• Articolo Washington, 7 giugno 2016
  • Vittoria per l’aggressiva compagnia petrolifera

    Chevron stringe il cappio attorno all’Ecuador e guarda al TTIP

  • La Corte suprema degli Usa condanna anche in appello il governo di Quito. E l’atteggiamento di Chevron fa temere anche per gli arbitrati internazionali previsti dal TTIP

Chevron stringe il cappio attorno all’Ecuador e guarda al TTIP

 

(Rinnovabili.it) – Conto salato quello che la Corte suprema degli Usa presenta all’Ecuador. Il paese latino-americano dovrà sborsare 96 milioni di dollari (che salgono a 106 contando gli interessi) a Chevron. La compagnia petrolifera vede la fine di una disputa legale che si trascina dal lontano 1973 per lo sfruttamento di un giacimento di idrocarburi. Intanto Chevron resta impunita per i disastri ambientali causati proprio in Ecuador. La vicenda solleva timori anche riguardo all’atteggiamento e allo strapotere dei colossi del petrolio nei confronti dei singoli Stati, un capitolo di fondamentale importanza nei negoziati su un accordo di libero scambio tra Ue e Usa come il TTIP.

 

Chevron stringe il cappio attorno all’Ecuador e guarda al TTIPIl tribunale americano ha confermato la sentenza emessa dalla Corte permanente di arbitrato dell’Aia nel 2011, che dopo anni di dibattimenti aveva infine dato ragione a Chevron, condannando l’Ecuador a pagare. Il motivo della contesa ha origine all’inizio degli anni ’70, quando la Texaco – più tardi acquisita da Chevron – si accordò per ottenere lo sfruttamento di un giacimento petrolifero in cambio della vendita di idrocarburi all’Ecuador a prezzi calmierati. La Texaco ha accusato il governo di aver violato il contratto; la palla è poi passata a Chevron all’indomani dell’acquisizione. Dopo la sentenza dell’Aia, Chevron aveva cercato la sponda di un tribunale americano per risolvere definitivamente il contenzioso.

Infatti l’Ecuador non riconosceva la giurisdizione della Corte permanente di arbitrato: l’accordo bilaterale in oggetto sarebbe entrato in vigore solo 5 anni dopo che Texaco aveva sospeso le sue operazioni, nel 1992. Ad ogni modo, la decisione della Corte suprema sembra mettere definitivamente la parola fine alla vicenda.

Il danno era alla Texaco, ma incassa Chevron. Curiosamente, la stessa logica non pare si adatti al processo parallelo, in cui Chevron è alla sbarra per disastri ambientali. In quel caso la difesa della multinazionale è ribaltata: non è colpa nostra ma dell’azienda precedente.

E l’atteggiamento di Chevron, una delle compagnie petrolifere più aggressive del mondo, fa temere anche per il testo finale del TTIP. La multinazionale infatti ha fatto pressioni sull’UE per inserire il meccanismo ISDS (Investor State Dispute Settlement) nell’accordo, che permetterebbe alle compagnie di impugnare davanti a un tribunale privato le decisioni dei governi che proteggono l’ambiente minacciando i loro profitti.

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