L’Italia bocciata sugli ecoschemi della nuova Pac

È pesantissima la valutazione di WWF, Birdlife e EEB sui 166 ecoschemi presentati finora nei 21 piani d’azione nazionali provvisori in vista dell’avvio della nuova Pac nel 2023. Solo il 19% fa bene all’ambiente, 4 su 10 sono del tutto disallineati dal Green Deal

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Foto di dendoktoor da Pixabay

Uno degli ecoschemi italiani è addirittura bollato come “sussidio nascosto” all’allevamento intensivo

(Rinnovabili.it) – Meno del 20% degli ecoschemi della nuova Pac porterà davvero qualche beneficio all’ambiente. Tutti gli altri si dividono tra misure cosmetiche, neutrali, dannose. L’Italia è messa malaccio: dei 7 valutati nella prima analisi sistematica dei 21 piani d’azione nazionali presentati finora per riempire di contenuti la nuova politica agricola comune, solo uno viene promosso (quello per l’agricoltura biologica). Altri 4 richiedono aggiustamenti e 1 è definito preoccupante (potrebbe incentivare l’uso di pesticidi come il glifosato). L’ultimo invece è direttamente bollato come greenwashing. Si tratta di quello sulla riduzione degli antimicrobici: non ne affronta le cause di fondo e rischia di diventare un sussidio mascherato per gli allevamenti intensivi.

Ecoschemi e piani d’azione nazionali sono le due novità principali introdotte con la nuova Pac, approvata definitivamente a fine novembre dopo una gestazione durata 3 anni. Ed è proprio su questi due pilastri che poggia – almeno in teoria – il lato verde della politica agricola comunitaria che prenderà il via dal 2023.

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Gli ecoschemi sono una forma di pagamenti diretti parzialmente vincolati al raggiungimento di alcuni standard ambientali o climatici appena introdotta e dovrebbero garantire l’allineamento del comparto agricolo UE con il Green Deal. Le aziende che si impegnano a usare certe pratiche agricole, elencate dal testo della nuova Pac, o a raggiungere certi obiettivi di conservazione o miglioramento degli ecosistemi, ricevono in cambio un pagamento. I piani nazionali devono riempire di contenuti specifici gli ecoschemi, elencando nel dettaglio su cosa vuole puntare ciascun paese. Fino alla scorsa Pac questa decisione non spettava agli Stati.

“Solo il 19% degli ecoschemi probabilmente raggiungerà il suo obiettivo ambientale dichiarato, il 40% avrebbe bisogno di miglioramenti significativi per essere efficace, e il 41% è completamente disallineato”, scrivono Birdlife, EEB e WWF, le 3 ong autrici del dossier Will CAP eco-schemes be worth their name?. Non è tutto: “Molti schemi ben progettati che hanno buone probabilità di successo sono sottofinanziati o probabilmente saranno superati da schemi meno impegnativi e/o più attraenti dal punto di vista finanziario”, continua il rapporto.

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Tra gli ecoschemi meno efficienti rientrano quelli per l’agricoltura di precisione, che dovrebbero essere legati a riduzioni dell’uso di fertilizzanti e pesticidi ma spesso non includono target precisi, oltre ad essere convenienti solo per le grandi aziende. Ma anche quelli per l’agricoltura a lavorazione zero del terreno quando non indicano che non useranno erbicidi. O quelli per la gestione delle praterie che non indicano un tetto massimo alla densità di animali. I piani nazionali valutati nel rapporto sono ancora provvisori, quindi possono essere ancora modificati entro il 1° gennaio 2022, quando dovranno essere inviati a Bruxelles.

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