Cina accetta di ridurre l'export di auto ibride in Europa: accordo commerciale fondamentale l'automotive UE

Dal 2° incontro delle Consultazioni UE-Cina su Commercio e Investimenti
Un risultato che potrebbe salvare davvero l’industria europea dell’auto. L’Unione Europea ha raggiunto un accordo con il Governo di Pechino per frenare le esportazioni delle auto ibride e plug-in. “Abbiamo raggiunto un’intesa comune per moderare le esportazioni cinesi di veicoli ibridi e ibridi plug-in verso l’Unione europea, il che apre la prospettiva di ridurre di oltre la meta’ le esportazioni cinesi“, le parole del commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, in conferenza stampa da Pechino, aggiungendo che “per la prima volta la Cina ha accettato di moderato il suo export senza andare incontro a tensioni” commerciali.
Cosa succede ora
Parole che suonano come un inno alla gioia per i car maker europei, visto che il mercato continentale è sotto assedio dei brand cinesi, ed i timori dell’industria nostrana sono pesantissimi. Attenzione però, perché l’accordo prevede solo vetture ibride e non le elettriche. Quelle continueranno ad arrivare senza limitazioni. Secondo Sefcovic la riduzione delle esportazioni dalla Cina all’Ue è “nell’ordine di diversi milioni di veicoli nell’arco di quattro anni“, un passaggio definito “cruciale” ed “equo“, oltre che la “soluzione migliore sia per la Cina che per l’Unione Europea“.
Dichiarazione congiunta Cina- Ue
“In qualità di partner commerciali chiave, le due parti hanno ribadito l’impegno a gestire in modo adeguato le divergenze nel quadro delle norme dell’OMC e a continuare a collaborare al fine di stabilizzare e rendere più equilibrate le relazioni bilaterali. In quest’ottica, le due parti hanno concordato di tenere la terza riunione ministeriale del Tic (Trade Investiments Consultations) nel marzo 2027. Prima di allora, le due parti manterranno una stretta comunicazione, anche attraverso l’organizzazione di una videoconferenza ministeriale a gennaio“, si legge nella dichiarazione congiunta.
“Le due parti – si legge ancora – hanno ribadito la necessità di rafforzare ulteriormente il dialogo Ue-Cina sul controllo delle esportazioni e hanno accolto con favore l’intensificarsi degli scambi e della comunicazione sulle rispettive politiche in materia, anche attraverso linee guida, attività di sensibilizzazione e corsi di formazione. Le due parti hanno convenuto sull’importanza di migliorare la prevedibilità e la stabilità delle catene di approvvigionamento industriali globali“.
Commento positivo dei costruttori
Immediato il commento dell‘Associazione dei costruttori di automobili europei (Acea) che in una nota accoglie con favore l’annuncio bilaterale di un accordo provvisorio “volto ad affrontare i gravi squilibri commerciali” (in particola dell’Europa). “In attesa di analizzare i dettagli completi dell’intesa, riteniamo che questo annuncio rappresenti un passo positivo verso l’allentamento delle tensioni commerciali tra le due parti“, si legge in una nota.
Tutta colpa delle ibride
“L’industria automobilistica europea ha prosperato per decenni grazie a una concorrenza aperta e leale. Tuttavia, l’aumento improvviso e rapido delle importazioni di veicoli ibridi plug-in (Phev) e ibridi (Hev) dalla Cina sta producendo un effetto destabilizzante sul mercato automobilistico europeo“, afferma Acea.
Numeri alla mano: nel primo semestre del 2026 la quota di mercato dei marchi cinesi in Europa è stata del 14% per i veicoli ibridi (rispetto al 2% nel 2024) e del 25% per gli ibridi plug-in (rispetto al 2% nel 2024). Evidenti le discrepanze. “Una destabilizzazione brusca e improvvisa del mercato europeo, accompagnata da guerre dei prezzi che rispecchino l’attuale situazione del mercato cinese, avrebbe effetti fortemente negativi sull’economia europea nel suo complesso“, ha dichiarato Sigrid de Vries, direttrice generale di Acea. Ma l’Associazione non seppellisce, per così dire, l’ascia della battaglia commerciale, perché l’altro nodo che resta da sciogliere riguarda anche la produzione di autobus e veicoli industriali.
Cosa abbiamo dato in cambio
“Do ut des” dicevano i saggi dell’antichità in latino. Dietro l’impegno cinese a rispettare i patti, cosa abbiamo dato in cambio? “Abbiamo raggiunto un accordo sull’accesso al mercato cinese per una serie di prodotti dell’Ue attraverso le tariffe più basse previste dalla clausola della nazione più favorita (Mfn): questi prodotti, che spaziano dai ricambi per auto all’olio d’oliva e ai prodotti alimentari, ammontano complessivamente a quasi 4 miliardi di euro in valore di esportazione attuale“, ha aggiunto il commissario europeo, secondo il quale la manovra “dovrebbe comportare un risparmio sui dazi di almeno 225 milioni di euro, equivalente a un quarto di quello previsto da alcuni dei nostri ambiziosi accordi di libero scambio, ad esempio con il Giappone o l’Australia“. E non è ancora tutto. Inoltre l’accordo prevede agevolazioni per il rilascio delle licenze di esportazione da parte della Cina per le terre rare e i magneti permanenti.












