In Italia cala la contaminazione da pesticidi. Ma attenzione al multiresiduo

Legambiente chiede la piena attuazione della strategia UE Farm to Fork e l’adozione urgente del Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, di cui l’ultima versione risale a 9 anni fa. La contaminazione scende del 5%, ma 1 campione su 4 presenta tracce di 2 o più sostanze contaminanti. La cui azione congiunta spesso non è pienamente nota

Contaminazione da pesticidi: occhio ai cocktail di fitofarmaci
Foto di Giulia Canaia su Unsplash

I numeri nel rapporto “Stop pesticidi nel piatto 2023”

(Rinnovabili.it) – Abbiamo sempre meno pesticidi nel piatto, ma in 1 caso su 4 ingurgitiamo “cocktail di fitofarmaci” di cui non si conoscono esattamente gli effetti sulla salute. La contaminazione da pesticidi è calata in 1 anno di 5 punti percentuali: i campioni con tracce di prodotti chimici – che in ogni caso rispettano i limiti imposti dalla legge – scendono dal 44,1 al 39,2%, mentre quelli con sforamenti oltre la norma restano all’1,62%. Ma nel 15,67% dei campioni regolari sono state trovate tracce di almeno un fitofarmaco e il 23,54% è catalogabile come multiresiduo.

I numeri della contaminazione da pesticidi in Italia

Sono i numeri di Stop pesticidi nel piatto 2023, il dossier di Legambiente in collaborazione con Alce Nero che fa il punto sui fitofarmaci presenti negli alimenti sulle nostre tavole. Ancora una volta la frutta è l’alimento con la maggior contaminazione da pesticidi che arriva sulle nostre tavole. Oltre il 67,96% dei campioni contiene uno o più residui (rintracciati nell’84% di pere, nell’83% di pesche, nel 53,85% di peperoni). Nella frutta esotica (banane, kiwi e mango) è stata riscontrata la percentuale più alta di irregolarità, pari al 7,41%. E sempre la frutta primeggia per tracce multiresiduo. In 3 campioni di uva passa sono stati rintracciati 17 residui, in un campione di pesca 14 residui, in un campione di fragola 12 residui.

Quali sono i pesticidi che immettiamo più spesso nel nostro corpo? Dall’analisi illustrata nel rapporto emergono Acetamiprid, Fludioxonil, Boscalid, Dimethomorph. Ma anche sostanze neonicotinoidi che non sono più ammesse in UE. Ad esempio il Thiacloprid in campioni di pesca, pompelmo, ribes nero, semi di cumino e tè verde in polvere, l’Imidacloprid in un campione di arancia, 2 campioni di limoni, 3 campioni di ocra, il Thiamethoxam in un campione di caffè.

Le priorità secondo Legambiente

Per migliorare il quadro, secondo Legambiente occorre la piena applicazione a livello nazionale della strategia UE Farm to Fork, che punta a dimezzare l’uso di fitofarmaci in agricoltura entro questo decennio. Ma c’è anche bisogno di “una legge specifica sul multiresiduo che, sulla base delle attuali evidenze scientifiche, vieti la compresenza di principi attivi”.

L’associazione esprime poi “forte preoccupazione” per la mancata approvazione della direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi (SUR), e sottolinea “l’urgenza” di adottare in Italia il nuovo PAN (Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari), la cui ultima stesura risale al 2014.

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