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Verso la COP31, Turchia discarica della plastica dismessa dell’UE

La comodità di esportare i rifiuti rende difficile abbandonare il commercio internazionale del riciclo.

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L’afflusso di rifiuti in plastica in Turchia è destinato a crescere

Le montagne di plastica abbandonata si vedono in tutto il pianeta, ma i rifiuti in plastica in Turchia sono talmente tanti che il Paese è diventato la discarica dell’Unione Europea. Il Paese, che si prepara ad ospitare la COP31 il mese prossimo, importa centinaia di migliaia di tonnellate all’anno di rifiuti in plastica, che sono responsabili dell’avvelenamento delle specie marine e della grave e persistente contaminazione dei terreni agricoli.

Le microplastiche sono ormai entrate nella catena alimentare umana e costituiscono un rischio serio per la salute. Per quanto riguarda la Turchia, l’emergenza non fa che aggravarsi perché si prevede che l’afflusso di rifiuti crescerà nei prossimi anni.

In vista della COP31, i funzionari turchi e i gruppi ambientalisti continuano a esercitare pressioni per ottenere a livello globale un’azione più decisa e incisiva sull’inquinamento da plastica e sul riciclaggio. L’anno scorso i negoziati per la stesura di un trattato internazionale sui rifiuti plastici sono falliti poiché alcuni Governi preferiscono concentrarsi sulla raccolta e sul riciclaggio piuttosto che fermare la produzione di plastica. La Turchia sta cercando di ottenere un impegno dagli Stati che dovrebbe servire a dimezzare l’aumento dei rifiuti entro il 2035. La quantità totale generata ogni anno a livello mondiale ammonta a oltre 2,5 miliardi di tonnellate metriche.

«Miriamo a portare l’obiettivo “zero rifiuti” al centro dell’azione per il clima», aveva dichiarato a giugno il ministro dell’Ambiente turco, Murat Kurum. I gruppi ambientalisti in Turchia si stanno anche impegnando a favore della riduzione della produzione di plastica e degli imballaggi monouso, di norme più severe sull’esportazione dei rifiuti.

Nonostante questi sforzi, la comodità di esportare i rifiuti rende difficile abbandonare il commercio internazionale del riciclo. Questi interessi rischiano di vanificare qualsiasi appello all’azione lanciato durante la COP31 da parte dell’Europa.

Le importazioni europee di rifiuti in plastica in Turchia hanno toccato il record nel 2025

Le importazioni di rifiuti in plastica in Turchia sono cresciute dal 2018, quando la Cina ha smesso di lavorare la plastica in arrivo dall’estero. La Turchia è infatti la principale destinazione OCSE per i rifiuti plastici esportati dall’UE. Nel 2025 le esportazioni dall’UE dirette al Paese hanno toccato 510.000 tonnellate, su un totale di 1,4 milioni di tonnellate esportato dall’UE nello stesso anno.

Se si considerano anche delle esportazioni del Regno Unito alla Turchia, per l’anno scorso si arriva a 650.000 tonnellate metriche di rifiuti plastici, in base alle stime della Commissione Europea e dell’organizzazione ambientalista Basel Action Network. Il 21 novembre, l’UE vieterà le esportazioni di rifiuti verso i Paesi non appartenenti all’OCSE, ma purtroppo per la Turchia, che è un membro dell’OCSE, ciò significherà riceverne verosimilmente ancora di più.

Come principio generale, a partire dal 21 maggio 2027, l’UE non esporterà più rifiuti verso i Paesi non OCSE. A titolo eccezionale, però, le esportazioni potranno essere autorizzate verso quei Paesi che ne facciano esplicita richiesta e dimostrino di poterli gestire in modo sostenibile.

La Commissione UE ha pubblicato una relazione di valutazione sulla gestione sostenibile dei rifiuti plastici esportati dall’Unione alla Turchia. La relazione è stata pubblicata ai sensi del Regolamento UE sulle spedizioni di rifiuti, che appunto introduce norme più severe per le esportazioni di rifiuti plastici verso i Paesi al di fuori dell’Unione.

Valutazione delle esportazioni di rifiuti plastici dall’UE alla Turchia

In questa valutazione pubblicata a settembre la Commissione Europea ha affermato la Turchia ha inasprito le regolamentazioni, intensificando le ispezioni negli impianti di riciclaggio e introducendo sanzioni più elevate, ma la mancanza di trasparenza di dati attendibili compromette la tracciabilità del sistema, secondo la Commissione.

Bruxelles ha riscontrato delle gravi lacune: una mancanza di trasparenza sui dati relativi alla generazione e al trattamento dei rifiuti plastici, compreso l’impatto dei rifiuti importati sulla gestione dei rifiuti domestici. I problemi principali riguardano: inquinamento marino, danni alla fauna selvatica e la combustione e lo smaltimento abusivo all’aperto della plastica. Inoltre, secondo la Commissione, mancano informazioni su come viene rispettata la legislazione pensata per prevenire danni ambientali legati ai rifiuti plastici importati e, ancora, la governance sulla gestione dei rifiuti in plastica non è per niente chiara.

La Commissione Europea vorrebbe prendere in considerazione il divieto di esportazione di rifiuti plastici alla Turchia, viste le problematiche legate all’inquinamento e all’ambiente. Lo ha dichiarato il mese scorso un funzionario della Commissione a POLITICO. «Se non ci sarà una risposta adeguata o misure adottate dalle autorità, la Commissione potrebbe avviare la procedura per sospendere l’esportazione di rifiuti plastici verso la Turchia», ha affermato il funzionario. La stessa valutazione della Commissione, tuttavia, aveva raccomandato di proseguire le spedizioni verso la Turchia nonostante i rilievi.

Inquinamento da microplastiche legato agli impianti di riciclaggio sulla costa mediterranea della Turchia

Pur coprendo solo l’1% circa della superficie oceanica, il Mar Mediterraneo è una delle regioni più inquinate al mondo. Si stima che la Turchia sia responsabile del 19,1% delle circa 730 tonnellate metriche di rifiuti plastici che raggiungono il mare ogni giorno, seconda solo all’Egitto.

Tra marzo e luglio 2026 è stato rilevato un visibile accumulo di plastica e microplastica lungo la costa mediterranea da Adana a Fethiye. Il livello di inquinamento è diventato abbastanza grave da condizionare anche le attività turistiche. Le concentrazioni di microplastiche misurate sono risultate essere tra 2 e 65 volte superiori al valore più alto precedentemente riportato nella letteratura scientifica per la costa mediterranea della Turchia. Dal 59 al 93 percento delle particelle presenterebbe segni di lavorazione specifici degli impianti di riciclaggio.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.