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Porsche ricicla al 100% le sue batterie: l’esempio virtuoso

Dalla Germania la partnership tra Porsche ed una startup che ricicla le batterie a fine vita delle auto di lusso per crearne delle nuove. Ecco l'esperimento tedesco

Porsche ricicla al 100% le sue batterie: l'esempio virtuoso
Fonte immagine Porsche
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Porsche ricicla completamente le sue batterie: ecco come fa

Una batteria prodotta con il 100% di materiali riciclati. L’innovazione tecnologica stavolta non viene dalla Cina, ma appartiene ad un brand luxury, Porsche, o meglio alla startup tedesca Cylib, azienda nata in Bavaria come spin-off dell’università RWTH Aachen, che sta portando avanti un progetto pilota interessante per gli standard europei: creare un’economia circolare a ciclo chiuso per le batterie ad alto voltaggio destinate alle auto elettriche. Porsche, infatti, dando fiducia alla tecnologia messa a punto da Cylyb è riuscita per la prima volta a produrre celle per batterie utilizzando materie prime recuperate dalle proprie batterie giunte alla fine del loro primo ciclo di vita.

La tecnologia di Cylib

A differenza dei metodi tradizionali, la tecnologia di Cylib permette di recuperare praticamente tutti i componenti delle batterie agli ioni di litio – inclusi litio, nichel, cobalto, manganese e grafite – riducendo l’uso di sostanze chimiche e l’impronta di carbonio fino all’80% in meno rispetto all’estrazione di materie prime primarie. “Questa innovazione rappresenta un passo fondamentale per promuovere sia i principi dell’economia circolare sia la resilienza delle materie prime, sempre con l’obiettivo di ottimizzare progresso, qualità ed efficienza delle risorse”, afferma Joachim Scharnagl, membro del Consiglio di amministrazione responsabile degli acquisti di Porsche.

Processo di recupero

Il processo brevettato da Cylib si articola in una sequenza integrata di trattamenti meccanici, termici ed idrometallurgici progettata per recuperare oltre il 90% dei materiali contenendo le emissioni di CO2 fino all’80% in meno rispetto all’estrazione di materie prime vergini.

Nella prima fase, le batterie scaricate e smontate subiscono un trattamento meccanico di frantumazione in ambiente controllato che separa l’alluminio, il rame e le plastiche, isolando la cosiddetta “massa nera”, una polvere fine contenente i metalli preziosi dell’anodo e del catodo. A questo punto interviene il passaggio più innovativo del brevetto: un condizionamento termico a bassa temperatura seguito da una lisciviazione a base d’acqua, un metodo ecologico che consente di estrarre e recuperare il litio subito all’inizio della catena di lavorazione, evitando l’impiego massiccio di reagenti aggressivi.

La massa nera residua viene poi sottoposta a un processo idrometallurgico ottimizzato che separa con elevata purezza nichel, cobalto e manganese, garantendo al contempo la rigenerazione e la purificazione della grafite; l’intero ciclo idrico viene infine riutilizzato nel sistema, chiudendo il processo senza la produzione di reflui tossici e fornendo materie prime secondarie pronte per essere reinserite direttamente nella produzione di nuove celle ad alto voltaggio.

Infine, le celle prodotte con questi materiali riciclati sono attualmente sottoposte a test in condizioni reali. E che fine faranno? Il cerchio si chiuderà nel 2028 quando pianifica di utilizzare le materie prime recuperate per la produzione di batterie. Perfetto.

Garantire la disponibilità di batterie

La startup ha costruito il processo di recupero in Baviera, nell’hub automobilistico tedesco, il più grande d’Europa, dove ha accesso diretto ai principali siti dei produttori di apparecchiature originali e alle catene di fornitura di batterie nella Germania meridionale e nell’Europa centrale.

In Europa, la domanda di riciclo responsabile e su larga scala delle batterie sta crescendo più rapidamente rispetto alle infrastrutture necessarie a supportarlo. Secondo il Global EV Outlook 2026 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, si prevede che i volumi di batterie per veicoli elettrici a fine vita in Europa triplicheranno tra il 2030 e il 2035.

Dalle batterie ai siti produttivi

I principi di economia circolare si applicano non solo alle batterie, ma anche al sito industriale esistente, riconvertito, ammodernato. Anziché costruire su nuovi terreni, la startup delle batterie ha optato per la riduzione dell’impatto ambientale; grazie al suo modello integrato che collega la Baviera a Dormagen, cylib mantiene i materiali critici provenienti dalle batterie a fine vita europee saldamente all’interno delle catene di approvvigionamento europee e rafforza l’indipendenza dell’Europa dalle importazioni di materie prime.

Verso il Battery Passport

Questo processo virtuoso s’inserisce nel solco normativo tracciato dall’Ue che a partire dal 18 febbraio 2027 chiede una sorta di passaporto digitale per ogni batteria per veicoli elettrici, mezzi di trasporto leggeri e batterie industriali con capacità superiore a 2 kWh che dovrà possedere un’identità digitale univoca accessibile tramite un QR code stampato sull’involucro.

Quali informazioni conterrà il Passaporto Digitale:

  • Impronta di carbonio: Il calcolo dell’impatto ambientale totale dell’intero ciclo di vita, dalla produzione delle materie prime allo smaltimento.
  • Origine delle materie prime: Dettagli sulla tracciabilità etica e sostenibile di litio, nichel, cobalto e grafite.
  • Stato di salute della batteria: Dati in tempo reale su capacità residua, cicli di carica effettuati e prestazioni fisiche.
  • Composizione chimica e sicurezza: Istruzioni dettagliate per la manutenzione, la riparazione e lo smontaggio in sicurezza.
  • Informazioni per il riciclo: Dati specifici destinati agli impianti di riciclaggio per sapere esattamente come trattare e separare i materiali a fine vita.

All’interno di questo contesto, processi di riciclo avanzati come quello di Cylib che promette di recuperare quasi la totalità dei materiali usati nella produzione di batterie, diventano indispensabili per le case automobilistiche per non incorrere in pesanti sanzioni UE. Quando il battery passport sarà pienamente operativo, chi acquisterà un’auto elettrica usata potrà scansionare il QR code per conoscere lo stato di usura reale della batteria; al contempo le case automobilistiche diventano legalmente responsabili dell’intero ciclo di vita del pacco batterie, anche quando non saranno più utili per la propulsione del motore elettrico e dovranno essere smaltite in modo corretto o riciclate.

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About Author / Paolo Travisi

Paolo Travisi ha iniziato il suo percorso da giornalista nel 2004, come redattore del network televisivo 7Gold, una palestra professionale incredibile in cui è diventato giornalista professionista, realizzando servizi tv, dalla cronaca alla cultura, e collaborando a programmi e talk condotti da professionisti quali Aldo Biscardi, Alessandro Milan, David Parenzo. In parallelo all'esperienza televisiva, ha iniziato a scrivere per Il Messaggero web, all'epoca guidato da Davide Desario (attuale direttore di Adn Kronos) e poi a scrivere di scienza, tecnologia e cultura anche per l'edizione cartacea. La passione per la scrittura e la scienza, lo ha portato a collaborare con la “storica” rubrica TuttoScienze de La Stampa, con interviste a scienziati italiani ed internazionali. Dalla scienza alla sostenibilità, con la collaborazione con Green&Blue di Repubblica. Per Rinnovabili scrive quotidianamente e con grande entusiasmo di mobilità elettrica, realizza test drive delle auto e video per le pagine social.