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Snam, nel piano strategico oltre 1 mld a idrogeno e CCS

La società presenta i risultati finanziari 2025 e il Piano strategico 2026-2030, annunciando la sostituzione di quasi mille chilometri di gasdotti con tecnologie “H2-ready”. Aumentato il budget per il CCS

Corridoio Sud Idrogeno: South H2 Corridor entra nel Global Gateway UE
via depositphotos.com

Il nuovo Piano strategico 2030 di Snam

Presentato stamane a Milano il nuovo Piano Strategico 2026-2030 di Snam, il documento di regia che guiderà gli investimenti della società nei prossimi anni. Investimenti che crescono ancora toccando i 14 miliardi di euro, da spalmare su tre leve strategiche: crescita industriale, gestione attiva del portafoglio di partecipazioni e rotazione degli asset.

Nel nuovo capitolo di spesa non poteva mancare una quota riservata ai vettori della transizione, ossia idrogeno e biometano, con un riferimento diretto anche alla cattura e allo stoccaggio della CO2. E un obiettivo ambizioso: convertire entro la fine di questo decennio quasi mille chilometri di gasdotti esistenti per renderli idonei al trasporto di idrogeno.

“Investiamo 14 miliardi di euro entro il 2030 per creare un sistema energetico italiano ed europeo sempre più integrato, sicuro e competitivo”, ha dichiarato l’AD Agostino Scornajenchi. “Stiamo affrontando in modo pragmatico le sfide poste dall’attuale contesto globale, con una domanda di energia prevista in crescita nel medio-lungo termine e con il gas che continuerà a svolgere un ruolo centrale come vettore di bilanciamento energetico, fondamentale per preservare l’affidabilità e l’adeguatezza del sistema”.

Quanto spazio occupano in questo contesto idrogeno e biometano? Per capirlo, vediamo da vicino i progetti già avviati.

Progetti per l’idrogeno

Attualmente Snam è impegnata a sviluppare infrastrutture “H2-ready” per favorire la creazione di un sistema energetico multi-molecola. I principali progetti includono l’Italian H2 Backbone, la dorsale italiana dell’idrogeno, che ha già ricevuto un cofinanziamento di 24 milioni di euro dalla Commissione Europea tramite il programma Connecting Europe Facility (CEF). La dorsale fa in realtà parte del SoutH2 Corridor, un percorso infrastrutturale più ampio di circa 3.300 km che collegherà il Nord Africa alla Germania meridionale, coinvolgendo altri operatori europei (TAG, GCA e Bayernets).

Parallelamente, la società sta affinando una serie di collaborazioni internazionali, come quella con ACWA Power per esplorare la creazione di una catena di fornitura internazionale di idrogeno verde dall’Arabia Saudita all’Europa, valutando anche lo sviluppo di un terminale di importazione di ammoniaca. Di pari passo, sta portando avanti il programma HyAccelerator, dedicato allo scouting e alla valutazione di tecnologie e idee innovative emergenti nel campo dell’idrogeno.

Progetti per il biometano

Su questo fronte la società mira a incrementare i volumi produttivi attraverso nuovi impianti e la riconversione di quelli esistenti. Nel dettaglio, nel primo semestre 2025 tre impianti sono stati riconvertiti da biogas a biometano da scarti agricoli e biomasse, portando la potenza installata totale a 42 MW. Inoltre, è stata avviata la realizzazione dell’impianto di Govone Biometano S.r.l. per la produzione da scarti agro-industriali.

A livello infrastrutturale, la società ha investito 43 milioni di euro per la realizzazione di allacciamenti della rete a impianti di biometano. Non solo: Snam opera in questo settore attraverso il gruppo Bioenerys, che sviluppa un portafoglio diversificato di asset tramite acquisizioni e nuovi progetti greenfield.

Gli investimenti del Piano strategico 2030 di Snam

Dei 14 miliardi di euro stanziati dal Piano strategico 2026-2030, la quota maggiore (circa 9 miliardi) è ovviamente riservata alle reti. Il documento riporta anche 240 milioni per l’efficienza energetica, 140 milioni per lo sviluppo del biometano e 200 milioni per avviare lo sviluppo della dorsale dell’idrogeno.

A questi si aggiungono 800 milioni per il progetto Ravenna CCS (Carbon Capture and Storage), 300 milioni in più rispetto al precedente piano, con l’obiettivo dichiarato di immagazzinare oltre 500 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

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