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Ondate di calore estremo: i fiumi bollenti mettono in crisi i reattori francesi

Le alte temperature previste in Francia nei prossimi giorni hanno portato EDF a valutare tagli alla produzione in due delle sue centrali nucleari nella regione Alvernia/Rodano-Alpi. Ma in un clima sempre più caldo le incognite sulla produzione continuano ad aumentare

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Ondate di calore estremo: i fiumi bollenti mettono in crisi i reattori francesi

Previste in Francia temperature fino a 45°C

“L’ondata di calore non è più solo un fenomeno meteorologico“, ma “un’emergenza sanitaria”, ha sentenziato stamane l’Organizzazione Mondiale della Sanità delle Nazioni Unite. E guardando al profondo legame che esiste tra riscaldamento e centrali elettriche, verrebbe da dire che è anche un’emergenza energetica. Il primo pensiero corre all’idroelettrico, ma con temperature pronte a sfiorare i 40°C in molte delle città europee, l’allarme risuona anche per altri asset, nucleare compreso.

Basta guardare in Francia dove sono attese per domani temperature fino a 45°C. Un picco estremo che ha portato EDF a valutare i nuovi tagli alla produzione nucleare nella regione Alvernia/Rodano-Alpi.

Non si tratta di un evento isolato. Nelle ultime estati riduzioni giornaliere o settimanali hanno interessato diversi reattori del Paese.

Come le ondate di calore influiscono sulla produzione nucleare

Il problema è essenzialmente di natura ambientale. Le centrali usano l’acqua dei fiumi o del mare per raffreddare gli impianti restituendola poi alla fonte più calda di prima. L’operazione è ben calibrata ma quando le ondate di calore riscaldano i fiumi, ogni ulteriore scarto termico può essere letale per la fauna locale. Ecco perché, soprattutto nelle centrali nucleari con raffreddamento a ciclo chiuso, in questi casi l’operatore riduce la potenza o interrompe momentaneamente la produzione.

Uno scenario che in Francia torna ad essere attuale. “A causa delle previsioni di alte temperature nel fiume Rodano, è probabile che da martedì 23 giugno vengano applicate restrizioni alla produzione presso la centrale di Bugey (Ain)”, ha dichiarato EDF in un comunicato pubblicato martedì, annunciando possibili tagli anche per le centrali nucleari di Golfech e Blayais sul fiume Garonna, nel sud-ovest, e per quella di Saint Alban sul Rodano.

Non solo. La Reuters ha pubblicato oggi alcuni dati di LSEG che mostrano che il problema potrebbe interessare anche le centrali nucleari di Cruas, Tricastin, Chooz e Nogent. Il tutto mentre si prevede una domanda energetica da record per il raffreddamento.

L’impatto oggi e domani

Beninteso: di per sé queste interruzioni non sono una notizia. In generale le chiusure o le restrizioni per motivi ambientali hanno un impatto limitato sulla produzione francese, con una diminuzione annua stimata dello 0,3% secondo quanto riportato da Le Figaro. Il vero problema è come il riscaldamento globale sia destinato ad esasperare il fenomeno da un lato e a far crescere i consumi elettrici legati all’aria condizionata e al raffrescamento dall’altro.

Secondo un recente studio della stessa EDF, senza un’incisiva strategia di adattamento climatico, l’aumento delle temperature fluviali potrebbe diventare un problema critico per la produzione dall’atomo. L’indagine ha modellato un possibile scenario per due diverse centrali nucleari francesi situate sulle rive dei fiumi Mosa e Garonna, valutando l’impatto del climate change. Il modello ha previsto una diminuzione della portata del Garonna e un aumento della temperatura media dell’acqua in entrambi i fiumi, con conseguente diminuzione della disponibilità di entrambi i reattori di circa il 2% l’anno entro il 2050.

C’è poi la questione economica. Secondo Pierre-Alexandre Ramondenc, analista di AlphaValue, le attuali chiusure potrebbero comportare un aumento dei prezzi fino a circa 5 euro per megawattora nei giorni interessati dalle ondate di calore. I rincari sarebbero però ammortizzati nei trend stagionali, senza determinare veri aumenti strutturali

“Se, tuttavia, volumi insufficienti dovessero portare a chiusure forzate – ha spiegato Ramondenc alla Reuters – ciò potrebbe provocare oscillazioni di prezzo di diverse decine di euro per megawattora sui picchi intraday e sui prezzi del giorno prima”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili, le rassegne regionali e le newsletter tecniche. Oggi, tra le altre cose, si occupa della copertura quotidiana delle novità normative sulle fonti rinnovabili, delle politiche energetiche nazionali, europee ed asiatiche, e dei grandi temi connessi all'innovazione e al mercato. Segue da vicino i brevetti e le ricerche scientifiche sulle tecnologie, con un focus su sistemi di accumulo, fotovoltaico, eolico e geotermia. Ha pubblicato articoli legati all'hi-tech e alle rinnovabili su Repubblica.it. Dal 2025 è Vice Direttrice della testata.