• Articolo Strasburgo, 14 aprile 2016
  • Interrogazione dell’eurodeputata Barbara Spinelli

    Trivelle, solo il referendum può evitare l’infrazione europea

  • La norma oggetto del referendum sulle trivelle potrebbe violare le normative Ue sulla concorrenza. Se non verrà abrogata, rischiamo la sanzione

Trivelle solo il referendum può evitare l'infrazione europea 2

 

(Rinnovabili.it) – Oltre al danno, la beffa. Se il referendum sulle trivelle non raggiungerà il quorum, gli italiani rischiano non solo che le piattaforme marine entro le 12 miglia restino piazzate in acqua per tempi biblici, ma anche di dover pagare una multa all’Europa.

Il motivo è semplice: l’emendamento alla Legge di stabilità che il quesito referendario intende modificare, prolunga i titoli abilitativi già rilasciati (nelle acque territoriali) «per la durata di vita utile del giacimento». Questa formula cancella la legislazione precedente, che prevedeva concessioni di 30 anni, prorogabili tre volte per 10, 5 e 5 anni. Dunque una data di scadenza sulle trivelle c’era,  almeno prima del pasticcio governativo che può regalare il mare alle compagnie petrolifere. La misura, però, può configgere con la normativa europea sulla libera concorrenza.

Il rischio che l’articolo della Legge di stabilità in questione sia illegittimo, lo aveva già previsto il costituzionalista Enzo Di Salvatore, tra i coordinatori del Movimento No Triv, in un articolo per Rinnovabili.it.

 

Trivelle solo il referendum può evitare l'infrazione europea 3Ora vogliono vederci chiaro anche al Parlamento europeo, dal momento che Barbara Spinelli, eurodeputata del GUE/NGL, ha inviato una interrogazione alla Commissione europea, chiedendo di valutare se la disposizione governativa violi «la Convenzione di Aarhus e la direttiva 94/22/CE relativa alle condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e se intenda promuovere una procedura di infrazione contro l’Italia e se, in ogni caso, intenda esortare il governo italiano a modificare tale comma. […] Tale norma è sospetta di illegittimità, poiché una durata a tempo indeterminato delle concessioni violerebbe le regole del diritto Ue sulla libera concorrenza e in quanto l’Italia non ha rispettato i propri obblighi, sanciti dalla stessa Convenzione, di consentire la partecipazione del pubblico al processo decisionale in materia ambientale nell’adozione della disposizione in esame».

La situazione è tanto paradossale che il referendum del 17 aprile assume una doppia funzione: oltre consentire, come per tradizione, l’espressione democratica dei cittadini, potrebbe evitare un salasso multimilionario delle loro tasche, sanando l’illegittimità di una norma voluta dal governo.

3 Commenti

  1. vincenzo da torino
    Posted aprile 19, 2016 at 12:25 am

    Non c’è limite alla stupidità umana. Come è possibile praticamente cambiare proprietà di concessione petrolifera sullo stesso pozzo? Uno fa il pozzo, costruisce tutto l’armamentario e poi deve smontare tutto, perchè un altro ricostruisca? Non sono spiagge o altro simile. Poveri noi…

    • Vincenzo da Roma
      Posted aprile 19, 2016 at 6:40 pm

      Perché la vendita della struttura non si può come ad esempio i cantieri di Finmeccanica… già non c’è limite alla stupidità umana.

  2. Edoardo da Torno
    Posted aprile 20, 2016 at 7:06 pm

    Un tuffo nel passato…….

    un tempo il porto era il cuore del paese : piazza e ritrovo,luogo d’arrivo e partenza.Intorno alle barche c’era il mercato, li si lavorava e si lasciava correre il tempo. Tra il marinaio e il mare non c’erano barriere. Sceglieva l’uomo se partire e quando rientrare. A terra il suo sguardo era attento a captare segni premonitori. Un’occhiata all’orizzonte senza perdere di vista gli ormeggi, una al cielo alle nuvole che correvano oltre le colline.
    Quando alla sera la gente tornava a casa il marinaio straniero si accovacciava tra le reti e aspettava venti favorevoli. Gli stranieri venivano accolti nel porto con la stessa ospitalità che si desiderava trovare tra i popoli.
    Parlavano lingue diverse ma erano fratelli. Il mio….porto é tuo,dicevano a chi arrivava dal mare,quando anch’io approderò in una terra lontana verrò ricambiato con uguale accoglienza.
    Il marinaio sapeva che chi giungeva dal mare era…tutt’altro che scaltro, era vulnerabile, aveva fame e sete, e il ricordo delle grandi onde avevano impresso nella sua mente la fragilità della vita.
    Il mare è ancora lo stesso, quei porti e quegli uomini non ci sono più.

    Un buon soffio di vento!!
    Edo’58

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