I ricercatori hanno attribuito il 65% dei decessi totali al cambiamento climatico antropogenico.

Oltre 50.000 i morti per il caldo nel 2026 nelle maggiori città d’Europa
Nelle città europee i morti per il caldo nel 2026 sarebbero stati 50.000, con gli scienziati che attribuiscono al collasso climatico due decessi su tre. Le giornate roventi di questa estate hanno messo a dura prova gli organismi più vulnerabili e le notti troppo calde hanno impedito loro di recuperare. Quella del 2026 è stata probabilmente l’estate più pericolosa che l’Europa abbia vissuto finora perché il numero stimato di decessi in eccesso legati al caldo nelle città europee è stato notevolmente superiore rispetto al 2003 o al 2022, anni record per numero di morti.
Un nuovo prestigioso studio ha analizzato l’impatto delle ondate di calore estremo dell’estate del 2026 sulla salute pubblica in Europa, confrontando le temperature reali con uno scenario senza il riscaldamento globale causato dall’uomo. L’estate 2026 è stata la terza più calda di sempre nel continente europeo e la più calda in assoluto per l’Europa occidentale. La ricerca ha esaminato i casi di 854 città europee, che insieme contano una popolazione complessiva di quasi 173 milioni di residenti, stimando i decessi in eccesso legati al caldo tra giugno e agosto.
Dalla ricerca è emerso che nelle 854 città analizzate si sarebbero verificati 50.391 decessi in eccesso legati al caldo durante i mesi estivi da giugno ad agosto. Estendendo l’analisi anche alla primavera, e dunque considerando anche il periodo compreso dal 21 al 31 maggio, ci sarebbero stati altri 1.508 morti in eccesso.
Il bilancio di quest’anno supera di molto le estati precedenti, che pure avevano fatto registrare decessi record, risultando circa il 50% superiore rispetto a quelle del 2022 (con 29.480 decessi) e del 2003 (con 28.462 decessi), e quasi il doppio rispetto al 2025, che contava invece 24.572 decessi.
Il cambiamento climatico antropogenico eserciterà una sempre maggiore pressione sui sistemi sanitari
ll caldo cocente che ha investito l’Europa occidentale quest’estate è stato il peggiore mai registrato, secondo il servizio di monitoraggio climatico dell’UE. Più della metà del continente è stato colpito da uno stress da calore molto forte che ha fatto percepire temperature superiori ai 38 °C.
I ricercatori hanno attribuito il 65% dei decessi totali, ossia 32.619, al cambiamento climatico antropogenico, causato in primo luogo dalle emissioni derivanti dai combustibili fossili e dall’attività umana. Lo studio ha chiarito che, considerando un ulteriore riscaldamento di 1,4 °C entro la fine del secolo, senza rapidi progressi verso emissioni nette pari a zero, il carico sanitario derivante dal riscaldamento di origine antropica continuerà ad aumentare, esercitando una pressione crescente sui sistemi sanitari pubblici.
Variazioni demografiche e regionali
Per quanto riguarda le fasce d’età, il tasso di mortalità più elevato è stato osservato tra gli individui di età pari o superiore a 85 anni con 22.502 decessi stimati. Tuttavia, il caldo non ha risparmiato neanche i più giovani, la ricerca ha contato infatti 833 decessi stimati nella fascia tra i 20 e i 44 anni. A livello geografico, l’Europa meridionale ha registrato il tasso di mortalità in eccesso più alto del continente, ossia 380 per milione di abitanti. In base allo studio, la quota di decessi dovuti al collasso climatico è salita da circa il 40% all’inizio del secolo al 65% di quest’estate. I tassi medi standardizzati di mortalità in eccesso più alti per milione di abitanti hanno riguardato Malta con 716, l’Italia con 561, l’Ungheria con 537 e la Croazia con 461. In termini assoluti, invece, i numeri maggiori si concentrano in Italia, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito.












