Un nuovo approccio agronomico e biotecnologico per il frumento duro punta a ridurre erosione, input chimici e stress idrico: è il cuore del progetto BIOACT per un’agricoltura sostenibile nel Mediterraneo.

Nel cuore del bacino mediterraneo, dove gli effetti del cambiamento climatico si manifestano con crescente intensità, prende forma un modello innovativo per un’agricoltura sostenibile nel Mediterraneo.
Il progetto BIOACT – BIOstimolanti naturali per un’Agricoltura sostenibile e resiliente ai cambiamenti ClimaTici – si concentra sul frumento duro, coltura simbolo dell’area e componente essenziale della sicurezza alimentare globale.
Finanziato nell’ambito del progetto europeo PRIMA (Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area) e coordinato dall’Università della Tuscia, l’iniziativa coinvolge centri di ricerca in Italia, Algeria, Tunisia, Francia e Spagna, con l’obiettivo di coniugare sostenibilità, innovazione e adattamento climatico.
Strategie agronomiche e formulazione dei biostimolanti
BIOACT si basa su una strategia agronomica integrata che mira a ridurre l’impatto ambientale e incrementare la resilienza delle colture. Il cuore del progetto è un sistema di co-coltivazione (intercropping) che combina frumento duro e leguminose. In particolare, il trifoglio migliora l’efficienza nutrizionale e preserva la fertilità dei suoli.
Contestualmente, i residui colturali del frumento vengono trattati attraverso un processo fermentativo controllato per ottenere un biostimolante naturale. Il materiale di partenza, composto da paglia e altre biomasse disponibili nelle aziende agricole, viene inoculato con ceppi fungini benefici selezionati.
La fermentazione consente di arricchire il residuo con microrganismi che stimolano lo sviluppo radicale, migliorano l’assimilazione dei nutrienti e rafforzano le difese della pianta.
Benefici dei biostimolanti per suolo e colture
Il biostimolante così ottenuto assume la forma di un ammendante organico, applicabile direttamente nei campi nella stagione successiva. L’applicazione mira a chiudere il ciclo dei nutrienti, riducendo l’uso di fertilizzanti di sintesi e contribuendo al mantenimento della sostanza organica nel suolo.
Oltre ad aumentare la capacità di trattenere l’acqua, il formulato stimola il microbioma radicale e favorisce l’interazione positiva tra pianta e suolo. La tecnica si inserisce in un modello di economia circolare, dove ogni residuo agricolo viene valorizzato come risorsa.
Strumenti di analisi e qualità nutrizionale
La sperimentazione si svolge in tre siti pilota – in Italia, Algeria e Tunisia. Integra prove agronomiche in campo con un’analisi avanzata dei meccanismi fisiologici e microbiologici coinvolti.
L’approccio scientifico si avvale di tecniche “omiche” – metabolomica, ionomica e trascrittomica – per studiare in dettaglio la risposta delle piante al trattamento con biostimolanti, la composizione degli essudati radicali e la capacità di reclutamento del microbioma da parte delle radici.
L’obiettivo è quantificare l’efficacia del sistema nel migliorare l’assorbimento dei nutrienti, ridurre la dipendenza da input esterni e aumentare lo stoccaggio del carbonio nel suolo.
Una parte centrale del progetto riguarda l’analisi della qualità nutrizionale della granella prodotta. BIOACT non punta solo a mantenere le rese nonostante lo stress idrico. Una delle finalità è anche ottenere un frumento duro di elevata qualità, con caratteristiche migliorate grazie all’adozione del nuovo sistema colturale.
Le varietà utilizzate derivano da una precedente selezione nel progetto Explowheat, che ha identificato linee genetiche tolleranti alla siccità. BIOACT ne verifica le potenzialità all’interno di un modello di agricoltura sostenibile nel Mediterraneo basato sull’efficienza, il riuso e la rigenerazione delle risorse.
Agricoltura sostenibile nel Mediterraneo e impatto territoriale
Oltre all’approccio scientifico, BIOACT integra un forte coinvolgimento territoriale e una componente socio-economica volta alla trasferibilità dei risultati. Sono stati condotti questionari e focus group in ciascuna delle tre aree di sperimentazione, coinvolgendo agricoltori, associazioni di categoria e stakeholder locali.
Le informazioni raccolte permettono di valutare la fattibilità tecnica ed economica delle soluzioni proposte. Questo, in vista di una futura adozione su larga scala da parte delle aziende agricole.
Il progetto è strutturato secondo una logica multidisciplinare. Accanto ai partner italiani – Università della Tuscia (coordinatrice), Università di Torino e Università di Brescia – partecipano la Scuola Nazionale Superiore di Agronomia di Algeri, il Centre de Biotechnologie de Sfax (Tunisia), l’Institut de Recherche pour le Développement (Francia) e l’Instituto de Agricultura Sostenible del CSIC (Spagna).
I risultati saranno oggetto di analisi durante workshop e tavole rotonde. A partire da quello in programma in Tunisia a settembre 2025, dedicato al futuro del frumento duro nell’area mediterranea.
BIOACT proseguirà fino al 2027, ma già oggi rappresenta un modello concreto per un’agricoltura sostenibile nel Mediterraneo. L’obiettivo è quello di ridurre la dipendenza da input chimici, rigenerare i suoli e rafforzare la resilienza dei sistemi agricoli alle crisi idriche.













