“The Good Farmer Award” 2026 seleziona due progetti di agricoltura biologica rigenerativa. Per il terzo anno consecutivo il Gruppo Davines premia giovani agricoltori e agricoltrici entro i 35 anni

“The Good Farmer Award” 2026, attenzione al suolo e al benessere animale
“The Good Farmer Award” 2026 torna per il terzo anno consecutivo, a conferma di un interesse crescente verso l’agricoltura sana.
Il Gruppo Davines, una B Corp leader nel settore cosmetico della cura dei capelli, selezionerà due progetti innovativi presentati da giovani agricoltrici e agricoltori entro i 35 anni. I vincitori del “The Good Farmer Award 2026” – realizzato in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – riceveranno un premio di 10mila euro ciascuno.
È il primo premio che in Italia sostiene i giovani che, attraverso pratiche di agricoltura biologica rigenerativa e agroecologiche, portano avanti esperienze virtuose di transizione ecologica con un approccio sistemico e un’attenzione alle condizioni dei lavoratori agricoli.
Anche quest’anno il bando è aperto anche alle aziende agricole che praticano forme di allevamento volte a migliorare il benessere e la salute animale con pratiche che includono, tra le altre, il pascolo all’aperto e la riduzione dell’uso di farmaci veterinari.
Come partecipare al bando per “The Good Farmer Award” 2026
Per presentare la candidatura è necessario avere età inferiore o uguale a 35 anni alla data del 31 luglio 2026.
I 10mila euro del premio devono essere impiegati per l’acquisto di materialie per interventi finalizzati al miglioramento e allo sviluppo delle attività agroecologiche.
Le candidature sono aperte fino al 30 giugno 2026. Per partecipare si deve compilare il modulo online; qui è invece possibile trovare ulteriori informazioni su “The Good Farmer Award” 2026.
La premiazione si svolgerà il 26 novembre 2026 nella sede del Davines Group Village a Parma.
I requisiti necessari
Condizione indispensabile per partecipare è anche quella di gestire imprese con certificazione biologica in corso di validità e applicare i principi dell’agricoltura biologica rigenerativa e dell’agroecologia.
Inoltre, i giovani agricoltori e le loro aziende devono dimostrare di utilizzare almeno tre tra le strategie e le pratiche di agricoltura biologica rigenerativa e agroecologia identificate dal regolamento.
Tra queste rientrano:
- la rotazione colturale
- il minimo disturbo del suolo
- l’utilizzo di fertilizzanti organici
- la coltivazione di alberi associata a campi seminativi o a pascoli
- l’uso di colture di copertura come le leguminose e la pacciamatura del terreno (ossia la copertura del terreno con materiale organico come paglia o foglie).
I membri della giuria
Di seguito, gli otto membri della giuria del premio:
- Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e presidente della giuria
- Davide Bochicchio, ricercatore CREA (Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria) Zootecnia e acquacoltura
- Dario Fornara, direttore di EROC (European Regenerative Organic Center)
- Angelo Gentili, responsabile nazionale Agricoltura di Legambiente
- Paola Migliorini, docente nell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo
- Alessandro Monteleone, dirigente di Ricerca del CREA, Centro Politiche e Bio-economia
- Camilla Moonen, docente associata nell’Istituto di Scienze delle Piante dell’Università Sant’Anna di Pisa
- Francesca Pisseri, veterinaria esperta in agroecologia, Associazione Italiana di Agroecologia.
L’agricoltura rigenerativa funziona?
L’European Regenerative Organic Center (EROC), fondato nel 2021 dal Gruppo Davines in partnership con il Rodale Institute, è il primo centro in Europa dedicato alla ricerca e alla formazione sull’agricoltura biologica rigenerativa.
Nei 17 ettari situati all’interno del Davines Group Village a Parma i ricercatori hanno condotto sperimentazioni su 188 parcelle con 22 diverse specie vegetali (tra cui frumento, mais e piante officinali).
Dopo tre anni di sperimentazioni i risultati sono stati decisamente incoraggianti da vari punti di vista:
- Produttività – I terreni gestiti secondo pratiche biologiche rigenerative hanno raggiunto livelli di produttività paragonabili a quelli dell’agricoltura convenzionale.
- Biodiversità del suolo – È stato registrato un netto incremento della biodiversità, visibile sia nell’aumento del microbioma del suolo sia nella maggiore presenza di lombrichi.
- Qualità nutrizionale – Gli studi hanno evidenziato un miglioramento significativo nella densità dei nutrienti nelle colture prodotte, in particolare per quanto riguarda sali minerali essenziali come magnesio, calcio e zinco.
- Salute del suolo – Le pratiche rigenerative (tra cui il minimo disturbo del suolo, colture di copertura, rotazioni) hanno dimostrato una maggiore capacità di sequestro del carbonio organico e una migliore resilienza agli stress climatici.
EROC – che ha ottenuto la certificazione ROC (Regenerative Organic Certified) che attesta i più elevati standard globali per salute del suolo, benessere animale ed equità sociale dei lavoratori agricoli – negli ultimi due anni ha accompagnato 16 aziende agricole italiane nel percorso per ottenere tale certificazione.













