“Mare Monstrum 2025” racconta punto per punto l’illegalità che sfregia le coste e i mari dell’Italia: cementificazione, inquinamento, pesca illegale, danni ambientali e violazioni del codice di navigazione e nautica da diporto anche nelle aree protette

L’illegalità che deturpa il mare e le coste italiane
Mare Monstrum 2025 è il report di Legambiente che racconta punto per punto l’illegalità che sfregia le coste e i mari dell’Italia, nonostante l’impegno instancabile delle forze dell’ordine e delle capitanerie di porto.
Cementificazione, inquinamento, pesca illegale, danni ambientali e violazioni del codice di navigazione e nautica da diporto anche nelle aree protette.
Gli illeciti penali aumentano dove è più presente la malavita organizzata
È una lotta impari, tanto che nel 2024 i reati (25.063) sono aumentati del 9,2% rispetto al 2023; poco più della metà (50,5%) dei reati sono stati commessi nelle quattro regioni dove la presenza della malavita organizzata è particolarmente soffocante (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), seguite da Lazio e Toscana.
Aumentano anche gli illeciti amministrativi (44.690), ovvero +21,4% rispetto al 2023. Sommando reati e illeciti amministrativi le violazioni sono 69.753, di cui impressiona la frequenza enumerata da Mare Monstrum 2025: «circa 191 al giorno, con una media di 7,9 ogni ora, 9,5 per km di costa, uno ogni 105 metri».
A tanti reati fa da contrasto il numero dei controlli di forze dell’ordine e capitanerie di porto (935.878) e quello delle persone denunciate (26.902), e aumentano anche i sequestri (+1,3%).
La piaga dell’abusivismo edilizio
L’abusivismo edilizio colpisce principalmente le coste, in nome di un «presunto diritto al godimento privato del mare».
È una storia vecchia che non accenna a esaurirsi: i vecchi abusi, mai demoliti, si sommano ai nuovi che proliferano grazie alla quasi certezza dell’impunità, dovuta a una certa “indifferenza” istituzionale.
Legambiente continua a sostenere l’importanza delle demolizioni, il migliore deterrente per scongiurare il nuovo abusivismo: non demolire è come dare il via libera ad altri abusi, ma solo pochi amministratori illuminati intervengono per ripristinare la legalità.
Eppure, sottolinea Mare Monstrum 2025, «la coscienza popolare rispetto ai temi ambientali, alla tutela del paesaggio e alla legalità è cambiata, tanto che la maggioranza degli italiani – in particolare le nuove generazioni – considera lo scempio del paesaggio un fenomeno deprecabile, mentre la cura e la valorizzazione del territorio sono parte fondante un’idea nuova e vincente di turismo e di economia».
Mare Monstrum 2025 denuncia l’inquinamento del mare
L’inquinamento è la seconda grande piaga denunciata dal rapporto Mare Monstrum 2025: «depuratori inesistenti o mal funzionanti, scarichi fognari abusivi, sversamenti illegali di liquami e rifiuti, rappresentano il 31,6% dei reati contestati, a seguito di 207.392 controlli delle forze dell’ordine e capitanerie di porto».
Per la depurazione l’Italia ha in piedi quattro procedure della Corte di Giustizia Europea in tema di collettamento, fognatura e depurazione.
Un’indagine ha smascherato un maxi-traffico illecito di rifiuti da fanghi di depurazione in Calabria con conseguente sversamento in mare dei liquami e relativi danni ambientali. Episodi analoghi, perduranti nel tempo, si segnalano in Sicilia.
La pesca illegale
La pesca illegale, a quanto sembra, è un illecito difficile da sradicare che costituisce una vera e propria economia clandestina, dannosa da vari punti di vista: spesso produce danni irreversibili alla biodiversità ed è priva delle necessarie garanzie per la salute dei consumatori, a cui il pesce viene venduto sottobanco.
Si segnalano «4.553 reati, oltre 12 reati al giorno per un anno, 4.589 persone denunciate e 152 sequestri, con un valore economico che comprende anche le sanzioni di oltre 12 milioni di euro (+83,3% rispetto al 2023), a cui si aggiungono oltre 14 mila attrezzi pesca e più di 1 milione di chilogrammi di pesce sequestrato».
A questi reati si sommano 7.293 illeciti amministrativi.
La Sicilia guida la classifica della pesca illegale (898 reati accertati), seguita da Puglia e Liguria. La Sicilia è prima anche per i prodotti ittici sequestrati (343.630,7 chilogrammi), seguita da Sardegna e Toscana.
È bene sottolineare che anche intorno al settore della pesca ruota un sistema di infiltrazioni mafiose in contesti imprenditoriali apparentemente legittimi che coinvolgono l’intera filiera ittica.
A quelli che sono problemi italiani, si aggiungono le preoccupazioni per il mare e gli oceani, sottoposti a una pressione incessante tra inquinamento, cambiamento climatico e perdita di biodiversità.
Tanti i trattati internazionali, ma tra le parole e risultati la distanza sembra incolmabile.
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