• Articolo Ragusa, 14 settembre 2012
  • Continuano ad aumentare le richieste di perforazione e il MATTM ancora non risponde

    U mari nun si spirtusa: la protesta al largo di Ragusa

  • I manifestanti si sono imbarcati verso una delle piattaforme installate a pochi km dalla costa per manifestare la propria contrarietà alle operazioni di estrazione di petrolio

(Rinnovabili.it) – La Sicilia si oppone alle trivellazioni off-shore. Le azioni per tutelare il mare del Canale di Sicilia sono tutte figlie dell’appello al Ministero dell’Ambiente nel quale Greenpeace ha cercato di coinvolgere tutti i sindaci siciliani. Cinquanta i Comuni coinvolti fino ad oggi, oltre 55.000 i cittadini ch lo stanno sostenendo e numerose le associazioni locali e di categoria. Il mare non si sporca, anzi va tutelato con la creazione di aree protette. Proprio qualche giorno fa, infatti, il Consorzio di Ripopolamento ittico “Golfo di Siracusa” ha organizzato una protesta, patrocinata dalla Regione, che ha visto numerosi partecipanti salpare alla volta della Perla, la piattaforma che Eni Mediterranea Idrocarburi ha piazzato a circa 13 chilometri dalla costa. L’obiettivo era ovviamente quello di manifestare la propria contrarietà alla corsa all’estrazione di petrolio che si sta verificando proprio di fronte a una delle isole più belle d’Italia.

Per la responsabile campagna mare di Greenpeace, Giorgia Monti, si tratta di un vero e proprio assedio che le nostre coste stanno subendo da parte dei petrolieri, al quale è necessario che i governi locali si oppongano con forza. «Estrarre petrolio – ha commentato la Monti – conviene solo alle compagnie petrolifere che in Italia pagano tasse tra le più basse al mondo. A rimetterci i cittadini: l’estrazione di petrolio mette infatti a rischio le economie locali quali il turismo e la pesca. In un momento di crisi economica come questo, questa politica è inammissibile». Stando ai dati diffusi da Greenpeace, ad oggi, oltre alle 29 richieste di ricerca di petrolio nell’area (di cui 11 autorizzate), il Governo ne avrebbe rimesse in gioco altre 8. Una situazione sulla quale il Ministero dell’Ambiente ancora non ha dato una risposta.