• Articolo Irvine, 23 settembre 2016
  • Lo studio pubblicato sulla rivista Science

    Clima, il suolo sequestra il 40% di CO2 in meno del previsto

  • Il ciclo di sequestro del carbonio è notevolmente più lento rispetto a tutte le previsioni fatte sino ad ora, usate come base scientifica per l’accordo sul clima raggiunto alla COP21 di Parigi

Clima, il suolo sequestra il 40% di CO2 in meno del previsto

 

(Rinnovabili.it) – Tutte le previsioni sul riscaldamento globale e l’andamento dei cambiamenti climatici fino ad oggi accettate nel consesso internazionale sono troppo ottimistiche. Anche e soprattutto quelle convalidate dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) dell’Onu, che sono alla base di accordi come quello sul clima raggiunto alla COP21 di Parigi. C’è un errore di fondo: viene sovrastimata la capacità della terra di assorbire e stoccare la CO2, sottraendola all’atmosfera e riequilibrando in qualche modo le emissioni antropiche. E lo sbaglio non è di uno “zero virgola”, ma almeno del 40%.

A lanciare l’allarme è un nuovo studio dell’università della California appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Science. Gli scienziati di Irvine hanno usato un metodo di datazione radiometrica per stimare l’età del carbonio presente nel suolo in 157 punti campione sparsi su tutto il pianeta. Il risultato è che l’età media è ben 6 volte superiore rispetto a quanto si credeva. Cosa significa? Il ciclo del carbonio è più lento di quanto stimato, cioè la Terra impiega più tempo per sequestrarlo. E di conseguenza la CO2 rimane in atmosfera per un periodo più lungo, continuando a contribuire al riscaldamento globale.

 

Questo significa anche che ci vorranno centinaia se non migliaia di anni perché il suolo sequestri le emissioni “extra”, di origine antropica. E le speranze di poter contare sul sequestro del carbonio per ridurre la CO2 entro il 2100 sono quasi del tutto infondate. Al di là delle speranze, il punto è che ciò ha effetti sulle stime e gli studi usati per prevedere la curva del riscaldamento globale. Che deve essere ora corretta al rialzo, peggiorando il quadro e rendendo ancora più urgente una seria politica di contrasto ai cambiamenti climatici.

L’IPCC, nei suoi studi, aveva calcolato che sarebbe bastato bloccare le deforestazioni di massa per far scendere il livello di concentrazione di CO2 in atmosfera di 40 ppm dal valore attuale che ha superato la soglia critica delle 400 ppm. Non è così, o almeno non ci si può fare affidamento se si vuole rispettare l’impegno preso a Parigi di mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C.

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