oggi iniziano a essere maturi per avere delle applicazioni ferroviarie. 

Ma dobbiamo lavorare anche sull’infrastruttura: un sistema di mobilità sostenibile non è costituito solo dai mezzi di trasporto, ma anche dalle strutture su cui questi mezzi si muovono. Per le auto ci sono le Autostrade, per i treni ci sono le linee ferroviarie. L’infrastruttura è fondamentale per il processo di sviluppo della sostenibilità della mobilità. Dobbiamo lavorare sui sistemi di gestione del traffico ferroviario sempre più intelligenti nella loro gestione dei treni. Ad esempio, se c’è sulla linea un rallentamento di altri treni, è inutile accelerare ed incidere sui consumi di energia, ma bisogna rallentare per contenere i consumi. Quindi con un sistema interconnesso l’infrastruttura funziona da autostrada in grado di regolare automaticamente il traffico che la percorre. Dobbiamo immaginare i treni come tanti mattoncini e l’infrastruttura come la base su cui questi mattoncini si assemblano costituendo l’hub del sistema di trasporto.

Quali tempi attuativi avrà, secondo lei, questa interconnessione del sistema di trasporto? 

Hitachi Rail realizza internamente tutti i sistemi di segnalamento ferroviario.  Quindi l’infrastruttura la sviluppiamo direttamente noi senza affidarci a terzi. E debbo dire che proprio la parte dell’infrastruttura è la più innovativa, la più digitalizzata e intelligente rispetto alla tecnologia a bordo dei treni. È nell’asset infrastrutture che si sta giocando principalmente la vera scommessa per una mobilità su ferro del futuro. 

Hitachi Rail non è solamente treni ma la somma di treni più infrastruttura ed è l’unica società capace di fornire un sistema di trasporto integrato e completo.  

Quando arriveremo ad avere una piattaforma così come lei l’ha descritta?

Non siamo lontani, credo davvero pochi anni. Le piattaforme digitali ed i sistemi infrastrutturali sono già ad un ottimo livello di digitalizzazione e stiamo sviluppando delle piattaforme di Asset Management che ci garantiranno sempre più questa gestione integrata.  

Grazie al PNRR la diffusione dell’ETCS di livello due – che rappresenta lo standard europeo più evoluto di gestione del traffico ferroviario – sta avendo un fortissimo impulso in tutta Italia ben oltre le linee più gettonate quale l’alta velocità.  Quindi tutti i revamping, le attività di upgrade tecnologico che si stanno realizzando in aree più complesse come la Sicilia o la Puglia, vanno in questa direzione e ciò incrementa la tecnologia dell’infrastruttura, aumenta la velocità dei treni – ovviamente fino al limite tecnologico della linea – e quindi il livello di qualità del servizio. 

Lo stiamo vedendo anche in Europa: i treni italiani, grazie alla standardizzazione, iniziano a viaggiare verso la Francia o in Spagna. Queste connessioni sono già una realtà. 

Possiamo immaginare che prima del prossimo decennio il sistema di infrastrutturale e di mobilità su ferro potrà davvero trasformarsi in una piattaforma digitale? 

Assolutamente sì.

La mobilità sostenibile non significa solo ferro, ma integrazione tra i vari sistemi. Come state affrontando come Hitachi Rail questo aspetto?

Questo è un quesito particolarmente interessante: dobbiamo, secondo me, sviluppare una maggiore integrazione dei nostri siti produttivi con il territorio favorendo l’utilizzo di sistemi di trasporto collettivi come il car sharing o il car pooling, per diminuire la pressione ambientale del trasporto privato. In questo senso stiamo lanciando delle iniziative con le società di trasporto locali per cercare di trovare delle partnership importanti. Le faccio il nostro esempio: a Napoli abbiamo 2000 dipendenti, a Pistoia sono più di 1800, a Reggio Calabria più di 1100: se ognuno di loro venisse con un’auto avremmo spostato ogni giorno 5000 autovetture. Se invece riuscissimo a spostare anche solo il 50% di queste persone attraverso sistemi di trasporto alternativi, grazie all’attivazione di partnership con società di trasporto collettive, noi ridurremmo drasticamente consumi ed emissioni.

Credo fortemente che questa sia un’altra mission delle aziende – che hanno la responsabilità non solo di essere efficienti nella loro produzione – ma di sostenere lo sviluppo della cultura della sostenibilità, trasferendo ai dipendenti i valori alla base del miglioramento della qualità della loro vita.

Leggi anche I treni a batteria di Hitachi Rail conquistano l’Europa

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About Author / Mauro Spagnolo

Giornalista e comunicatore scientifico, si occupa da oltre trenta anni di sostenibilità energetica ed ambientale. È cofondatore della testata e suo direttore responsabile. È stato docente di “Impianti e compatibilità ambientale” presso la facoltà di architettura Università La Sapienza, responsabile scientifico del Corso di Alta formazione in “Efficienza energetica negli edifici” presso il Dipartimento di meccanica ed aeronautica della facoltà di Ingegneria Università La Sapienza oltre che docente in decine di Master universitari. Autore di vari libri, editoriali ed articoli tecnici, è tra gli esperti energetici della RAI per la quale fornisce contenuti e partecipazioni in diverse produzioni televisive e radiofoniche.


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Innovazione, sostenibilità, specializzazione: la ricetta Sonepar Italia per il mercato elettrico

Dall’Hub di Padova, uno dei centri logistici più avanzati d’Europa, all’innovativa piattaforma di e-commerce B2B, passando per la nuova Business Unit dedicata alla sostenibilità e la speciale “Green Offer”. Così Sonepar Italia accompagna gli installatori nel mercato di domani

Sonepar Italia mercato elettrico

Intervista a Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia

Cosa significa per il più grande distributore di materiale elettrico d’Italia fare i conti oggi con i trend e le sfide della transizione energetica? E come si fa a rimanere al vertice in un momento come quello attuale, denso di stimoli ma anche di incertezze? La risposta che abbiamo ricevuto da Sonepar Italia – parte del Gruppo internazionale Sonepar, azienda leader di questo mercato – svela una strategia fatta di incrollabili valori fondanti e una salda volontà nell’abbracciare l’innovazione per anticipare le esigenze del mercato e offrire ai clienti soluzioni personalizzate, all’avanguardia e anche sostenibili. Un approccio non scontato nel comparto B2B, soprattutto per realtà che si trovano a gestire grandi numeri.

E a Sonepar Italia i grandi numeri di certo non mancano. Oggi l’azienda è presente sul territorio nazionale con una rete capillare di ben 161 punti vendita in 17 regioni e 5 centri distributivi, e nel 2023 ha realizzato un fatturato di oltre 1,5 miliardi di euro, proseguendo su un trend di crescita costante negli ultimi anni.

La chiave vincente? Aver saputo fondere una visione centrale con una sensibilità locale in maniera organica ed efficiente, come spiega bene l’Ingegner Sergio Novello, Presidente e Amministratore Delegato Sonepar Italia. “L’elemento che caratterizza Sonepar nei confronti della distribuzione professionale è sempre stata una grande consapevolezza su quello che poteva essere fatto a livello centrale in termini di coordinamento, risorse, investimenti, priorità, cultura e management, e cosa invece doveva essere inevitabilmente delegato, con totale apertura, alle realtà regionali e territoriali. L’idea di mantenere un equilibrio fra centrale e territoriale è nel DNA della nostra azienda e viene perseguito come tale”.

Valori e obiettivi comuni all’interno del Gruppo declinati in modelli di business legati al mercato di riferimento e un’autonomia operativa su ogni scala in grado di fare la differenza: questa la ricetta messa in campo dalla multinazionale e che Sonepar Italia fa propria nella sua strategia di crescita. Una crescita che oggi potremmo definire capillare. “La densità è la condizione sine qua non per essere significativi sul territorio. Riesci a essere rilevante se sei capillare. Come Sonepar Italia, siamo attivi in 17 regioni e abbiamo un’azienda sorella, Sacchi, che copre l’area del Nord-Ovest, operando in Lombardia insieme a noi, oltre che nel Piemonte e Valle d’Aosta dove invece non siamo presenti“.

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Automazione e digitalizzazione, il segreto dell’efficienza

Ma ovviamente la presenza sul territorio è solo uno degli elementi dell’equazione alla base del successo aziendale. Altrettanto fondamentale è la supply chain e Sonepar Italia si è fatta notare quest’anno grazie ad un’importante inaugurazione: quella del nuovo hub di Padova, un’infrastruttura altamente automatizzata in grado di gestire oltre 55mila articoli e servire più di 4.000 clienti al giorno nel Nord e Centro Italia con consegne in 24 ore. “Il polo di Padova rappresenta un grande investimento da 54 milioni di euro. Inaugurato a febbraio, mira a portare la nostra capacità di erogare servizi nei confronti del cliente al livello massimo possibile per quanto riguarda la distribuzione di materiale elettrico”, spiega Novello.

Navette automatizzate, robot per il prelievo e deposito merci, macchine per il taglio cavi automatico e altri strumenti all’avanguardia ne fanno oggi uno dei centri logistici più avanzati d’Europa. E a breve la struttura sarà affiancata da un hub “gemello”, localizzato a Pomezia e destinato all’area Centro Sud e Isole. “Attualmente il polo è in fase di costruzione: abbiamo iniziato ad installare la parte di magazzino automatizzato, che sarà il fratello di quello di Padova, sia come tecnologia che come disposizione. Contiamo di essere operativi entro la fine del 2024 e inaugurarlo all’inizio dell’anno prossimo, ad attività già avviata”.

A rendere l’investimento infrastrutturale prezioso è anche la connessione con l’innovativa piattaforma di e-commerce, strumento lanciato da Sonepar un anno fa, a livello pilota, proprio in Italia, con l’obiettivo di estendere l’implementazione anche ad altri paesi in cui opera il Gruppo. Un approccio innovativo, soprattutto per un distributore di prodotti e servizi B2B, in grado di offrire un’esperienza unica ai clienti. “L’installatore può arrivare alle 7.00 di sera a casa, usare la piattaforma web per effettuare i propri ordini in un pool di decine di migliaia di codici e farseli spedire la mattina dopo all’indirizzo desiderato e all’orario stabilito”.

D’altra parte la transizione digital ha un peso specifico per Sonepar. “Noi continueremo a perseguire in maniera molto importante il processo di digitalizzazione non solo sulle vendite ma anche sui processi interni. Pensiamo allo strumento track and trace” impiegato oggi in servizi come il food delivery, “lo stesso può avvenire, ad esempio, con il palo della luce che il cliente sta aspettando per la Salerno-Reggio Calabria e che deve arrivare ad una data precisa, nè prima nè dopo”.

La piattaforma digitale rappresenta oggi solo uno degli elementi della strategia omnicanale dell’azienda. “Noi vogliamo parlare con i nostri interlocutori utilizzando in maniera flessibile tutti i canali”, ha sottolineato l’a.d. E’ così che accanto all’e-shop e ovviamente alle filiali, si affiancano una serie di possibilità alternative pensate per mettere il cliente al centro: dagli ordini via mail o via telefono alla possibilità di “chiedere ad un agente Sonepar di andare a trovarlo e di ragionare insieme sul progetto, includendo eventualmente anche uno specialista di una delle tre business unit se si tratta di un progetto particolarmente sfidante”.

Sonepar Italia: la nuova business unit dedicata alla sostenibilità

Copertura territoriale, infrastruttura di eccellenza e digitalizzazione non sarebbero nulla però senza le giuste competenze specialistiche, quelle che hanno permesso a Sonepar Italia di strutturarsi in alcuni mercati verticali con flessibilità e competitività; le stesse che si riflettono oggi nelle tre nuove business unit dell’azienda: Industry, “di cui l’automazione è l’espressione più piena ma all’interno del quale rientrano anche le attrezzature e la power distribution”; Building, dedicata all’edificio nella sua completezza e focalizzata su “domotica, building automation, cavi, cablaggio strutturato, sicurezza, illuminazione”; e Sustainability che propone soluzioni integrate per la sostenibilità, attraverso una vasta gamma di prodotti nel settore fotovoltaico assieme alla parte di trattamento e condizionamento dell’aria.

Le tre business unit  – specifica Novello – devono aiutare il nostro network distributivo sul territorio a scaricare a terra tutta la potenzialità che Sonepar può offrire; sotto forma di prodotto ma anche sotto forma di servizio che viene erogato al cliente in modo da portare valore aggiunto nella costruzione di qualsiasi progetto”.

Ma perché “separare” le tecnologie della transizione energetica dal resto? Perché “il settore delle energie rinnovabili ha una sua filosofia, richiede delle competenze e una programmazione molto diverse rispetto al mercato elettrico tradizionale. Magari l’installatore può essere affine o addirittura lo stesso, ma nella realtà il taglio è abbastanza specialistico”. 

Come più grande distributore di materiale elettrico a livello nazionale Sonepar Italia gode di un punto di vista unico sulla filiera fotovoltaica. Dopo la bolla generata dal Bonus 110% oggi il mercato solare sta cercando un nuovo assestamento, tra prezzi dei pannelli in rapido calo e nuovi imput della generazione distribuzione, da cui stanno prendendo vita ulteriori sfide. “Quello che noi osserviamo come azienda – spiega Novello – è che la potenza installata c’è e continua ad aumentare. Ma chiaramente il fatturato langue e viene penalizzato perchè la deflazione è talmente tanto spinta da vanificare gli sforzi commerciali. […] Cosa succederà in futuro? Tutti noi speriamo che i fenomeni deflattivi possano riassorbirsi. Però se andassimo a vedere cosa è successo negli ultimi 15 anni nel mondo del fotovoltaico, ci renderemmo conto che la deflazione è stata l’unica costante di questo settore”.

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Green Offer, come Sonepar Italia anticipa le nuove esigenze di sostenibilità

La decisione dell’azienda di dedicare una business unit alla sostenibilità e alla transizione energetica non è frutto solo di logiche di mercato. Il Gruppo ha intrapreso ormai da anni una precisa strategia a favore di clima, ambiente e società, fatta di impegni interni (nel 2022 ha pubblicato il primo Rapporto di Sostenibilità) e di una spiccata attenzione per favorire soluzioni più sostenibili sul mercato. Una strategia in cui la digitalizzazione delle vendite e l’ammodernamento supply chain sono una parte importante ma non il tutto.

“Noi abbiamo azionisti giovani, molto attenti ad aspetti come l’inclusione, la parità di genere e il rispetto per l’ambiente. Loro sostengono si possa sviluppare del buon business supportando a tutti livelli l’adozione di energie rinnovabili ma dobbiamo anche essere attenti a proporre al nostro installatore prodotti più rispettosi dell’ambiente. Quindi qualche anno fa Sonepar è partito con il progetto della Green Offer. Di cosa si tratta? Grazie ad una metodologia rigorosa, verificata in maniera indipendente da  Bureau Veritas, alcuni prodotti elettrici distribuiti dall’azienda sono valutati in base alle loro emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita.

Il risultato dell’analisi viene tradotto in un’etichetta che identifica l’impronta di carbonio attraverso tre semplici categorie: A (Eccellente), B (Molto Buono) o C (Buono). Il sistema rappresenta un unicum nel settore in quanto permette di standardizzare tutte le certificazioni di prodotto per restituire un valore effettivo della CO2, e di effettuare così una comparazione altrimenti difficile.

Dei 750mila articoli che abbiamo nella nostra piattaforma Spark, circa un migliaio appartengono alla Green Offer”. L’idea è di estendere progressivamente l’offerta ad un numero sempre maggiore di prodotti, con l’obiettivo entro il 2028 di avere per ogni articolo nel catalogo Sonepar l’alternativa “green”. E con la possibilità in futuro di includere anche altri fattori legati al campo della sostenibilità. “Siamo partiti così, ora valuteremo la risposta, raccoglieremo dei feedback, e valuteremo l’interesse. Un lungo viaggio inizia con un singolo passo, e questo è il singolo passo”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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Decreto FER X, aste entro la fine dell’anno

Lo ha dichiarato il sottosegretario al MASE, Claudio Barbaro, ma l'iter del Decreto Fer X appare ancora indietro con i tempi

Decreto FER X
Foto di Ed White da Pixabay

Incentivi alle rinnovabili, la normativa in attesa

Il Decreto FER X è in dirittura d’arrivo e le prime procedure competitive del provvedimento potrebbero essere lanciate entro la fine del 2024. Questa perlomeno è la previsione avanzata dal sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, durante un’interrogazione alla Camera. Rispondendo in X Commissione ad un quesito dell’onorevole Peluffo sui tempi di adozione del DM FER-X, Barbaro ha fatto chiarezza sui prossimi passi del provvedimento.

Lo schema, ha ricordato il sottosegretario, è stato trasmesso all’ARERA nel mese di aprile ai fini dell’acquisizione del parere. L’Authority dovrebbe far sapere la propria posizione in questi giorni per poi “passare la palla” alla Conferenza Unificata. A valle dell’acquisizione di quest’ultimo parere “sarà possibile procedere con la notifica formale del provvedimento in Commissione europea per la verifica dei profili di compatibilità con la disciplina in materia di Aiuti di Stato”.

Decreto FER X, quando arriva?

Il percorso, dunque, si prospetta ancora lungo ma il Sottosegretario rassicura gli animi spiegando che il MASE sta cercando di velocizzare i passaggi rimanenti. “Per accelerare […] il Ministero ha già avviato i colloqui con la Commissione con l’obiettivo di illustrare le principali novità introdotte dal meccanismo. Tra le innovazioni, rispetto al disegno attuale, il nuovo schema prevede infatti che il Sistema si faccia carico del rischio dovuto alle dinamiche inflattive, particolarmente accentuate nell’ultimo anno, in modo tale da rendere i corrispettivi riconosciuti più adeguati alla struttura di costo e alla sua evoluzione, riducendo così i rischi degli operatori“.

Il Decreto, ricordiamo, nasce per sostenere la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili “con costi vicino alla competitività di mercato”. Ossia fotovoltaici, eolici, idroelettrici e di trattamento dei gas residuati dai processi di purificazione. L’ultima bozza del decreto FER X riporta due modalità di accesso agli incentivi: quella diretta, riservata ai sistemi rinnovabili di taglia uguale o inferiore ad 1 MW per un massimo di 5 GW sviluppabili in Italia; quella tramite aste, nel caso di impianti di potenza superiore a 1 MW (e con contingenti differenziati per tecnologia che vanno da un 45 GW per il fotovoltaico allo 0,02 GW per i gas residuati).

Barbaro ha anche anticipato che per mitigare le problematiche relative all’operatività dei contratti alle differenze convenzionali, il Ministero ha provveduto a “ridisegnare la struttura dei pagamenti del contratto al fine di disincentivare l’offerta della capacità contrattualizzata a prezzi inferiori ai propri costi marginali”. Un intervento che permetterebbe al tempo stesso di “ridurre il rischio volume sostenuto dai titolari della medesima capacità“. Le prime aste? “Potranno essere bandite entro la fine dell’anno“, ha concluso il sottosegretario.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


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PCB per la ricarica dei veicoli elettrici (EVC)

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Il ruolo e l'importanza dei circuiti stampati nel mondo della ricarica dei veicoli elettrici

pcb ricarica

Il mondo dell’EV charging promette di cambiare il nostro modo di spostarci e di viaggiare e molte sono le tecnologie in gioco per raggiungere questo ambizioso obiettivo. L’elettronica svolge di certo un ruolo chiave, ma è necessario sviluppare prodotti ad hoc per questo segmento di mercato, che siano in grado di gestire picchi energetici, alte temperature, funzionalità molteplici e dimensioni ridotte. Molte di queste necessità devono essere soddisfatte nella progettazione di un circuito stampato (anche detto PCB) che permetterà di garantire funzionalità, affidabilità ed efficienza di una colonnina di ricarica. I PCB (Printed Circuit Boards) sono infatti fondamentali per consentire una ricarica affidabile e ad alta potenza e si sono evoluti parallelamente allo sviluppo di colonnine di ricarica sempre più performanti, di dimensioni più compatte e più leggere.

Diminuendo le dimensioni delle colonnine di ricarica, anche lo spazio dedicato ai PCB si è ridotto, portando i progettisti di circuiti stampati a studiare nuovi design che permettessero di ottenere le stesse prestazioni in dimensioni più contenute. In alcuni casi può essere sufficiente usare elementi più compatti, in altri lavorare sulla densità del circuito, oppure optare per un maggior numero di strati che possano ospitare tutte le funzionalità richieste, o ancora prestare particolare attenzione alla larghezza delle piste e alla distanza di isolamento.

I circuiti stampati dedicati al mondo dell’ev charging devono inoltre poter gestire correnti e tensioni elevate, che richiedono l’uso di materiali specifici e spesso di una grande quantità di rame che permetta di condurre considerevoli flussi di corrente e dissipare il calore in eccesso.

I circuiti stampati di un EV charger non sono solo sviluppati per garantire il fine ultimo della colonnina, la ricarica in sè, ma anche un’esperienza di acquisto adeguata. Se, da un lato, la crescente richiesta di tempi di ricarica più rapidi richiede una tecnologia dei PCB in grado di supportare operazioni di ricarica efficienti e ad alta potenza, dall’altro devono essere considerate anche tutte le interfacce che includono funzioni come touchscreen, applicazioni mobili, lettori di schede RFID e controlli intuitivi, tutti progettati con lo scopo di migliorare l’esperienza dell’utilizzatore di una colonnina di ricarica.

Attenzione alla sostenibilità nella progettazione di un PCB

Un’attenta progettazione di circuiti stampati può inoltre contribuire alla sostenibilità del prodotto finale, perché permette di ottimizzare spazio e materiali, riducendo gli sprechi. Studiare con attenzione il design del PCB permette di sfruttare il pannello in modo da ridurre la quantità di materie prime necessarie per produrre il circuito stampato ma anche delle risorse richieste per lavorarlo, come acqua, calore ed elettricità. La dimensione inferiore di un circuito stampato si tramuta anche in meno materiali di scarto nel caso in cui la scheda finale abbia dei difetti e debba quindi essere rottamata, e anche un imballaggio con dimensioni minori, peso minore con conseguente riduzione del costo di spedizione. I vantaggi sono quindi al contempo ambientali ed economici.

NCAB ha sviluppato delle linee guida che permettono di identificare i fattori che determinano il costo di un PCB  e supporta i propri clienti sin dalle prime fasi della progettazione per raggiungere obiettivi di sostenibilità comuni. 

I webinar sul circuito stampato di NCAB Group

Per questo motivo il Gruppo svedese mette a disposizione il know how dei propri tecnici attraverso un fitto programma di webinar gratuiti dedicati al circuito stampato. 

Giovedì 13 giugno 2024, in particolare, Jonathan Milione, FAE di NCAB Group Italy, terrà un webinar dal titolo “PCB affidabili per l’EVC​ – Opportunità, sfide e applicazioni in ambito ricarica EV“ a cui è possibile iscriversi da questo link https://attendee.gotowebinar.com/register/3189250463637126235

Parleremo di:

  • Evoluzione e sfide del settore dei veicoli elettrici
  • Metodi di ricarica e sviluppi tecnologici delle colonnine di ricarica
  • Soluzioni di design per PCB: sistemi di ricarica ad alta potenza

leggi anche Circuiti stampati più sostenibili, l’approccio virtuoso di NCAB Group

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