• Articolo Roma, 6 marzo 2013
  • RAI: ospite della trasmissione, Paolo Tomasi, Presidente del COOU

    UnoMattina: la seconda vita dell’olio esausto

  • Italia leader ed esportatrice di know-how nella rigenerazione dell’olio lubrificante esausto, se ne è parlato nell’appuntamento di Rinnovabili.it con UnoMattina.

(Rinnovabili.it) – Quattro chili di olio esausto sarebbero sufficienti ad inquinare circa 7000 mq di mare, una superficie simile ad un intero stadio di calcio. Bastano queste cifre per farci comprendere che il problema dello smaltimento di tali sostanze è di vitale importanza, soprattutto in considerazione del fatto che ne siamo letteralmente circondati.

Per una volta a guidare la fila delle nazioni virtuose troviamo l’Italia, leader europea nel riciclo degli oli lubrificanti esausti, con un percentuale di rigenerazione del 95%, decisamente superiore alla media europea ferma al solo 30%. Il virtuosismo va ben oltre al semplice smaltimento corretto di una sostanza delle più pericolose, arrivando sino al suo totale recupero per rigenerarlo sotto forma di nuove sostanze altrettanto utili, quali il gasolio, il bitume o nuovo olio base.

Di questo stimolante argomento se ne è parlato durante il settimanale appuntamento di Rinnovabili.it con la trasmissione RAI Uno Mattina, alla quale ha preso parte anche Paolo Tomasi, presidente del  Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (COOU), un ente nato primi anni ’80 con il preciso obiettivo di raccogliere e rigenerare l’olio usato.

 

“In 30 anni abbiamo raccolto circa 5 milioni di tonnellate di olio esausto, un quantitativo che sarebbe bastato ad inquinare circa 8,5 milioni di metri quadrati di mar mediterraneo”, ha affermato Paolo Tomasi. Avendo iniziato ad interessarsi all’argomento molto prima delle altra nazioni europee, l’Italia si trova ora avvantaggiata, con un bagaglio di conoscenze tale da poter essere esportato anche a Paesi che solitamente ci precedono, come ad esempio la Germania. Grazie ad un accordo sottoscritto nel 2012, il know-how italiano sarà quest’anno esportato anche in Cina, per arrivare finalmente a trasformare i pericolosi oli esausti in una risorsa a pieno titolo. Da un chilo di olio lubrificante esausto è possibile ricavarne circa 650 grammi di nuovo olio base ed una percentuale minore di gasolio e bitume, riducendo quindi anche la dipendenza del nostro Paese,  per l’importazione di combustibile.


“Da pericoloso rifiuto ad importante risorsa”, afferma Mauro Spagnolo direttore di Rinnovabili.it ed ospite in trasmissione, sottolineando la necessità di rigenerare gli oli esausti piuttosto che smaltirli attraverso la combustione. Dal 2008 anche l’Europa si è adeguata a questo passaggio determinante, emanando una direttiva in materia che obbli ad avviare percorsi di rigenerazione degli oli esausti di passare alla loro combustione.

Il settore delle automobili è sicuramente uno dei principali responsabili nella produzione di olio lubrificante usato, basti pensare che, solo in Italia, ogni anno vengono rottamate circa 700 mila autovetture, dalle quali sarebbe possibile riutilizzare e riciclare circa l’80% degli elementi e dei materiali di cui sono composte, a partire dai pneumatici, fino ad arrivare nella fattispecie agli oli ed ai lubrificanti.

Un tema di vitale importanza per il benessere e per il futuro dell’ambiente e per la riduzione delle emissioni nocive in atmosfera, approfondito ed illustrato nelle sue molteplici parti, nella neonata sezione di Rinnovabili.it “reAUTO“.