Rinnovabili • contest #AgriFuture

Selezionati i sei finalisti del contest #AgriFuture

Passi finali per il concorso sulle pratiche innovative e sostenibili lanciato da Prima del Santa Chiara Lab, in collaborazione con Maker Faire Rome e il Commissariato italiano per Expo 2020 Dubai e il supporto di Rinnovabili.it. L'annuncio dei vincitori, venerdì 11 dicembre

contest #AgriFuture

di Fiorino Iantorno e Cristiana Tozzi – Segretariato Italiano di PRIMA

Agrorobotica, Esperia s.r.l., Ferrari Farm, Irritec, Planet Farm, Sfera Agricola: sono questi i nomi delle sei aziende che sono arrivate in finale per il primo contest sulle pratiche innovative e sostenibili che il Segretariato Italiano di Prima del Santa Chiara Lab dell’Università di Siena, attraverso il suo osservatorio digitale POI – Prima Observatory on Innovation – ha lanciato in occasione della edizione 2020 di Maker Faire Rome, in collaborazione con lo stesso Festival, con il Commissariato Italiano per Expo Dubai 2020 e con il supporto di Rinnovabili.it.  Tra queste sei verranno scelte l’11 dicembre, durante un appuntamento di Maker Faire Rome, le due aziende che parteciperanno a Dubai, durante la prossima Expo, all’iniziativa che racconterà come sta evolvendo il settore agroalimentare italiano. Cercare di mappare e di capire lo stato dell’innovazione sostenibile all’interno del sistema agrifood italiano e del mondo della ricerca legato a queste tematiche è, infatti, oramai uno degli obiettivi forti che si è dato il Segretariato Italiano di PRIMA guidato dal prof. Angelo Riccaboni. 

Riccaboni ha molto chiaro il ruolo delle aziende in questa importante sfida legata alla sostenibilità delle filiere del nostro sistema agrifood: “Per vincere la partita concreta della sostenibilità dobbiamo partire dagli imprenditori agricoli, imprenditori e allo stesso tempo ambasciatori del loro territorio,  capaci di produrre cibo di qualità, offrire servizi alla comunità, proteggere l’ambiente, abituati a tramandare tradizioni e allo stesso tempo pronti ad adottare nuove soluzioni e a creare nuove fonti di reddito legate al turismo esperienziale, all’enoturismo, alla bioeconomia circolare” .

Proprio per queste ragioni il PRIMA Observatory on Innovation, durante questi mesi di pandemia, ha iniziato un viaggio tra le aziende agricole italiane per capire come queste stavano e stanno affrontando l’emergenza Covid. Ne è venuto fuori uno spaccato interessante ed eterogeneo dal nord al sud del Paese dove è chiaro, per dirla ancora con le parole di RIccaboni che: “Il nostro Paese è portatore di un modello di imprenditorialità e di filiera assai distintivo, in cui la produzione ed il consumo alimentare non sono nemici, ma alleati per la promozione di un cibo sano, legato ai territori, espressione di identità, cultura, storia, salute, benessere, e il rispetto della sostenibilità si coniuga con la redditività d’impresa”. Il contest parte da queste premesse con l’obiettivo di raccontare e catalogare alcune  buone pratiche che le aziende italiane del settore agrifood stanno portando avanti. 

Per premiare le buone pratiche si è fatto riferimento alle innovazioni che le aziende hanno  introdotto nei propri prodotti, nei processi interni, tecnologici o organizzativi, o nelle relazioni con i propri clienti, consumatori o interlocutori esterni, che hanno reso le aziende più sostenibili dal punto di vista ambientale, economico o sociale. Le buone pratiche innovative e sostenibili devono inoltre imprimere un progresso rispetto a prassi già note e consolidate, contribuire al successo economico e/o competitivo dell’azienda e possono essere “imitate” anche da altri imprenditori agroalimentari. 

Devono essere quindi “replicabili” e magari anche “migliorabili” da altri imprenditori poiché devono riuscire anche a costruire una comunità di aziende che possa essere da stimolo a tutte quelle che ancora non hanno investito sulle innovazioni sostenibili. 

Dall’analisi e dalle interviste condotte alle aziende che hanno partecipato al contest – circa 40 in tutto – emerge come gli imprenditori agricoli italiani siano molto attenti al tema della sostenibilità ambientale e come il concetto di innovazione non sia solo legato al tema della tecnologia.  Recuperare una antica “tradizione” o “pratica”  declinandola con gli occhi della contemporaneità è anche questa una pratica diffusa ed interessante. Altre hanno, d’altro canto, puntato tutto sulla tecnologia e sulla possibilità di raccontare la propria storia aziendale e i propri prodotti attraverso la forza divulgativa dei social media. Guardando tutte queste esperienze insieme si rafforza la figura ed il ruolo dell’imprenditore agricolo come innovatore, in un certo senso “maker” che prende, assembla, crea, utilizza strumenti per cercare di portare avanti la sua azienda puntando sulla  sostenibilità  del proprio prodotto, dei territori – di cui spesso è custode – del pianeta e anche del benessere del consumatore.  Le sei aziende che sono state scelte e che vi racconteremo di seguito  si muovono proprio su questa direttrici e differiscono molto per dimensioni, oggetto e tipo di innovazione. Ma andiamo a conoscere meglio nel dettaglio le sei aziende.

AGROROBOTICA

Si tratta di una start-up di Scarlino (GR), che si occupa di agricoltura di precisione ed in particolare di progettazione, produzione e commercializzazione di sistemi innovativi di monitoraggio e della programmazione dei loro algoritmi di apprendimento. In particolare in questi ultimi anni il gruppo di  startupper, formato da competenze diverse, ha puntato tutto sulla realizzazione di “SpyFly”, una trappola robotica rivoluzionaria per il monitoraggio dei parassiti, che intende aiutare gli agricoltori a prevenire le perdite pre-raccolta, stimate in diverse decine di miliardi di euro all’anno. Ogni SpyFly raccoglie i dati sulla presenza dei parassiti e li trasmette agli operatori agricoli, consentendo un pronto intervento se necessario

ESPERIA S.R.L.

Si tratta di una piccola azienda dell’aretino che ha puntato sulla creazione di un impianto di gassificazione innovativo perchè in quanto in grado di processare biomasse eterogenee con un livello di umidità fino al 50%. Da esso sono ottenuti due sottoprodotti: Biochar BioDea, per la trasformazione della biomassa in gas di sintesi ed energia, e il Distillato di Legno Biologico BioDea, un corroborante ricco di acido acetico, polifenoli e tannini, potenziatore delle difese delle piante e dell’apparato radicale. Il Distillato, in particolare, è utilizzato in agricoltura sia come biostimolante sia come biopesticida. La Pratica presenta aspetti di sostenibilità ambientale, economica e sociale.

FERRARI FARM SOCIETÀ AGRICOLA

Siamo nel rietino (Petrella Salto) in una piccola azienda di nuova generazione, che porta avanti la tradizione della regione del Cicolano attraverso la ricostituzione di un orto e frutteto biologico di circa 3.500 piante di differenti varietà autoctone, coltivate nel rispetto della tradizione. L’innovazione è realizzata da un impianto di coltivazione idroponica, unico in Europa, che utilizza serre ermetiche e sterili completamente computerizzate. In particolare molte delle tecnologie utilizzate all’interno delle serre derivano dall’applicazione di tecnologie che provengono dagli studi di diversi Enti di ricerca impegnati nello sviluppo del c.d. “agro-spazio”. L’applicazione di queste soluzioni garantisce all’interno delle serre, l’assenza di contaminanti provenienti dall’ambiente esterno, di agenti patogeni, virus e malattie. Questo consente di coltivare senza l’uso di prodotti fitosanitari, pesticidi ed agenti chimici.

IRRITEC S.P.A.

Si tratta di un grande gruppo societario siciliano del messinese (Capo d’Orlando), aderente al Patto Mondiale delle Nazioni Unite (United Nations Global Compact), che dal 1974 effettua attività di micro irrigazione ad alta tecnologia per agricoltura e giardinaggio, con 11 sedi produttive e commerciali e presente in oltre 120 Paesi. Il Gruppo Irritec, tra i leader mondiali nel settore della smart irrigation, con specializzazione nell’irrigazione a goccia, pone al centro della propria attività soluzioni per l’irrigazione tecnologiche e sostenibili, sviluppate per ottimizzare l’utilizzo delle risorse ambientali, garantire la maggiore efficienza e standard qualitativi di eccellenza.  Al contest hanno presentato EXXtreme tape™, un’ala gocciolante leggera con la superficie filtrante più estesa al mondo. Esso è progettato appositamente per “acque difficili”, poiché consente l’irrigazione con acqua meno filtrata.

PLANET FARMS

Si tratta di una start-up milanese, che si occupa di vertical farming. Il progetto dell’azienda comporta, in particolare, la costruzione della più grande vertical farm in Europa, una delle più grandi al mondo (l’impianto si estenderà su una superficie di oltre 9.000 metri quadrati) e la più avanzata a livello di tecnologia e automazione. 

Le piante sono, infatti, coltivate in strutture su più livelli, in ambienti incontaminati e isolati dalle condizioni ambientali esterne per ottenere dei prodotti puri. Ogni prodotto seminato è accudito in maniera costante e precisa, con il monitoraggio di ogni aspetto del processo di crescita (luce, temperatura, umidità, purificazione di aria e acqua). Tutto il processo di crescita, dalla semina alla raccolta, è studiato per garantire una certezza assoluta sulla qualità e tracciabilità delle piante.

SFERA AGRICOLA

Si tratta di una start-up milanese, che si dedica alla produzione di ortaggi. I cicli di coltivazione avvengono con mezzi di lotta biologica e con risparmi idrici fino al 90%. La selezione delle materie prime e delle sementi, unite alle migliori tecniche di coltivazione, sono soltanto una parte delle attività aziendali, che includono tra le altre cose anche la tracciabilità dei prodotti e il ricorso a energie rinnovabili. 

Al contest hanno presentato la propria serra attiva in grado di adattare in tempo reale il suo clima per far sì che la crescita degli ortaggi avvenga sempre in condizioni ottimali, indipendentemente dalle condizioni metereologiche esterne. Il recupero delle acque piovane e il ciclo di coltivazione chiuso permettono di accumulare acqua nei mesi piovosi, per poi impiegarla nei periodi di siccità, con un risparmio idrico fino al 90% rispetto alle coltivazioni su suolo. All’interno dell’azienda si utilizzano quasi esclusivamente mezzi di lotta biologica, come gli insetti utili e molecole di origine naturale. 

Partecipa a Maker Faire Rome – The European Edition dall’11 al 13 dicembre 2020. 

Ogni informazione su www.makerfairerome.eu

Rinnovabili •
About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • hitachi rail

I treni a batteria di Hitachi Rail conquistano l’Europa

Anticipando il futuro, Hitachi Rail sta lavorando a soluzioni capaci di rimpiazzare il diesel nei treni per le tratte non elettrificate

hitachi rail
Fonte: Hitachi Rail

In Europa il 40% delle linee ferroviarie non sono elettrificate. In alcune tratte si arriva al 60%. Se è vero che il settore è quello meno impattante sul clima tra le diverse modalità di trasporto, è altrettanto vero che dovrà crescere nel prossimo futuro. Le esigenze di decarbonizzazione nell’Unione Europea impongono infatti di trasformare la mobilità e favorire le soluzioni più sostenibili. Tra queste, il trasporto su rotaia si candida a tirare la volata. Anticipando il futuro, Hitachi Rail sta lavorando proprio all’implementazione di soluzioni capaci di risolvere un problema chiave: l’utilizzo della propulsione diesel nei treni per le tratte non elettrificate. Per superare lo scoglio, Marco Sacchi, Senior Director Global Platforms & Innovation di Hitachi Rail, lavora alla progettazione di treni ibridi a batteria. Sacchi ha sviluppato diversi prodotti dell’azienda multinazionale negli ultimi anni: dal Frecciarossa 1000 ai treni a doppio piano, all’alta velocità inglese fino ai più moderni treni a batteria. Oggi si occupa di sviluppare le piattaforme globali, le tecnologie verdi, l’ecodesign e l’innovazione digitale dei prodotti per la mobilità ferroviaria che verranno realizzati nei prossimi anni da Hitachi Rail. L’abbiamo incontrato per conoscere le principali innovazioni del settore e gli scenari che un uso crescente delle batterie al litio nel trasporto ferroviario apre per il paese e il pianeta. 

Vista l’esigenza di decarbonizzazione dei trasporti europei, Hitachi Rail ha da subito investito in treni a batteria. Ci racconta perché?

Il tema della decarbonizzazione è assolutamente centrale in questo momento. Se guardiamo alla realtà europea, il 40% delle linee ferroviarie sono operate da treni diesel. Tra i paesi di riferimento per Hitachi – Italia, Germania o Inghilterra – quest’ultimo è addirittura al 60%. Per centrare gli obiettivi al 2030 e al 2050, in passato si pensava di elettrificare le tratte mancanti. Una vera alternativa, però, viene dai treni a batteria. In Giappone questa tecnologia è arrivata in anticipo. Il nostro primo prototipo di treno a idrogeno, che sostituiva un mezzo diesel, è di vent’anni fa. Poi sono arrivati i treni a batteria, con la prima flotta entrata in servizio nel 2016. Oggi in Giappone abbiamo tre flotte operative.

hitachi rail 3
Fonte: Hitachi Rail

In quali paesi europei state lavorando a questa tecnologia e con quali prodotti? 

In Italia, dal dicembre 2022 è arrivato quello che noi chiamiamo Masaccio, un nuovo treno a batteria realizzato per Trenitalia con il nome Blues. Anche lui è un primo al mondo, perché è tri-modale. Noi lo chiamiamo “tribrido”, perché può viaggiare in modalità elettrica laddove è disponibile l’alimentazione da catenaria, in modalità ibrida diesel-batteria, oppure solo a batteria. Quest’ultima possibilità viene preferita per l’ingresso nei centri abitati, in modo da ridurre le emissioni e il rumore. Al momento abbiamo già 98 treni operativi in molte regioni italiane su un contratto quadro che ne prevede 135. Il Masaccio ha anche ottenuto lo scorso anno una Social Product Declaration, che mostra i dati sulle prestazioni di sostenibilità sociale di un prodotto o servizio in una prospettiva del ciclo di vita. Si è trattato della prima certificazione del suo genere rilasciata al mondo. Siamo orgogliosi di averla ottenuta perché siamo stati dei pionieri in questo campo e lavoriamo molto per monitorare l’impatto dei nostri prodotti e servizi. L’innovazione è sostenibile solo se sa valutare pienamente i suoi impatti sociali e ambientali.

Se dovesse fare una previsione, quale spazio avranno nel futuro della mobilità su rotaia i treni a batteria? Potrebbero diventare la tecnologia prevalente o faranno da tecnologia complementare?

Secondo Hitachi, la batteria è la risposta alla decarbonizzazione nel breve e medio periodo. Molte linee ferroviarie europee devono fare i conti con il passaggio in gallerie piccole e difficili da elettrificare con la classica alimentazione da catenaria. Occorre quindi una diversa soluzione. Noi la stiamo mettendo in pratica in Italia, ma anche in Inghilterra, dove entro due mesi usciremo con un prototipo per i treni Intercity che attualmente sono bimodali, cioè solo diesel ed elettrici. Andremo a rimuovere uno dei motori diesel sostituendolo con una batteria, in un’operazione simile a quella italiana. Ci saranno quindi tratte gestite unicamente a batteria e la possibilità – lungo la linea – di trazione ibrida e ridurre i consumi. In generale, la batteria si sposa bene con questa elettrificazione a macchia di leopardo che abbiamo in Europa. Nelle tratte elettrificate è possibile ricaricare gli accumulatori, per poi utilizzarli in quelle dove altrimenti sarebbe subentrato il diesel. Oggi un treno a batteria può percorrere fino a 100 km, quindi coprire porzioni limitate della linea non elettrificate è possibile anche con capacità ridotta delle batterie stesse.

Abbiamo già dei risultati positivi in relazione ai consumi e alle emissioni?

Queste modalità di utilizzo ibrido hanno già ridotto i consumi di carburante di quasi il 50%. Se guardiamo alcune linee specifiche su cui operano questi treni, ad esempio la Firenze-Siena, vediamo che da Firenze a Empoli è disponibile l’alimentazione da catenaria, da Empoli a Siena no. Oggi i treni partono da Firenze direttamente in modalità diesel, anche dove sarebbe disponibile il tratto elettrificato. I nuovi Masaccio, che possono percorrere quella tratta in modalità elettrica, sono in grado di ridurre la CO2 equivalente per passeggero al chilometro dell’83%. Un altro vantaggio è quello del risparmio di costi che i treni a batteria garantiscono rispetto ad interventi di elettrificazione di tratti attualmente privi di linee aeree di contatto.

hitachi rail 2
Fonte: Hitachi Rail

Per quanto riguarda le batterie, che caratteristiche ha un accumulatore destinato a muovere non un’auto, ma un convoglio?

Le batterie che oggi installiamo sui treni Intercity inglesi sono batterie da circa 1MWh, un’auto elettrica arriva massimo a 150 KWh. Siamo nell’ordine di 8-10 Tesla, diciamo. Sono dimensioni importanti, ma se pensiamo al numero di persone che trasporta un rotabile ferroviario vediamo le cose in prospettiva. Un’auto muove da una a quattro persone, un vagone da 70 a 100. Il fattore di scala è tale che un veicolo ferroviario, in termini di consumi energetici o di emissioni per chilometro, generalmente è nel range di un sesto o un decimo rispetto a un’automobile. Si tratta comunque di tecnologie complesse da integrare in un rotabile ferroviario, in termini di pesi e spazi. Poi c’è l’aspetto della sicurezza: ogni nuova tecnologia introdotta su ferrovia richiede analisi di safety case. Le nostre batterie vengono da produttori che hanno introdotto sul mercato milioni di celle senza mai avere un incidente.

Da dove vengono le batterie che si utilizzano nei treni Hitachi Rail?

La gran parte delle batterie sono fatte in Cina. Quelle che però utilizziamo noi in Italia sono prodotte in Giappone da Toshiba, mentre quelle utilizzate in Inghilterra sono prodotte lì da un’azienda cino-giapponese. Si tratta però di tecnologie che si stanno diffondendo. Anche se i volumi cinesi sono comunque elevatissimi, spinti dall’automotive, ci sono comunque forti investimenti da parte dell’Unione Europea.

Su quali tecnologie vi state concentrando per il futuro dell’accumulo di energia nel settore della mobilità?

Noi di fatto siamo già alla quarta generazione di batterie, sia per quanto riguarda i nostri prodotti che per quel che concerne le attività di ricerca e sviluppo. Siamo in attesa della quinta generazione, quella delle batterie allo stato solido, che saranno disponibili nel 2027. Si tratta di accumulatori molto promettenti in termini di densità di energia e prestazioni.

E per quanto riguarda i treni a batteria, a parte Italia e Inghilterra, avete in programma investimenti in altri mercati?

Sicuramente quello tedesco. Qui ci aspettiamo che il 60% delle prossime gare sarà per treni a batteria. Ci saranno poi altri programmi in Europa per sostituire in diversi paesi i vecchi treni diesel. Già oggi, le gare per i treni diesel non si fanno più per le tratte non elettrificate. E questo sarà un trend che vedrà i treni a batteria affermarsi sempre più nel prossimo futuro. 

L’Europa fa da traino per questa tecnologia o ci sono altri paesi in corsa?

L’Europa è uno dei paesi dove la sensibilità ambientale e per soluzioni a basso impatto è più sviluppata. Dal punto di vista tecnologico il Giappone rimane però uno dei paesi più avanzati al mondo. Qui i treni a batteria si diffonderanno sempre più e già si pensa a come utilizzarli come backup nel caso di blackout sull’infrastruttura o eventi imprevisti come un terremoto. Gli Stati Uniti, dal canto loro, si stanno affacciando a questa tecnologia con interesse, perché anche lì sussistono larghe flotte di treni diesel. La Cina invece beneficia dello sviluppo recente dell’infrastruttura ferroviaria, elettrificando decine di migliaia di km di rete negli ultimi anni. Per questo motivo, ha meno bisogno di colmare i gap con le batterie.

About Author / La Redazione

Rinnovabili • Solare fotovoltaico in Italia

Solare fotovoltaico in Italia, cosa dice il rapporto GSE

Lo scorso anno sono entrati in esercizio circa 371.500 impianti fotovoltaici in Italia, in grande maggioranza di taglia inferiore a 20 kW, per una capacità complessiva di oltre 5,2 GW. Una crescita che conferma il primato nazionale della Lombardia in termini di potenza installata, seguita con un certo distacco dalla Puglia

Solare fotovoltaico in Italia
via depositphotos

Online il Rapporto Statistico 2023 sul Solare Fotovoltaico in Italia

Ben 5,2 GW di aggiunte che portano la potenza cumulata totale a 30,31 GW e la produzione annuale a quota 30.711 GWh. Questi in estrema sintesi i dati del solare fotovoltaico in Italia, riportati nel nuovo rapporto del GSE. Il documento mostra le statistiche del settore per il 2023, offrendo informazioni importanti non solo sui sistemi ma anche sulla dimensione dei pannelli solari, la tensione di connessione, il settore di attività, l’autoconsumo e persino sull’integrazione di eventuali batterie. Uno sguardo approfondito per capire come sta crescendo il comparto, ma anche per evidenziare potenzialità e criticità.

Solare Fotovoltaico Italiano, la Crescita 2023 in Numeri

Nel 2023 il fotovoltaico nazionale ha messo in funzione 371.422 nuovi impianti solari per una potenza complessiva di poco superiore ai 5,2 GW. La crescita ha ricevuto i contributi maggiori, in termini di numero di sistemi, da regioni come la Lombardia (con il 17,5% dei nuovi impianti fv 2023), il Veneto (13,2%), l’Emilia-Romagna (9,8%) e la Sicilia (6,9%). Scendendo ancora di scala sono invece le provincie di Roma (3,9%), Brescia (3,6%) e Padova (3,1%) quelle a detenere la quota maggiore di aggiunte. Per buona parte dell’anno questo progresso si è affidato ai piccoli impianti di taglia residenziale, che hanno lasciato il posto sul finire del 2023 ad una nuova spinta del segmento C&I.

Produzione fotovoltaica in Italia

Altro dato importante per il 2023: la produzione del solare fotovoltaico in Italia. Lo scorso anno tra nuovi impianti e condizioni meteo favorevoli, il parco solare nazionale ha prodotto complessivamente 30.711 GWh di energia elettrica (dato in crescita del 9,2% sul 2022), con un picco nel mese di luglio di oltre 3,8 TWh.

Se ci si focalizza, invece, solo sull’autoconsumo fotovoltaico, il rapporto del GSE indica che lo scorso 7.498 GWh sono stati prodotti e consumati in loco. Un valore pari al 24,8% della produzione netta complessiva. A livello regionale la percentuale di energia autoconsumata rispetto all’energia prodotta risulta più alta in Lombardia, Liguria e Campania. A tale dato se ne associa un altro altrettanto interessante: quello dei sistemi di accumulo. Lo scorso anno risultavano in esercizio 537.000 sistemi di storage connessi ad impianti fotovoltaici, per una potenza cumulata di 3,41 GW.

leggi anche Direttiva EPBD e fotovoltaico: scadenze e potenzialità

Solare Fotovoltaico, la Potenza in esercizio in Italia

Le nuove aggiunte 2023 hanno portato il dato della potenza fotovoltaica totale cumulata in Italia ad oltre 30,31 GW e quello della potenza pro capite nazionale a 514 W per abitante. Nel complesso sono attivi sul territorio 1.597.447 impianti fotovoltaici, di cui il 94% rientra nella taglia fino a 20 kW. Sono, per intenderci, i piccoli impianti realizzati solitamente sui tetti degli edifici. Non sorprende quindi scoprire che la superficie occupata dagli impianti fotovoltaici a terra a fine 2023 risultava di soli 16.400 ettari. In questo contesto le regioni con la maggiore occupazione di superficie del suolo da parte del solare fotovoltaico risultano essere: la Puglia (4.244 ettari), la Sicilia (1.681 ettari) e il Lazio (1.527 ettari).

Sul fronte della potenza attiva, viene confermato il primato del Nord Italia con il 48,0% del totale nazionale grazie al traino di Lombardia (13,8%), Veneto (10,4%) ed Emilia Romagna (10%). Segue il 34,7% delle regioni meridionali, con la Puglia che da sola fornisce il 10,9% della potenza, e quindi il contributo del Centro Italia.

Leggi qui il report GSE sul Solare Fotovoltaico in Italia

About Author / La Redazione

Rinnovabili • Dl Agricoltura bollinato

Dl Agricoltura bollinato, ecco l’art. sul fotovoltaico a terra

Il testo finale del decreto è stato varato dopo alcune piccole modifiche richieste dal Quirinale. Confermati i paletti sul fotovoltaico a terra salvaguardando gli investimenti del PNRR

Dl Agricoltura bollinato
Foto di Andreas Gücklhorn su Unsplash

Stop del fotovoltaico a terra con una serie di eccezioni

Dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, Dl Agricoltura è stato “bollinato” dalla Ragioneria di Stato e quindi varato definitivamente. Ma non prima di alcune modifiche last minute frutto del confronto con il Quirinale. Nessun ritocco significativo, tuttavia, riguarda il tanto criticato articolo di stop al fotovoltaico a terra. Il contenuto, infatti, rimane nelle linee annunciate il 6 maggio dal ministri Pichetto e Lollobrigida, cercando di salvaguardare gli investimenti del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), punto fermo per il MASE.

L’articolo in questione, che passa dal 6 della prima bozza al 5 nel DL Agricoltura bollinato, riporta alcune disposizioni finalizzate a limitare l’uso del suolo agricolo. L’intervento mira a modificare l’articolo 20 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, con cui l’Italia ha recepito nel proprio ordinamento la direttiva europea sulle rinnovabili RED II. 

In poche parole il testo introduce dei paletti all’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti. Come? Limitando qualsiasi intervento a lavori modifica, rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione degli impianti già installati, che non comportino incremento della superficie occupata. Nessun vincolo invece per il fotovoltaico a terra se installato:

  • in cave e miniere non in funzione, abbandonate o in condizioni di degrado ambientale;
  • porzioni di cave e miniere non suscettibili di ulteriore sfruttamento;
  • siti e  impianti nelle disponibilità delle società del gruppo Ferrovie dello Stato italiane e dei gestori di infrastrutture ferroviarie nonché delle società concessionarie autostradali;
  • siti e impianti nella disponibilità delle società di gestione aeroportuale all’interno dei sedimi aeroportuali;
  • aree adiacenti alla rete autostradale entro una distanza non superiore a 300 metri;
  • aree interne agli impianti industriali e agli stabilimenti.

Salvi, come promesso, anche i progetti fotovoltaici a terra se parte di una Comunità energetica rinnovabile o finalizzati all’attuazione degli investimenti del PNRR.

Il testo del Dl Agricoltura “bollinato” sul fotovoltaico

Riportiamo per intero l’articolo 5 sul fotovoltaico nella versione finale del DL Agricoltura.

ART. 5 (Disposizioni finalizzate a limitare l’uso del suolo agricolo)

1. All’articolo 20 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

‹‹1-bis. L’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra di cui all’articolo 6-bis, lettera b), del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti, è consentita esclusivamente nelle aree di cui alle lettere a), limitatamente agli interventi per modifica, rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione degli impianti già installati, a condizione che non comportino incremento dell’area occupata, c), c-bis), c-bis.1), e c-ter) n. 2) e n. 3) del comma 8. Il primo periodo non si applica nel caso di progetti che prevedano impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra finalizzati alla costituzione di una Comunità energetica rinnovabile ai sensi dell’articolo 31 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, nonché in caso di progetti attuativi delle altre misure di investimento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), approvato con decisione del Consiglio ECOFIN del 13 luglio 2021, come modificato con decisione del Consiglio ECOFIN dell’8 dicembre 2023, e dal Piano nazionale degli investimenti complementari al PNRR (PNC) di cui all’articolo 1 del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° luglio 2021, n. 101, ovvero di progetti necessari per il conseguimento degli obiettivi del PNRR.››.

2. Le procedure abilitative, autorizzatorie o di valutazione ambientale già avviate alla data di entrata in vigore del presente decreto sono concluse ai sensi della normativa previgente.

Leggi anche Zavorre per fotovoltaico Sun Ballast: dal 2012 una garanzia per gli impianti fv su tetti piani

About Author / La Redazione