La ricetta radicale dell’Olanda per ridurre l’impatto climatico dell’allevamento

Per evitare una pericolosissima crisi dell’azoto (rilasciato tramite liquami e letame), il governo vuole tagliare il numero dei capi di bestiame del 30%, anche espropriando gli allevatori di parte delle loro terre

Impatto climatico dell’allevamento: l’Olanda taglia i capi del 30%
Foto di NickyPe da Pixabay

Il governo studia misure senza precedenti per abbattere l’impatto climatico dell’allevamento

(Rinnovabili.it) – Il governo olandese prende alla lettera le raccomandazioni dell’IPCC, quelle sulla necessità di ridurre l’impatto climatico dell’allevamento. E prepara un piano davvero radicale per cambiare rotta, misure drastiche che non sono mai state proposte prima in Europa. L’asse portante? Tagliare i capi di allevamento del paese del 30%. Anche con l’espropriazione, se necessario.

La crociata olandese per abbattere l’impatto climatico dell’allevamento prende le mosse da una sentenza del 2019 in cui il Consiglio di Stato condannava il governo per i valori troppo alti di azoto nelle aree naturali vulnerabili. Un aspetto che forse non riempie i titoli dei giornali né viene considerato una priorità dalla maggior parte degli attivisti climatici. Eppure dovrebbe, perché se si incrina il ciclo dell’azoto le conseguenze sono pesantissime per salute, sicurezza alimentare, biodiversità, tenuta degli ecosistemi. Non è un caso che l’Unione Europea lo consideri una minaccia strategica più preoccupante dello stesso impatto del cambiamento climatico.

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Il piano prevede di poter fare ricorso, come extrema ratio, a misure coercitive di vario tipo per raggiungere gli obiettivi di riduzione dell’impatto climatico dell’allevamento. Per abbattere il numero di capi di un terzo, i funzionari del ministero delle Finanze e dell’Agricoltura che hanno steso il documento aprono alla possibilità di costringere gli allevatori a vendere parte delle loro terre al governo, o di vendere delle quote di emissioni. Il piano prevede due varianti, che differiscono per il mix di strumenti usati e – queste le stime – porterebbero a una riduzione dei rilasci di ammoniaca dal 27 al 32% e a un taglio di gas serra pari a 5 Mt l’anno.

La quota di azoto prodotta dal bestiame arriva negli ecosistemi in forma di ammoniaca contenuta nei liquami e nel letame. Volumi elevatissimi nel caso dell’Olanda, che è grande appena come Lombardia e Veneto e ha solo 17 milioni di abitanti, ma deve sostenere circa 100 milioni di capi di bestiame. Numeri che le valgono il primo posto in Europa nell’export di carne.

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