• Articolo Bruxelles, 29 marzo 2013
  • Dal Rapporto sul trattamento dei rifiuti in Europa

    Gestione dei rifiuti urbani: un paradosso tutto italiano

  • I dati dell’Agenzia dell’ambiente europea per l’Italia fanno tirare un sospiro di sollievo ma collocano il nostro Paese in una situazione alquanto paradossale

Gestione dei rifiuti urbani: un paradosso tutto italianoPochi giorni fa l’Agenzia europea dell’ambiente ha pubblicato il Rapporto sulla gestione dei rifiuti urbani in Europa. I dati relativi all’Italia fanno tirare un sospiro di sollievo ma collocano il nostro Paese in una situazione alquanto paradossale: da un lato infatti c’è lo sguardo ottimista del Rapporto che vede l’Italia muoversi nella giusta direzione per raggiungere l’obiettivo fissato dall’Ue, ovvero il 50% di rifiuti urbani riciclati entro il 2020, dall’altro ci sono i ripetuti richiami da parte della Commissione riguardo la cattiva gestione dei rifiuti nel Belpaese, – tra le procedure di infrazione c’è quella che riguarda le 102 discariche non conformi alla direttiva Ue del 1999 e la decisione di pochi giorni fa deferire l’Italia alla Corte di Giustizia dell’Ue per la gestione dei rifiuti nel Lazio, nello specifico nel sito di Malagrotta.

 

Il Rapporto si basa sui dati di Eurostat e dell’ISPRA l’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale– , e parla di 32.5 milioni di tonnellate di rifiuti in Italia del 2007 scesi a 32 milioni nel 2010. In quell’anno il nostro Paese ha riciclato il 35% dei rifiuti urbani, pari a 11,4 milioni di tonnellate, non riuscendo quindi a raggiungere gli obiettivi nazionali di raccolta differenziata che erano stati introdotti dal decreto legislativo 152/2006 e che prevedevano il 45% di riciclo per il 2008. Secondo l’ISPRA nel 2010 soltanto 10 delle 20 regioni italiane hanno raggiunto il “target 2008” -Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Toscana, Campania, Calabria, and Sardegna-. Nel 2011 è andata anche peggio, perché l’obiettivo è stato raggiunto da sole 5 regioni: Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna.

 

Buone notizie per quanto riguarda i rifiuti finiti in discarica che dal 2001 al 2010 sono scesi notevolmente passando dal 67 % al 48 %, dai 19.7 milioni di tonnellate ai 15.4. Ma è proprio sul campo delle discariche che il divario tra le regioni italiane è più evidente: si va infatti dall’8% della Lombardia al 93% della Sicilia. Disparità regionali che si fanno sentire soprattutto nel trattamento dei rifiuti: secondo i dati ISPRA nel 2010, mentre la Lombardia riciclava il 45% dei rifiuti urbani, il Veneto il 63%, e il Friuli Venezia Giulia il 39%, la Sicilia destinava alla discarica il 93% dei suoi rifiuti e il Molise e Basilicata ne seguivano l’esempio toccando rispettivamente l’84 e l’83%.

In generale è il Nord a riciclare di più – in testa ci sono il Veneto, il Trentino Alto Adige e il Piemonte – bilanciato dall’esempio virtuoso del 45% di raccolta differenziata della Sardegna e da città come Salerno che ha raggiunto il 55%. Ad aver registrato un aumento nei tassi di riciclo dal 2008 al 2010 sono la Campania con un +14%, seguita dalle Marche +13% e dalla Sardegna +10%.  Si differenzia a velocità diverse e a seconda dei materiali: per il riciclo totale si va dal 9% della Sicilia al 59% del Veneto, per quanto riguarda il riciclo dell’organico, invece, si passa dall’1% della Basilicata al 26% del Veneto. Le cifre della carta vanno dal 3% in Sicilia al 16% in Trentino Alto Adige, mentre in Sicilia il vetro è stato riciclato soltanto per l’1% e per  il 10% in Veneto.

 

Potenziando la differenziata, soprattutto nelle regioni del Centro sud, l’Italia non dovrebbe avere problemi a raggiungere l’importante obiettivo 2020. Secondo il rapporto dell’Agenzia anche la tassa sulle discariche prevista dal decreto legislativo 152/2006 -che dovrebbe essere applicata nei casi in cui un ATO Ambito territoriale ottimale non soddisfi gli obiettivi per la raccolta differenziata-, avrebbe contribuito a disincentivare l’uso delle stesse. Nonostante ciò, tuttavia, l’effetto è ancora limitato e non fornirebbe incentivi sufficienti per scegliere un’alternativa alla discarica, come avviene invece in molti altri Paesi europei.