Trovato il metodo per rintracciare i nuovi OGM

Una ricerca commissionata da associazioni e settore produttivo spiega come distinguere i prodotti agricoli non manipolati dai nuovi OGM. Uno schiaffo ad agenzie, governi e lobby del settore che lavoravano per aggirare le regole europee e il principio di precauzione

nuovi OGM
Foto di Arturs Budkevics da Pixabay

di Francesco Paniè

(Rinnovabili,it) – Non è vero che i nuovi OGM sono indistinguibili dai prodotti agricoli ottenuti senza la manipolazione genetica. Lo ha dimostrato Greenpeace, insieme ad altre organizzazioni non governative, associazioni del settore alimentare contrarie agli OGM e la catena di supermercati austriaca SPAR, pubblicando i risultati di una ricerca che ha individuato il metodo scientifico per rintracciare la modificazione genetica operata con le tecniche più recenti (New Breeding Techniques).

Questo lavoro, pubblicato sulla rivista Foods dopo una peer review, confuta le affermazioni dell’industria biotecnologica e di importanti esponenti della politica nazionale e internazionale, secondo cui le nuove colture, modificate utilizzando le tecniche di editing genetico (gene editing) sarebbero indistinguibili da colture simili ma non OGM. Battendo su questo chiodo, i promotori cercavano di evitare che i nuovi prodotti della biotecnologia venissero sottoposti alla normativa europea in materia, che subordina l’approvazione a un complesso iter, in ossequio al principio di precauzione

“Il nuovo test mostra che la normativa europea sugli OGM può essere applicata anche agli OGM ottenuti attraverso l’editing genetico, mantenendo così gli elevati standard di sicurezza alimentare dell’UE – dichiara Federica Ferrario, responsabile agricoltura di Greenpeace Italia – Non ci sono più scuse per non applicare i requisiti di sicurezza e di etichettatura degli OGM esistenti a questi cosiddetti nuovi OGM. Spetta ora alla Commissione europea e ai governi nazionali valorizzare questo lavoro e sviluppare metodi di screening in grado di identificare sia prodotti geneticamente modificati noti che sconosciuti. Ci aspettiamo che la ministra Bellanova, che ha più volte guardato con attenzione alle tecniche di gene editing, mostri lo stesso interesse per questo test”. 

Come distinguere i prodotti agricoli non manipolati dai nuovi OGM?

La scoperta getta anche un’ombra sulla facilità con cui l’Agenzia federale tedesca per la protezione dei consumatori e la sicurezza alimentare (BVL) ha dichiarato nel 2017 che una pianta creata con la tecnica usata da Cibus “non sarebbe distinguibile da una pianta che aveva acquisito la stessa mutazione puntiforme naturalmente”.

Il campione utilizzato per la ricerca è la SU Canola, una varietà di colza progettata dalla società americana di editing genetico Cibus per resistere a determinati erbicidi. L’Agenzia per l’ambiente Austria (Umweltbundesamt), membro della Rete europea dei laboratori che valutano gli OGM, ha convalidato il metodo, che dunque soddisfa tutti gli standard legali dell’Unione Europea. 

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John Fagan, dell’Health Research Institute è lo scienziato che ha coordinato il lavoro: “Il metodo che abbiamo sviluppato rileva quella che è probabilmente la tipologia di modifiche genetiche più impegnativa – ha spiegato – modifica una sola lettera nel patrimonio genetico. Poiché la comunità scientifica da due decenni utilizza approcci simili per rilevare OGM più complessi, è probabile che questo approccio possa essere utilizzato per sviluppare metodi di rilevamento per la maggior parte, se non tutte, le colture geneticamente modificate. E la buona notizia è che utilizza procedure e apparecchiature simili a quelle che i laboratori specializzati conoscono già”. 

Il test è stato sviluppato utilizzando due delle quattro cultivar di SU Canola di Cibus presenti oggi sul mercato: 40K e 68K. Osservando le informazioni contenute nei registri pubblici sulle varietà di colza della Cibus, le organizzazioni pensano che sia “molto probabile che il metodo rileverà anche le altre due varietà: 32K e 79K”. Una conferma può arrivare soltanto portandole in laboratorio applicando il test. Ecco perché il gruppo di ONG e associazioni invita Cibus a rendere i semi disponibili alle autorità di regolamentazione e ad altri, nell’interesse della trasparenza.

Per la prima volta, con questa tecnica di rilevamento dei nuovi OGM, le autorità dell’Unione Europea potranno effettuare controlli volti a impedire l’ingresso illegale di questa coltura non autorizzata nelle filiere di alimenti e mangimi importati. Allo stesso modo, le aziende del settore alimentare, i supermercati, gli organismi di certificazione e gli ispettori nazionali potranno operare le dovute verifiche.

Fino ad ora, infatti, era impossibile: nonostante una sentenza storica della Corte di Giustizia dell’UE del 2018 dica che le nuove biotecnologie producono OGM tanto quanto quelle usate in precedenza, in altre parti del mondo i prodotti di queste tecniche vengono coltivati e messi sul mercato senza etichettatura. I paesi membri dell’Unione, quindi, presi in contropiede dal rapido sviluppo delle varietà commerciali, non erano stati in grado di testare le loro importazioni alla ricerca di questa colza, coltivata in alcune parti degli Stati Uniti e del Canada. Finora, solo due colture create con il gene editing sono state messe sul mercato: la colza SU Cibus e la soia ad alto contenuto oleico Calyxt’s High Oleic Soybean.

La preoccupazione che ha portato alla sentenza europea nasce dal fatto che oltre alle modifiche volute, l’editing genetico può causare anche alterazioni genetiche non intenzionali, con potenziali riflessi sulla sicurezza alimentare e gli ecosistemi. L’impatto a lungo termine sulla salute e sull’ambiente delle colture ottenute con l’editing genetico non è stato ancora testato.

Al momento non è chiaro se SU Canola stia entrando illegalmente in Europa dagli Stati Uniti o dal Canada. Nel 2019, secondo le statistiche dell’UE, il vecchio continente ha importato 1,05 milioni di tonnellate di colza canadese. Il Canada, per inciso è il secondo esportatore nell’UE dopo l’Ucraina, con il 29% del mercato della colza. Nonostante manchi la certezza, nel 2015 Cibus ha dichiarato alla Commissione Europea che i suoi prodotti “probabilmente stavano entrando nella catena internazionale delle merci” e che non si poteva escludere che arrivassero sul mercato europeo.

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