Questa tecnologia, integrandola con un impianto fotovoltaico, permette di rendersi indipendenti dall’approvvigionamento di fonti fossili, come il gas.

Diana Soluzioni Energetiche: la geotermia è un investimento sostenibile di lungo periodo
Il futuro della sostenibilità passa per l’indipendenza dalle fonti fossili e per la capacità di progettare sistemi integrati. In questo scenario, Diana Soluzioni Energetiche si distingue come una realtà di riferimento nel panorama residenziale, commerciale e industriale, grazie a una storia familiare giunta oggi alla terza generazione. Specializzata in geotermia a bassa entalpia, ventilazione meccanica controllata (VMC) e pompe di calore ad alta efficienza, l’approccio di Diana rimette al centro la persona e le sue reali necessità, trasformando la tecnologia in un investimento sartoriale a lungo termine, capace di azzerare gli sprechi e massimizzare il risparmio in bolletta. Ne abbiamo parlato con Pietro Diana, AD Diana Soluzioni energetiche.
Diana Soluzioni Energetiche si presenta come una realtà operante sia nel settore residenziale che in quello commerciale e ricettivo. Ci può raccontare come e quando è nata l’azienda, quali sono stati i passi fondamentali della vostra storia e quale area geografica coprite attualmente con i vostri servizi di progettazione e installazione?
Diana Soluzioni Energetiche è nata nel 1976 grazie a mio nonno, che dopo anni di esperienza maturata come operaio specializzato, come idraulico, decise di mettersi in proprio e avviare un’attività. Già allora aveva provato ad andare oltre la semplice mentalità artigiana di idraulico di paese, ampliando la concezione che aveva riguardo gli impianti più innovativi.
Con l’avvento della seconda generazione, rappresentata da mio padre e da mio zio, ci siamo espansi anche sull’industriale, sul ricettivo e sul commerciale. Grazie a loro, che misero le basi per i primi impianti geotermici, oltre 20 anni fa, siamo riusciti a posizionarci come specialisti, maturando anche una certa l’esperienza in impianti geotermici e ad alta efficienza.
Io rappresento la terza generazione, quella che sta cercando di specializzarsi sempre di più sulla geotermia. Ad oggi siamo riconosciuti nel nostro settore come specialisti in geotermia e in impianti ad alta efficienza, grazie anche alle nostre pompe di calore e ai nostri metodi di lavoro.
Operiamo prevalentemente nell’area milanese, in Lombardia, sul Lago Maggiore, sul Lago d’Orta, dove abbiamo la sede, nel Verbania Cusio Ossola, ma siamo pronti ad andare dove chiamano. Non ci poniamo limiti.
La vostra attività spazia dalla ventilazione meccanica controllata (VMC) agli impianti idraulici e di climatizzazione evoluti fino alla geotermia a bassa entalpia. Quali sono i punti di forza del vostro modello operativo e in che modo riuscite a proporre soluzioni capaci di ottimizzare realmente i costi e i consumi dei clienti?
Abbiamo un approccio ben specifico. Prima ancora di partire dalla tecnologia, partiamo dalla persona.Quando ci chiamano, guardiamo alla persona e da lì cominciamo a fare domande: chi sei? Come vivi? Di cosa hai bisogno? Quali sono le tue necessità? Quali sono i tuoi progetti? Quali i tuoi obiettivi economici? Così siamo in grado di fare una valutazione sull’impianto che andremo a progettare. Non abbiamo un approccio standardizzato. Ci basiamo su un impianto pensato su misura in base alle necessità di comfort del cliente, questa è una caratteristica che ci ha sempre contraddistinti.
Unendo ventilazione meccanica controllata, impianti idraulici, impianti di climatizzazione, cerchiamo di costruire in un unico sistema che dialoghi in modo efficiente ed efficace al punto di riuscire ad avere sempre un risparmio in termini di consumi, dei costi di gestione nel lungo periodo. In questo modo evitiamo il sovradimensionamento di impianti inutili, centrando l’obiettivo di comfort del cliente finale.
L’obiettivo è dare vita a un sistema completo, comprensivo di tanti piccoli o grandi componenti, che vanno dalla VMC per un eventuale riscaldamento o raffrescamento di un ufficio alla produzione di acqua calda sanitaria per gli impianti idraulici, fino a una climatizzazione che potrebbe essere un radiante a pavimento o un radiante a soffitto. Quindi cerchiamo sempre di valutare quali sono le potenziali criticità e solo a quel punto cerchiamo di trovare la soluzione migliore per il tipo di situazione specifica, andandola a coniugare con il sistema geotermico bassa entalpia.
La geotermia a bassa entalpia ha un potenziale enorme, eppure viene ancora percepita come una tecnologia di nicchia. Voi stessi spiegate che per ogni impianto sono necessarie indagini stratigrafiche e studi di fattibilità. Dal punto di vista tecnico, quali sono i reali limiti normativi che oggi frenano una diffusione più di massa? E in quali specifici contesti edilizi questa tecnologia esprime le massime potenzialità?
I limiti dei sistemi geotermici non riguardano tanto la tecnologia in sé ma il grado conoscenza che ne hanno le persone. Nel senso che si tratta purtroppo di una tecnologia ancora tanto ingiustamente stigmatizzata. La gente la vede come un investimento iniziale cospicuo. Tuttavia, dipende da come lo si dimensiona: se si va a sovradimensionare un impianto, allora si rischia di andare a fare un investimento inutile. Se, invece, ci si basa su uno studio di fattibilità, sia del terreno su cui si andrà ad effettuare il campo sonde sia sulle esigenze energetiche dell’edificio e si fa un dimensionamento adeguato, si riesce a progettare un impianto sostenibile nel lungo periodo dal punto di vista dei costi. Inoltre, questi tipi di impianti aumentano il valore dell’immobile perché sale la classe energetica dell’edificio.
Per quello che riguarda i limiti normativi, ogni regione ha le proprie procedure. Ad oggi la normativa prevede che per le sonde chiuse, fino a 50 kilowatt a 80 metri di profondità, si parla di edilizia libera, quindi si può perforare e fare la propria sonda. Dai 50 ai 500 kilowatt e fino a 250 metri di profondità si passa alla procedura abilitativa semplificata, che poi tanto semplificata non è.
Ad esempio, un impianto da 250 kilowatt che abbiamo a Milano, prevalentemente ad uso uffici, abbiamo un sistema a circuito aperto, quindi possiamo sfruttare l’acqua di falda. In quel caso, è stato necessario richiedere i permessi a due enti diversi: uno per prelevare acqua (pozzo di presa) e un altro per scaricare l’acqua (pozzo di resa). Un paradosso. Dunque, a volte i limiti della burocrazia penalizzano non solo noi ma anche e soprattutto il cliente finale perché si dilatano i tempi di consegna. Si crea in questo modo un disagio perché un impianto fermo è un investimento che non si riesce a far fruttare.
Alla fine, però, il limite più grande di cui soffre la geotermia è la scarsa conoscenza da parte delle persone. La tecnologia è ancora poco conosciuta e si tende a preferire alternative apparentemente più economiche nel breve periodo ma che hanno dei costi di gestione nel lungo periodo molto più elevati. La geotermia, al contrario, nel lungo periodo permette di abbattere i costi di gestione perché se una sonda chiusa è progettata bene, può funzionare per un periodo anche superiore ai 50 anni senza essere toccata. Il messaggio che cerchiamo di trasmettere alle persone è appunto questo.
Quando, però, forniamo dati, presentiamo un business plan, con relativi piani di rientro, nel 90% dei casi riusciamo a far passare il concetto. La geotermia è un investimento sostenibile di lungo periodo, lo chiamerei così.
L’argomento migliore per sostenere la geotermia e per vincere tale diffidenza consiste quindi nel vantaggio reale che essa garantisce?
Il vantaggio è reale perché la geotermia sfrutta una fonte di energia stabile tutto l’anno, non
influenzata dal clima esterno, e non contribuisce specialmente nel periodo estivo nelle grandi città a creare isole di calore che altrimenti si avrebbero con impianti in pompa di calore ad aria. Con questo tipo di soluzione noi andiamo a prelevare calore dal terreno che sotto i 30 metri di profondità abbiamo una temperatura costante di circa 12 gradi.
Grazie a coefficienti di performance veramente elevati si vedono risparmi evidenti in bolletta. Inoltre, questa tecnologia, integrandola con un impianto fotovoltaico, permette di rendersi indipendenti dall’approvvigionamento di fonti fossili, come il gas.
A fronte di un contesto internazionale altamente instabile, come accennavi, in che modo l’integrazione tra le pompe di calore geotermiche e i sistemi fotovoltaici può rappresentare una risposta concreta per la sicurezza energetica del Paese, garantendo la stabilità economica nel lungo periodo?
Perché quello che vai a sovrapprodurre con un impianto fotovoltaico poi dopo con la pompa di calore ad alta efficienza lo utilizzi per andare a produrre riscaldamento, raffrescamento o acqua calda sanitaria, o addirittura per andare a ricaricare il sottosuolo. Lo possiamo usare per lo stoccaggio termico. Con uno stoccaggio termico si va a fare un campo sonde molto più distretto, così quando le sonde d’estate vanno a scaricare il calore nel sottosuolo, il sottosuolo si va a ricaricare, aumentando la performance. Soluzioni così permettono di sfruttare l’abbinamento impianto fotovoltaico a pompe di calore ad alta efficienza geotermiche.
Guardando alle vostre esperienze, recentemente siete stati chiamati a valutare un progetto realizzato in Trentino-Alto Adige che ha implementato un sistema ibrido capace di unire le pompe di calore al recupero termico da biomassa tramite la fermentazione degli scarti delle vigne. Ci può raccontare i dettagli di questo e di altri grandi progetti recenti che considerate tra i più interessanti o sfidanti per l’azienda?
In quel caso siamo stati chiamati come consulenti specialistici. Si trattava di un impianto a doppia sorgente che sfruttava sia l’aria sia delle vasche di recupero degli scarpi della produzione vinicola. In pratica ci sono degli scambiatori all’interno di queste vasche che sfruttano il calore della fermentazione degli scarti per contribuire alla produzione di riscaldamento e acqua calda per l’hotel. Sfruttare le risorse che già si hanno all’interno della propria produzione permette soprattutto di essere molto più competitivi.
Si tratta comunque di pompe di calore geotermiche. Semplicemente, in quel caso, al posto di una sonda che va sotto terra ci sono degli scambiatori che scambiano calore con gli scarti della lavorazione agricola. Il processo è identico alla geotermia tradizionale. Cambia solo la fonte da cui ti vai ad approvvigionare. Se si hanno già delle risorse da sfruttare per abbattere i costi, è facile rendersi indipendenti. L’importante è saperle sfruttare e avere le tecnologie giuste per poterle sfruttare.
Il 18 giugno Diana ha partecipato all’Agrifood Forum 2026, che ha messo al centro le agroenergie e la resilienza della filiera agricola italiana. Quali connessioni strategiche intravede tra le tecnologie offerte dall’azienda Diana Soluzioni Energetiche e il settore primario? Come possono la geotermia e le pompe di calore ad alta efficienza aiutare le aziende agricole a tagliare i costi e a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità richiesti dal mercato?
Un esempio può essere questo: il calore generato all’interno da una serra, che d’estate raggiunge temperature veramente elevate, con le pompe di calore lo possiamo recuperare. Quindi riusciamo a raffreddare la serra, a stoccare quel calore e a utilizzarlo in inverno. Con le pompe di calore a doppia produzione possiamo produrre sia caldo che freddo. Se una linea di produzione ha bisogno di un certo tipo di temperatura, e un’altra avrà bisogno di una temperatura più elevata, riusciamo a garantire le diverse temperature, sfruttando sempre lo stoccaggio termico. Analizzando quali sono le possibilità, si può creare un impianto su misura semplice ma efficace ed efficiente che risponda a esigenze specifiche.












