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La corrente atlantica è molto più vicina al collasso di quanto si pensava

I ricercatori hanno scoperto che i modelli più pessimisti sono quelli che riflettono meglio la realtà.

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Immagine realizzata con IA

Capovolgimento meridionale circolazione atlantica: collasso prima del previsto

Il sistema delle correnti atlantiche sembra più propenso al collasso di quanto ipotizzato dalla scienza fino a questo momento: già entro la metà o la fine di questo secolo se le emissioni non verranno ridotte in maniera drastica. Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Science Advances dal ricercatore Valentin Portmann e dal suo team, ha lanciato un serio allarme sulla stabilità del capovolgimento meridionale circolazione atlantica. Lo studio analizza l’AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation), una sorta di “nastro trasportatore” oceanico che sposta l’acqua calda dai tropici verso il Nord Atlantico.

Questo sistema è fondamentale perché regola il clima globale, portando calore in Europa e influenzando le piogge in Africa e nelle Americhe. Gli scienziati temevano già un arresto definitivo. Tuttavia, fino a questo momento, i modelli climatici davano previsioni molto diverse tra loro. I ricercatori hanno confrontato questi modelli con i dati reali dell’oceano usando un metodo statistico avanzato chiamato ridge regression. Hanno scoperto che i modelli più pessimisti sono quelli che riflettono meglio la realtà.

Il metodo migliore per valutare il rallentamento integra appunto un ampio set di variabili osservabili utilizzando la regressione lineare regolarizzata Ridge, metodo considerato insolito nelle scienze climatiche. Questo produce una stima dell’indebolimento dell’AMOC di quasi il 60% più marcata rispetto a quanto suggerito dalla media multi-modello.

La maggiore precisione deriva principalmente dalla correzione di un errore sistematico nella salinità superficiale dell’Atlantico meridionale, in linea con quanto hanno rivelato gli studi più recenti sul ruolo di questo fattore rispetto a un punto di non ritorno dell’AMOC.

I dati principali emersi dal nuovo studio del capovolgimento meridionale circolazione atlantica

Le novità evidenziate dallo studio sono essenzialmente tre:

  • Rallentamento maggiore del previsto: mentre la media dei modelli precedenti prevedeva un calo del 32% entro il 2100, questo studio stima un rallentamento tra il 42% e il 58%.
  • Punto di non ritorno: questo livello di indebolimento rende molto probabile il raggiungimento di un punto di non ritorno, oltre il quale il sistema potrebbe collassare in modo irreversibile.
  • Salinità nell’Atlantico meridionale: il fattore chiave che ha permesso di capire quali modelli fossero corretti è la salinità dell’acqua nell’Atlantico meridionale. I modelli che prevedono un collasso sono quelli che descrivono meglio come cambia la salinità nell’oceano.

Quali sarebbero le conseguenze di un collasso dell’AMOC

Un arresto o un forte rallentamento dell’AMOC comporterebbe conseguenze molto serie in Europa, Africa e Americhe, con implicazioni fondamentali per le future strategie di adattamento. L’Europa soffrirebbe per freddo estremo in inverno, nonostante il riscaldamento globale generale, e maggiore siccità in estate. I Paesi nordici più Regno Unito e Irlanda potrebbero diventare molto più freddi, secondo quanto era già emerso da un rapporto del Consiglio dei Ministri Nordici. Il rapporto aveva previsto già un forte calo degli stock ittici, difficoltà nei trasporti e nel commercio.

In agricoltura, il collasso causerebbe uno spostamento delle fasce delle piogge tropicali, provocando la siccità in regioni che oggi sono fondamentali per il sostentamento di milioni di persone, come il Sahel. Un’altra conseguenza sarebbe un innalzamento ulteriore del livello del mare, fino a 1 metro in più, lungo le coste dell’Atlantico.

Vai allo studio pubblicato su Science Advances

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.