La natura dopo 3,8 miliardi di anni di esistenza ha dato indiscutibilmente prova d’essere un sistema che funziona. Oggi come ieri ci offre un'infinita fonte di casi studio per tracciare il percorso verso un futuro sostenibile. A noi basta copiarla
“L’ingegno umano mai troverà invenzione più bella, né più facile né più breve della natura, perché nelle sue invenzioni nulla manca e nulla è superfluo”. Le parole pronunciate da _Leonardo da Vinci_ oltre cinque secoli fa’ tornano ad essere quanto mai attuali, rappresentando forse il miglior sunto di un concetto che oggi acquista i contorni di una nuova scienza. Parliamo della biomimetica o biomimesi, la disciplina che studia i processi biologici naturali per cercare soluzioni sostenibili ai problemi tecnologici e progettuali dell’uomo; dopo 3,8 miliardi di anni di esistenza Madre Natura ha dato indiscutibilmente prova d’essere un sistema che funziona, sperimentando modelli e strutture e scartando dal ciclo vitale gli errori e il superfluo e ora il mondo della scienza sembra pronto a ricorrere all’immensa banca dati realizzata ed affinata dal processo evolutivo. In una società abituata a dominare o “migliorare” l’ambiente, questa rispettosa imitazione è in grado di costituire una vera e propria rivoluzione che, a differenza da quella introdotta con l’era industriale, dà vita ad un sistema basato non su ciò che possiamo estrarre dalla natura, ma su ciò che possiamo imparare da lei.
Per descrivere questa scienza esiste, in realtà, più di un termine impiegato comunemente, seppure con leggere sfumature nel significato. Era la fine degli anni 50 quando per la prima volta venne introdotta la parola “bionica” durante una riunione scientifica grazie al Dr. _Jack E. Steele_ dell’Air Force statunitense, per intendere “l’uso di prototipi biologici per la progettazione di sistemi di sintesi artificiali”. In un linguaggio più semplice: studiare i principi fondamentali in natura applicando quest’ultimi a bisogni dell’uomo.
Apparsa tra gli eroi ambientali del Times, Benyus è divenuta promotrice di un pensiero che sta facendo scuola negli ambienti progettuali ed è la fondatrice di un’organizzazione no-profit, il “Biomimicry Institute”:https://biomimicryinstitute.org/, che da 5 anni lavora per lo sviluppo di programmi educativi in questo contesto, sostenendo la creazione di politiche pubbliche ed incoraggiando le imprese che traggono profitto dalla biomimesi a fornire un sostegno finanziario per la biodiversità. All’attività dell’Istituto si unisce “AskNature.org”:https://asknature.org/ la prima banca dati online biomimesica che offre gratuitamente un patrimonio di strategie di progettazione a cui attingere e nel contempo un luogo di incontro per quanti hanno studiato organismi e sistemi messi in atto e chi è alla ricerca di soluzioni progettuali bio-ispirate.
Concretamente, di fronte a un dato problema, la metodologia Biomimicry ricerca risposte valide già fornite da esseri viventi dimostratosi efficaci sotto il profilo costo/emissioni e prive di qualsiasi tossicità. La questione dunque è quella di identificare i campioni, ossia gli organismi la cui sopravvivenza dipende la qualità della soluzione messa in gioco. Tre i livelli di interazione derivanti da:
* *Forma:* ad esempio il treno superveloce giapponese Shinkansen 500, ribattezzato il Proiettile, il cui muso è stato modellato come il becco del martin pescatore in modo da migliorare l’aerodinamicità, e di conseguenza ridurre il rumore e aumentare l’efficienza energetica.
* *Processo:* è il caso delle spicole di silice che compongono lo scheletro di alcune spugne scoperte ottime conduttrici di luce il cui principio si sta applicando a livello universitario per produrre fibre ottiche a pressione e temperatura ambiente, attraverso processi meno energivori dei tradizionali.
* *Ecosistema:* eclatante “l’ecologia industriale” di Kalundborg, città della Danimarca, dove la raffineria di petrolio, una fabbrica di pannelli in gesso, una ditta farmaceutica, l’allevamento ittico cittadino, una centrale a carbone centrale elettrica e il comune, cooperano alla mutua utilizzazione dei prodotti di scarto realizzando un perfetto ecosistema artificiale nella stessa perfetta simbiosi che avviene in natura.
Il “doing it nature’s way”, ossia il ‘fare secondo natura’ ha in sé il potenziale per cambiare l’attuale modo di produrre il nutrimento, di creare materiali e farmaci, di sfruttare l’energia e memorizzare le informazioni. E nel campo della sostenibilità di rendere raggiungibili sfide impegnative come dimostrano molti dei risultati raggiunti in questi anni, in parte anche grazie al lavoro dell’eroina ambientale.
h3{color:#7A8541;}. *Sostenibilità bio-ispirata*
*Celle fotovoltaiche tra farfalle e foglie di loto*
*Dallo zoo alle turbine eoliche*
*Un’architettura “animalesca”*
Per ridurre al minimo le perdite di calore domestico alla Duke University si rivolgono invece al Ratto canguro (Dipodomys merriami), piccolo roditore del deserto americano in grado di mantenere la sua temperatura corporea utilizzando un’intelligente e semplice ‘architettura nasale’. Spiega Steven Vogel, biologo alla Duke: “i piccoli uccelli e mammiferi comunemente minimizzano la perdita di calore respiratorio con scambiatori controcorrente alternati nei loro passaggi nasali. Estraggono calore dall’aria in un’espirazione per scaldare il naso e quindi lo riutilizzano per riscaldare la successiva inalazione”. Allo stesso modo Vogel pensa ad abitazioni con “nasi”, ossia duplici scambiatori di calori forniti di ventilatori in grado di operare in antifase permettendo alla casa di ‘respirare’.
*Il risparmio energetico ispirato alle seppie*












