Come cancellare caporalato e lavoro in nero dalla riforma della Pac

L’aula di Strasburgo cambia approccio dopo il no del Consiglio. Per includere i diritti dei lavoratori nella nuova politica agricola comune applica il principio del ‘chi sbaglia paga’. Non più un collo di bottiglia all’erogazione dei sussidi, ma la possibilità di far restituire i fondi a chi viene beccato a non rispettare le norme sul lavoro in vigore nel paese

Riforma della Pac: la nuova proposta sulla condizionalità sociale
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Nuova proposta del parlamento UE sulla condizionalità sociale nella riforma della Pac

(Rinnovabili.it) – Pratiche snellite, meno burocrazia e diritti dei lavoratori preservati. Senza sovrapposizioni con le leggi dei paesi membri. Il parlamento europeo prova a salvare la condizionalità sociale nella riforma della Pac e presenta una nuova proposta, che sarà discussa insieme a Commissione e Consiglio in queste settimane di rush finale verso la nuova politica agricola comune.

La condizionalità sociale è uno dei nodi su cui si sono arenati i negoziati nei mesi scorsi. L’aula di Strasburgo chiede che i sussidi agli agricoltori previsti dalla riforma della Pac attraverso gli ecoschemi siano legati – vincolati, in qualche modo – al rispetto dei diritti dei lavoratori.

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Il Consiglio, cioè l’organo che riunisce i ministri competenti per l’agricoltura dei 27 paesi membri, da questo orecchio non ci sente. Inutile se non dannoso introdurre la condizionalità sociale perché ogni Stato ha le sue leggi e si creerebbe solo confusione. O peggio, si cancellerebbe un pezzo di sovranità. Contrario anche il Copa-Cogeca, l’associazione europea degli agricoltori.

Ora l’europarlamento prova a limare la sua proposta, spedita al Portogallo in quanto paese con la presidenza di turno in questo semestre. Nella lettera di accompagnamento gli eurodeputati spiegano che hanno cambiato approccio e che ora “gli Stati membri devono semplicemente garantire il rispetto delle norme sulla condizionalità sociale attraverso i controlli effettuati dai loro sistemi di controllo esistenti”. Niente duplicati né intrecci poco chiari, quindi. E neppure soldi da sborsare in più per fare controlli aggiuntivi.

Cosa è cambiato allora? Il parlamento punta a ottenere “un forte effetto dissuasivo”. Non chiede più un collo di bottiglia all’erogazione dei fondi, ma una ‘tagliola’ a fine processo che permetta di chiedere indietro il denaro dei sussidi nel caso emergano delle irregolarità sanzionate dalle leggi sul lavoro esistenti nei vari paesi. E’ il principio del ‘chi sbaglia paga’, applicato alla riforma della Pac.

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Secondo chi ha preparato la proposta, questa nuova versione porterebbe “vantaggi reali ai lavoratori del settore, affrontando il lavoro sommerso, contribuendo a migliorare le condizioni di lavoro, garantendo parità di trattamento a tutti i lavoratori dell’agricoltura, oltre a prevenire la concorrenza sleale nel nostro mercato comune”, recita la lettera di cui Euractiv pubblica alcuni stralci.

E conclude: “Attualmente, gli agricoltori che rispettano gli standard di lavoro applicabili sono svantaggiati rispetto a quelli che violano la legge o i contratti collettivi di lavoro e questa concorrenza sleale deve essere fermata.

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