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Agrifood Forum, il futuro dell’energia nell’agricoltura: tra sfide burocratiche, norme e innovazione

Agrifood Forum '26, quali sono le sfide presenti e future dell'agricoltura, tra incentivi, norme ed innovazione

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Agrifood Forum, il futuro dell’energia nell’agricoltura: tra sfide burocratiche, norme e innovazione
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Agrifood Forum ’26: ostacoli e possibilità

Gli investimenti sono il percorso necessario su cui si muovono le aziende che intendono sviluppare business nelle rinnovabili. Le imprese sono costrette a muoversi tra le norme – non sempre facili e chiare – che regolano il comparto, e confrontarsi con incentivi (quando ci sono) ed accedere agli strumenti necessari alla crescita.

Questi i temi affrontati ad Agrifood Forum ’26, evento organizzato da Rinnovabili, in collaborazione con Confagricoltura, nel corso del panel pomeridiano Norme, incentivi e strumenti per accelerare gli investimenti energetici, moderato da Erminia Voccia, giornalista di Rinnovabili. Esperti, rappresentanti di categoria e operatori del settore si sono confrontati sulle complesse dinamiche che uniscono la produzione di energia pulita alla tutela e allo sviluppo del comparto agroalimentare.

Fisco e burocrazia: le barriere che frenano le imprese

Il dibattito si è aperto analizzando la prospettiva degli investitori e i colli di bottiglia normativi che gravano sulle aziende agricole. Secondo Roberto Pera, Managing Partner di Rödl & Partner Italia, il sistema attuale sconta parametri obsoleti e una cronica mancanza di specificità. Sul piano fiscale, l’ostacolo principale è la soglia limite dei 260 kW per il trattamento del reddito agrario connesso alla produzione energetica: “Oggi la produzione energetica è considerata attività connessa entro i limiti del 50% del reddito complessivo. Se si supera la soglia dei 260 kW, l’azienda rischia di perdere tutti i benefici tipici del settore, a cominciare dai contributi e dalle agevolazioni sulle imposte di registro. Bisogna aumentare immediatamente la soglia a 1 MW per incentivare il reddito agricolo“.

Un altro freno, secondo Pera, è rappresentato dal decreto sulle aree idonee, che ha demandato alle singole Regioni il compito di regolamentare il dettaglio delle superfici. “Sta passando il messaggio sbagliato secondo cui se non si è in un’area idonea non si può fare assolutamente nulla”, ha avvertito Pera, precisando che le aree idonee godono solo di corsie accelerate, ma gli impianti restano realizzabili anche nelle aree ordinarie.

Strutturazione finanziaria, bancabilità dei progetti e attrazione dei capitali

La stabilità delle norme è la prima condizione per attrarre capitali. Importante, allora, comprendere come si costruisce uno strumento di investimento solido, mente l’imprenditore si trova ad operare in un quadro normativo di riferimento che cambia frequentemente. Su questo tema ha risposto Ivano Saltarelli, Partner Regulatory & Publica Law – Green Horse Advisory: “La bancabilità di un progetto energetico si basa essenzialmente sulla previsione e sulla stabilità dei flussi finanziari per un periodo medio-lungo dai 10 ai 15 anni. Un impianto di produzione di energia elettrica, per attrarre capitali o accedere ai finanziamenti bancari, deve garantire questa continuità, che può derivare da incentivi pubblici o da contratti di compravendita dell’energia a lungo termine a prezzo prestabilito.”

In questo scenario, il susseguirsi di norme e burocrazia incide profondamente. Alcune riforme hanno prodotto effetti strutturali significativi. Spiega ancora Saltarelli: “Il decreto agricoltura ha vietato l’installazione di impianti fotovoltaici a terra su suolo agricolo, modificando radicalmente il mercato. Se fino al 2024 il 90% degli impianti era a terra, oggi gli investimenti si sono spostati per il 90% sui sistemi agrivoltaici, che uniscono la produzione agricola a quella energetica riducendo il consumo di suolo“. Questo cambiamento ha però introdotto nuove complessità legate alle linee guida sull’agrivoltaico avanzato, penalizzando soprattutto le piccole e medie imprese.

Agrivoltaico, decreti attuativi e integrazione con l’attività agricola

L’agrivoltaico rappresenta la grande promessa per unire la produzione di energia pulita e la tutela del territorio, ma il suo sviluppo sconta forti rigidità. Attualmente ci si trova nella fase in cui ogni singola Regione sta definendo i propri criteri e requisiti per le aree idonee. “Regioni come la Campania, l’Emilia-Romagna, la Toscana e la Lombardia si stanno muovendo in ordine sparso, frammentando il quadro normativo con regole tecniche differenti da territorio a territorio” spiega Rolando Roberto, Vicepresidente Italia Solare, che aggiunge: “Il problema è che in ogni regione poi ci sono dei requisiti diversi da soddisfare. Il settore è comunque passato dalla fase degli incentivi legati ai bandi del PNRR a una fase di mercato più matura”.

Voce delle imprese agricole, la transizione e la difesa del reddito

Le aziende agricole rifiutano un ruolo passivo di fronte alla crisi energetica e vogliono essere tra i player della transizione ecologica. Donato Rotundo, direttore Area Politiche di Sviluppo sostenibile e Innovazione di Confagricoltura, evidenzia la centralità del comparto e la crescita verso nuovi vettori energetici: “Per la prima volta, l’Unione Europea ha riconosciuto esplicitamente questo ruolo nei documenti dedicati all’accelerazione energetica. Ad oggi, le aziende agricole producono l’8,5% dell’energia elettrica rinnovabile in Italia, quota a cui si aggiunge il 6% derivante dal biogas e un ulteriore 4% dalle biomasse. Lo sviluppo si sta ora estendendo con forza anche ai settori del biometano, dei carburanti sostenibili e del calore“.

Grazie alle misure per l’agrisolare, le imprese hanno quasi raddoppiato l’autoconsumo energetico – salito dal 17% a stimati 30-35% – riducendo i costi produttivi. Tuttavia, l’iter sconta forti rallentamenti con circa 2.000 pratiche sospese a rischio stop. Un collo di bottiglia che frena l’entusiasmo del settore, come conclude Rotundo:“La forte richiesta sui bandi per l’innovazione, che ha ampiamente superato i fondi disponibili, testimonia la volontà del settore di investire, ma richiede stabilità e programmazione a lungo termine“.

Biometano, scadenze PNRR e il consolidamento degli impianti

Il settore del biometano è attualmente impegnato in una complessa operazione di efficientamento legata alle scadenze del PNRR. Gli operatori stanno completando la sottoscrizione della documentazione per circa 550 impianti, un obiettivo fondamentale per dare il via definitivo ai cantieri. Per Roberto Murano, CIB e Coordinamento FREE, “nonostante le storiche difficoltà burocratiche accumulate negli anni, la macchina delle autorizzazioni è partita e l’avvio dei lavori consentirà di attivare investimenti per quasi 2 miliardi di euro nel settore. Le prospettive a lungo termine indicano che, a fronte di un consumo totale di gas in Italia destinato a contrarsi sensibilmente entro il 2050, la produzione nazionale di biometano potrà coprire una quota strategica compresa tra i 3 e i 10 miliardi di metri cubi. Questo incremento ridurrà la dipendenza dalle importazioni estere e proteggerà l’economia dalle oscillazioni dei mercati energetici, valorizzando i sottoprodotti dell’attività agricola”.

Teleriscaldamento efficiente, biomasse legnose

La Direttiva prestazioni energetiche, impone un cambio di passo netto sull’efficienza energetica ed in questo contesto, le biomasse e il teleriscaldamento efficiente offrono risposte pronte per la decarbonizzazione delle aree rurali e agroindustriali. L’Italia dovrà ridurre i propri consumi del 17% rispetto al 2021 e traghettare le reti di teleriscaldamento verso i criteri di “teleriscaldamento efficiente”. Questo percorso prevede che, entro il 2050, questi impianti siano alimentati per il 50% da biomasse e per il restante 50% da calore di scarto. “Le biomasse forestali e agricole ricoprono un ruolo strategico, offrendo una soluzione immediata e locale per la decarbonizzazione, specialmente nelle aree alpine e rurali. Il mercato italiano soffre tuttavia di un paradosso: possiede una delle percentuali di prelievo boschivo più basse d’Europa. La principale criticità risiede nella mancanza di un collegamento tra le politiche agricole e forestali e quelle industriali”, sottolinea Vanessa Gallo, Direttrice FIPER.

La transizione energetica non è solo una questione che riguarda produzione, vincoli, incentivi, fiscalità, ma rappresenta anche un’opportunità di riscatto sociale e occupazionale per le aree interne e rurale del Paese. Conclude Gallo: “Un impianto a biomassa va mantenuto vivo per 20 o 30 anni e questo crea posti di lavoro stabili sul territorio legati alla logistica e favorisce le piccole imprese locali. Oggi siamo di fronte a un settore ad altissima innovazione tecnologica che richiede ingegneri, informatici ed esperti di intelligenza artificiale. Dobbiamo superare l’immagine del boscaiolo con la camicia a quadri e l’accetta”.

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About Author / Paolo Travisi

Paolo Travisi ha iniziato il suo percorso da giornalista nel 2004, come redattore del network televisivo 7Gold, una palestra professionale incredibile in cui è diventato giornalista professionista, realizzando servizi tv, dalla cronaca alla cultura, e collaborando a programmi e talk condotti da professionisti quali Aldo Biscardi, Alessandro Milan, David Parenzo. In parallelo all'esperienza televisiva, ha iniziato a scrivere per Il Messaggero web, all'epoca guidato da Davide Desario (attuale direttore di Adn Kronos) e poi a scrivere di scienza, tecnologia e cultura anche per l'edizione cartacea. La passione per la scrittura e la scienza, lo ha portato a collaborare con la “storica” rubrica TuttoScienze de La Stampa, con interviste a scienziati italiani ed internazionali. Dalla scienza alla sostenibilità, con la collaborazione con Green&Blue di Repubblica. Per Rinnovabili scrive quotidianamente e con grande entusiasmo di mobilità elettrica, realizza test drive delle auto e video per le pagine social.