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Vertice tra i leader dell’UE tra contrasti sugli alti prezzi dell’energia ed ETS

Sei Paesi chiedono il rinvio almeno fino al 2030 dell'ETS 2.

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Incontro di coordinamento del gruppo “Amici della coesione” Bruxelles, 15/10/2026, Governo Italiano Presidenza del Consiglio dei Ministri

Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre: continua lo scontro tra i Paesi UE su aumento dei prezzi energetici ed ETS

I leader dell’UE si trovano a Bruxelles il 15 e il 16 ottobre per un summit molto denso, durante il quale discuteranno di diversi temi, tra cui l’aumento dei prezzi energetici, il commercio con la Cina e il prossimo bilancio settennale. Il vertice si svolge in un momento di forte ansia per la crescita economica. I picchi dei prezzi del carburante dovuti in primo luogo alla guerra in Medio Oriente mettono in difficoltà i Governi europei a corto di liquidità.

Argomento di scontro acceso tra i Membri UE è ancora la volontà di alcuni Governi, come l’Italia e la Repubblica Ceca di indebolire o sospendere il sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS). I Primi Ministri di Finlandia, Svezia e Danimarca hanno manifestato la loro posizione attraverso una lettera in cui hanno elogiato il sistema definendolo un fattore trainante per la sicurezza energetica, che aiuta l’Europa a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati. Questi Paesi hanno avvertito che “qualsiasi altro indebolimento” dell’ETS ostacolerebbe gli investimenti nell’industria verde.

Grecia: la bozza di conclusioni del summit non non affronta in modo efficace l’impennata dei prezzi energetici

Il Primo Ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha dichiarato ai leader dell’UE che la bozza delle conclusioni del summit, nella loro forma attuale, non affrontano in modo sufficiente l’impennata dei prezzi energetici, secondo quanto riferito da un alto funzionario greco POLITICO. “Le conclusioni non riflettono l’urgenza della crisi energetica“, ha affermato Mitsotakis. “Abbiamo bisogno di maggiore flessibilità all’interno dell’involucro fiscale esistente per offrire misure di sostegno mirate, su misura e temporanee alle famiglie e alle imprese più vulnerabili“.

Il Primo Ministro greco ha espresso la necessità di rivedere le caratteristiche fondamentali del sistema di scambio di quote di emissione. “Sebbene esso debba rimanere un pilastro chiave della strategia di decarbonizzazione dell’UE, non può funzionare come se il mondo non fosse cambiato dall’adozione dell’ETS“, ha affermato ancora Mitsotakis. “Senza una revisione sostanziale, rischiamo la deindustrializzazione dell’Europa“.

La richiesta di ulteriore rinvio dell’ETS2

La questione più scottante di questo Consiglio Europeo era emersa durante i colloqui dedicati ai prezzi dell’energia. Sei Paesi — Italia, Grecia, Polonia, Cechia, Ungheria e Slovacchia — hanno intenzione di presentare una petizione per un rinvio almeno fino al 2030 della seconda fase del sistema di scambio delle emissioni dell’UE (ETS 2), la cui entrata in vigore è prevista per il 2028, portando come argomento a favore delle loro richieste l’impennata dei costi energetici e le differenze dei prezzi dell’elettricità tra i Membri UE. Tale richiesta sarebbe da intendersi come una risposta alle affermazioni degli Stati nordici a sostegno dell’ETS. Tuttavia, il rinvio dell’ETS 2 è gia stato respinto da Bruxelles con la motivazione che il sistema è già stato prorogato una volta e che il quadro legislativo è ormai definito.

Bruxelles punta ora a restrizioni su prodotti chimici e macchinari cinesi

I leader dei 27 si incontrano subito dopo la conclusione di un accordo con Pechino utile a limitare le importazioni di auto ibride cinesi. L’accordo è considerato un primo passo per ridurre un deficit commerciale che ha raggiunto i 360 miliardi di euro nel 2025.

Adesso l’idea di Bruxelles sarebbe dare la priorità ai prodotti chimici e ai macchinari industriali nell’ottica di proteggere l’industria europea dalla concorrenza cinese, hanno riferito in esclusiva a POLITICO due fonti a conoscenza della discussione.

La Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, dovrebbe riferire nel corso della giornata di giovedì ai leader europei che Bruxelles sta valutando modi per proteggere i due settori. Le clausole di salvaguardia sarebbero gli strumenti da preferire perché tra i più efficaci attualmente a disposizione, dal momento che possono essere applicati in modo rapido e capillare.

Il Commissario al Commercio, Maroš Šefčovič, la scorsa settimana ha concluso un accordo con Pechino che fisserebbe un tetto alle importazioni annuali di auto ibride cinesi a 350.000 unità per il prossimo anno, meno della metà delle consegne previste per quest’anno. I Governi europei avevano chiesto di considerare ulteriori settori invasi dall’impennata delle importazioni cinesi, a fronte di un deficit commerciale bilaterale che continua a crescere.

Parlando da Pechino Šefčovič aveva sostenuto che l’accordo sulle auto ibride sarebbe un “modello” da replicare per altri settori. Un alto funzionario ha dichiarato inoltre che la Commissione avrebbe raccolto lamentele sulle importazioni cinesi anche dai settori dell’energia eolica e dell’arredamento.

Giovedì pomeriggio: la scommessa sul bilancio di Costa

Il prossimo bilancio avrebbe dovuto essere la questione principale da affrontare, prima che le preoccupazioni riguardo i prezzi dell’energia scalassero la classifica dei temi più impellenti. Trump ha minacciato di essere pronto a interrompere le esportazioni di diesel verso l’Europa se gli europei non avessero preso decisioni su un prossimo rilascio di scorte.

I leader discuteranno la proposta negoziale dell’Irlanda per il bilancio dell’UE 2028-2034, tagliata di 159 miliardi di euro rispetto alla proposta originale della Commissione. Il Presidente del Consiglio Europeo, Costa, ha osservato che è “una scelta politica che riguarda il futuro“. E ha sottolineato che concludere i negoziati entro la fine dell’anno “è fondamentale“.

La chiusura del bilancio è una questione chiave da chiudere il prima possibile a causa dei prossimi appuntamenti elettorali in Europa. Le elezioni in Francia ad aprile potrebbero portare la leader dell’estrema destra francese, Marine Le Pen, alla Presidenza e con lei avanzerebbe anche la promessa di tagliare il contributo di Parigi al bilancio dell’UE.

In calo nei sondaggi in Germania, il Cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha dichiarato ai giornalisti che le posizioni sul bilancio tra i Paesi UE sono ancora molto distanti. Le differenze sono chiare: da un lato ci sono i contributori netti come la Germania, dall’altro i beneficiari netti. L’ultima proposta di bilancio tutelerebbe i sussidi per gli agricoltori e le regioni. I Paesi che si fanno chiamare “modernisti”, quelli che erano i vecchi Paesi frugali, sono dell’idea di contenere i costi. Al contrario, i Paesi “Amici della coesione”, che beneficiano della spesa dell’UE come l’Italia, sono determinati a difendere i fondi.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.