La strategia Farm to Fork si gioca su pesticidi, emissioni e nuovi OGM

La risoluzione di Strasburgo passa a larga maggioranza con 52 voti a favore, 170 voti contrari e 76 astensioni. Si chiedono obiettivi vincolanti per la riduzione dell’uso dei pesticidi, agganciare la nuova PAC al Green Deal e rispetto del principio di precauzione nel valutare gli OGM prodotti con il genome editing

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Foto di PublicDomainImages da Pixabay

La posizione del Parlamento UE sulla strategia Farm to Fork

(Rinnovabili.it) – Obiettivi vincolanti sulla riduzione dei pesticidi, più spazio all’agricoltura biologica, azioni per ridurre il consumo di carne e più cautela sull’apertura ai nuovi OGM. Sono i punti chiave su cui si gioca la credibilità della strategia Farm to Fork secondo il Parlamento europeo. Ieri il voto in plenaria sulla strategia della Commissione con pareri e raccomandazioni per tradurla in azioni concrete.

Tra le preoccupazioni maggiori, per l’aula di Strasburgo, il capitolo pesticidi. Gli eurodeputati chiedono di “migliorare il processo di approvazione dei pesticidi e monitorarne il rispetto delle norme per proteggere gli impollinatori e la biodiversità”. Un punto sempre controverso, che ha spaccato le istituzioni europee più volte negli ultimi anni. Soprattutto quando c’era in ballo il rinnovo dell’autorizzazione al glifosato (di nuovo in scadenza nel 2022).

Se la Commissione si è impegnata a ridurre l’uso di pesticidi, il Parlamento chiede tempi certi e inderogabili. Come? Fissando degli obiettivi di riduzione vincolanti sull’uso dei pesticidi. Inoltre, “gli Stati membri dovrebbero raggiungere questi obiettivi nei piani strategici nazionali della PAC”, che dovranno presentare presto per riempire di azioni concrete la nuova Politica agricola comune approvata lo scorso giugno.

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Sull’agricoltura biologica, il Parlamento UE chiede che più terreni siano destinati a questa forma di agricoltura con un obiettivo per il 2030, ma anche di adottare iniziative per stimolare la domanda, come più promozione, appalti pubblici, e interventi sulla fiscalità. Le azioni per un cibo più sano dovrebbero puntare a ridurre il consumo di carne, da cui dipende la maggior parte delle emissioni di gas serra del comparto agricolo, ma anche quello di “alimenti altamente trasformati ricchi di sale, zuccheri e grassi, anche fissando livelli massimi di assunzione”. Un altro passaggio chiede la graduale eliminazione dell’allevamento in gabbia.

Ancora sul fronte delle emissioni: la parola d’ordine è agganciare sul serio la PAC al Green Deal. “Il pacchetto “Fit for 55” deve prevedere norme e obiettivi ambiziosi per le emissioni derivanti dall’agricoltura e dal relativo uso del suolo”, chiedono gli eurodeputati, mentre i pozzi naturali di assorbimento del carbonio (carbon sink) “devono essere ripristinati e potenziati”.

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Più cauto il passaggio dedicato al progetto della Commissione di aprire ai nuovi OGM, quelli ottenuti tramite le tecniche innovative del genome editing (New Breeding Techniques, NBTs). L’esecutivo da poco ha annunciato che vuole condurre una nuova valutazione d’impatto, innescando un processo che potrebbe portare l’UE sulla strada appena imboccata dalla Gran Bretagna. Su questo punto, il Parlamento richiama la centralità del principio di precauzione, che deve restare la bussola del processo. Niente fughe in avanti, quindi, a meno che le valutazioni non sciolgano realmente ogni dubbio. Ma pur sempre una posizione conciliante, non barricadera.

Sempre sui nuovi OGM, l’Europarlamento sottolinea la necessità di “garantire la trasparenza e la libertà di scelta agli agricoltori, ai trasformatori e ai consumatori” e vuole “una panoramica e valutazione complete delle opzioni di tracciabilità ed etichettatura”, anche per i prodotti che arrivano da paesi terzi.

(lm)

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