• Articolo , 29 agosto 2008
  • Musica sostenibile: le note che fanno bene al pianeta

  • Tour ecocompatibili, musicisti dal cuore “verde”, album eco-friendly. Ecco come il settore musicale sta cominciando a dare il suo contributo nella lotta ai cambiamenti climatici

E’ possibile salvare il pianeta una canzone alla volta? Veicolo di comunicazione tra i più antichi al mondo la musica è da tempo affidatario di messaggi connessi ad un forte impegno sociale, sia per la facilità di trasmissione che per la rapidità di recepimento. Ed ora che al grido d’allarme ambientalista nei confronti di un pianeta affamato d’energia e stravolto dai cambiamenti climatici si sono unite le voci di scienziati, economisti e politici, anche l’universo musicale sembra maturo per portare il suo impegno alla sfida lanciata dal surriscaldamento globale. A fare da apripista il monumentale concerto _Live Earth – The concert for a climate in crisis_, che pur non essendo il primo approccio in tal senso, è da considerarsi il più grande evento della scena musicale internazionale a richiamare l’attenzione sullo stato di salute della Terra. L’iniziativa voluta dall’ex vicepresidente USA, Al Gore, ha riunito il 7 luglio 2007 ben 150 artisti, su nove palcoscenici diversi nei sette continenti e richiamato più di 2 miliardi di persone con un obiettivo preciso: sensibilizzare l’opinione pubblica al problema dell’aumento della temperatura terrestre e spingere così i governi ad agire. Dal Giants Stadium di New York all’Aussie Stadium di Sydney passando per Londra, Rio de Janeiro, Tokyo, Shanghai, artisti del calibro di Madonna, Genesis, Bon Jovi, Metallica hanno partecipato come testimonial dell’evento accompagnati da filmati, interviste e reportage per comprendere meglio l’attuale situazione ambientale. E per dimostrare un impegno in prima persona gli organizzatori hanno fatto il possibile per ridurre al minimo l’impatto ambientale degli spettacoli e devoluto l’intero incasso ad organizzazioni ambientaliste come Alliance for Climate Protection. La maratona musicale si è dimostrata, così, utile come caso studio per redigere il “Live Earth’s Green Guidelines”:http://www.liveearth.org/docs/Live_Earth_Carbon_Report.pdf, un manuale che incoraggi al cambiamento fornendo le linee guida per la realizzazione di eventi live sostenibili. Sulla base della loro raccolta di dati e con un ampio sostegno da parte dell’U.S. Green Building Council, The Climate Group e i creatori del LEED, il Sistema di Valutazione per la Bioedilizia, il team di Live Earth ha individuato tre principali settori per un maggior controllo dell’impatto ambientale, nei quali si è peraltro intervenuti nella manifestazione stessa:
* riduzione dei consumi energetici (ad esempio acquistando energia verde, sfruttando la circolazione naturale dell’aria al fine di ridurre l’aria condizionata, richiamando agli eventi artisti della zona e quelli già in tour per ridurre i viaggi aerei, installando sistemi d’illuminazione ad alta efficienza energetica, ecc.)
* impiego di materiali sostenibili (impiegando merci locali, materiali organici o in fibra di bambù, inchiostri biologici, ecc.)
* differenziazione dei rifiuti (menù su misura per ridurre gli imballaggi, ampie zone di riciclaggio, ecc.)

Il risultato finale per Live Earth è stato di limitare le emissioni di carbonio a 19.708 tonnellate contro le 31.500 in media associate ad un live di tale portata, mentre delle 97 tonnellate di rifiuti raccolti, l’81%, è stato sottratto alle discariche attraverso il riciclaggio. Ma quanto incidono allora i concerti sull’ambiente? Solo in Italia ogni anno gli eventi musicali sono responsabili in maniera diretta o indiretta di circa 45.000 tonnellate di CO2 (lo 0,01% delle emissioni nazionali totali di questo gas) ovvero una quantità di anidride carbonica pari a quella rilasciata da 22.500 auto che percorrono 10.000 km. Ad elaborare questi dati è il documento presentato in occasione della presentazione di Edison Change The Music uno tra i primi progetti italiani per lo sviluppo di una cultura della sostenibilità e del risparmio energetico nella musica ed a cura dello stesso operatore energetico. L’obiettivo è dimostrare come sia possibile in tutti gli ambiti di attività nel settore musicale un approccio sostenibile che conduca a risultati concreti e misurabili in termini di efficienza energetica e riduzione dell’impatto ambientale. Per un evento che coinvolga fino alle 5.000 persone un approccio “eco-coscienzioso” che preveda fonti rinnovabili per gli impianti elettrici e di illuminazione, promozione della mobilità sostenibile e materiale promozionale stampato su carta riciclata, sarebbe in grado di ridurre le emissioni di CO2 di circa il 75%. Il progetto si avvale di tre iniziative: una Community per gli utenti (www.myspace.com/edisonchangethemusic), un Contest dedicato ai giovani musicisti emergenti che intendono aderire ai principi del progetto ed un Green Music Book, una guida “in divenire” di idee, comportamenti e soluzioni tecniche votate all’ecosostenibilità nella musica. Anche in questo caso i consigli vertono sull’utilizzo, dove possibile, di biocombustibili per i generatori che alimentano il concerto o sul supporto con mezzi di produzione di energia rinnovabile, sulla promozione della mobilità sostenibile e sulla creazione di incentivi per gli spettatori che utilizzano i mezzi di trasporto pubblico, sull’utilizzo apparecchiature efficienti e, ove ce ne sia la possibilità, di sistemi di illuminazione a basso consumo.

*Più musica, meno CO2*
Ma c’è chi fornisce il proprio contributo non solo riducendo ma anche compensando tutte le emissioni di CO2 prodotte attraverso progetti di riforestazione o l’acquisto di crediti di carbonio. Fa parte di quest’ultime la formula scelta da Enel per sponsorizzare del Safari Tour Live 2008 di Jovanotti. Con il supporto tecnico di AzzeroCO2 l’azienda energetica ha realizzato un’analisi dettagliata delle emissioni di anidride carbonica associate alla realizzazione dell’evento attraverso la raccolta e l’analisi dei dati relativi ai consumi energetici, alla carta utilizzata per il materiale pubblicitario (biglietti, manifesti, volantini) e agli spostamenti del personale e del pubblico. La quantificazione della CO2 corrispondente ai consumi sopra citati e pari a circa 1.863 tonnellate è stata ottenuta attraverso fattori di conversione riconosciuti a livello internazionale ed utilizzando le metodologie sviluppate da WRI (World Resources Institute), WBCSD (World Business Council for Sustainable Development) e IPCC (International Panel on Climate Change). Il progetto contribuirà a riforestare un’area complessiva di circa 3,80 ettari, circa 2.662 alberi, in quattro aree urbane d’Italia. A tingersi di verde è anche il tour estivo di Luciano Ligabue, che aderendo al progetto Impatto Zero® di LifeGate, ha dato il via lo scorso 4 luglio ad una serie di concerti ecocompatibili. In questo caso, alla quantificazione dell’impatto ambientale, ottenuta grazie alla collaborazione di Università e Partner specializzati nel Life Cycle Assessment, si associa la nascita di 218.700 mq di foreste in Costa Rica certificati da Bios, ente riconosciuto dall’Unione Europea. Non solo compensazione ma anche azioni dirette: l’evento ha difatti promosso in contemporanea l’utilizzo dei mezzi pubblici per raggiungere gli stadi ed un progetto di “car-pooling” (ovvero la condivisione di un’auto privata da parte di persone che percorrono lo stesso itinerario) dedicato ai fan e costruito su misura per gli appuntamenti concertistici di Ligabue (www.tandemobility.com).
Non mancano realtà anche più curiose come i concerti “a pedali”. Il primo tentativo italiano in questo senso è stato realizzato nell’edizione 2007 di Ecomondo, dalla Regione Emilia-Romagna, per il concerto del cantautore bolognese Franz Campi in cui l’energia elettrica necessaria per l’amplificatore della chitarra è stata fornita unicamente da velocipedi collegati ad un alimentatore. L’esperimento è stato riproposto nel marzo di quest’anno in occasione della Festa dell’Aria di Modena, alimentando anche in questo caso parte dell’amplificazione di un concerto di giovanissimi presso una scuola media cittadina ed alternato alla visione di filmati dedicati al risparmio energetico e al consumo sostenibile. Un modo non solo per risparmiare energia ma anche per coinvolgere in maniera diretta il pubblico (ai pedali dei bici-generatori) allo spettacolo.

*Dalle sale di registrazione ai videoclip*
Ma la musica non è costituita solo da eventi live e si può promuovere un sistema sostenibile a 360° dall’organizzazione e promozione degli eventi, agli studi di registrazione, fino alla produzione di video e cd. Piero Pelù, testimonial della campagna WWF “Generazione Clima. Efficienti per natura” ha installato sul tetto della sua sala di registrazione dei moduli fotovoltaici e così ha fatto anche il cantautore hawaiano Jack Johnson negli uffici della Brushfire Records, etichetta indipendente da lui stesso fondata e vero e proprio modello “eco-friendly”, tanto da meritarsi il titolo di musicista più “green” al mondo dalla rivista Billboard. Oltre all’alimentazione ad energia solare, infatti, i muri dell’edificio utilizzano come isolante vecchi jeans triturati, i cd impiegano solo carta riciclata, inchiostro a base di soia e plastica biodegradabile. E se questo non fosse abbastanza Johnson è anche co-fondatore di un programma di educazione ambientale nel suo paese natio e del Kokua Festival, una manifestazione musicale “ecologica” al 100%. I video musicali non fanno eccezioni: un esempio su tutti “Drammaturgia” della band milanese Le Vibrazioni, che ha deciso in questo caso di compensare le emissioni legate alla realizzazione del videoclip stesso acquistando crediti di anidride carbonica. Il gruppo Asja ha provveduto al conteggio della CO2 prodotta durante i due giorni di lavorazione del video, comprendendo quelle generate dai consumi energetici e quelle dai trasporti di persone e strumentazioni. Le metodologie di calcolo sono state elaborate da una Commissione Tecnica della quale fanno parte il Politecnico di Torino e la Seconda Università degli Studi di Napoli mentre l’ente internazionale DNV (Det Norske Veritas) ne ha verificato i dati. A calcolo concluso il gruppo ha messo disposizione della band i suoi crediti di anidride carbonica (ottenuti dalla produzione di energia rinnovabile) equivalenti alla CO2 rilasciata nelle giornate di lavorazione.
Se c’è chi impara c’è anche chi insegna. Lo ha dimostrato il programma Audioambiente realizzato da All Music in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e condotto da Angelo Pisani e Marco Silvestri, meglio noti come i Pali e Dispari. In quattro puntate ambientate in diverse città italiane, i “conduttori” hanno fatto visita a quattro gruppi emergenti del panorama hip hop italiano commissionando loro un brano musicale con tematiche legate all’ambiente e allo sviluppo sostenibile, accompagnando quindi i musicisti in una due giorni all’insegna della sostenibilità e controllando che le loro azioni quotidiane fossero “ecological correct”. E il pianeta ringrazia.