Le emissioni nascoste dietro le quinte del Food Systems Summit

Greenpeace rivela le pressioni e i ricatti dei lobbisti dei grandi gruppi industriali dell’allevamento intensivo. Nessun documento presentato al vertice deve criticare l’allevamento. Anche se il settore produce il 14% delle emissioni globali

Food Systems Summit: i lobbisti della carne in azione
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A New York il 23 settembre si tiene il Food Systems Summit dell’ONU

(Rinnovabili.it) – Il sistema alimentare mondiale ha bisogno di più carne, latte e derivati. Anche se proprio dall’allevamento arriva qualcosa come il 14% delle emissioni globali, tra produzione di mangimi, metano dalla fermentazione enterica e letame. E anche se i cibi di origine vegetale emettono la metà dei gas climalteranti rispetto agli alimenti a base di carne. È la posizione dei grandi allevatori alla vigilia del Food Systems Summit, il vertice internazionale sull’alimentazione sostenibile che si terrà a New York il 23 settembre.

Posizione che definire controintuitiva è poco. Perché quello che sta andando in scena dietro le quinte del Food Systems Summit assomiglia più a un ricatto. Il vaso di Pandora lo ha aperto Greenpeace. L’ong ecologista ha rivelato che i rappresentanti delle grandi compagnie dell’allevamento globale hanno minacciato gli organizzatori Onu del summit di disertare il vertice. Il motivo?

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Dopo molte pressioni e una pioggia di critiche, l’Onu aveva invitato a partecipare ai lavori anche alcuni gruppi con posizioni vagamente dissonanti rispetto alla grande industria. Un affronto, per l’industria globale della carne. Secondo i documenti trapelati, che il quotidiano britannico Guardian giudica attendibili, i lobbisti della bistecca non vogliono che ai lavori preparatori trovi posto un’idea diversa dalla loro sullo sviluppo del sistema alimentare mondiale.

Il nodo sono i cosiddetti “discussion group”, i tavoli di lavoro tematici che devono preparare dei position paper in vista del vertice. Si tratta di documenti fondativi, che tracciano a grandi linee la rotta da seguire e costituiscono i binari lungo i quali poi si muove la conferenza e il suo dibattito politico. I lobbisti della carne – che operano per conto di associazioni come International Meat Secretariat, International Poultry Council, Global Dairy Platform, Global Roundtable for Sustainable Beef e altri – temono che le loro posizioni vengano diluite.

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Ad esempio una presa di posizione chiave, già inserita nella bozza di documento del gruppo di lavoro sugli allevamenti sostenibili: “migliorare i sistemi intensivi di allevamento” permette a quest’ultimi di “contribuire alla preservazione delle risorse del Pianeta e a una nutrizione efficace”. Esattamente il contrario di quanto consigliano invece gli esperti dell’IPCC, l’ente dell’ONU sul cambiamento climatico, che anzi spingono per una diminuzione delle proteine di origine animale nella dieta globale. Posizioni, queste, che per i lobbisti sarebbero solo “ideologiche”.

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