Dalla BEI via libera a 1,5 miliardi di prestiti per la TAP

L’Azerbaijan non rispetta i diritti umani. Il Corridoio Sud rallenta la transizione alle rinnovabili. Ma la Banca Europea per gli Investimenti stanzia miliardi per la Tap

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Il TAP supera l’ostacolo dei diritti umani e dell’inquinamento

 

(Rinnovabili.it) – Alla fine, ancora una volta, la real politik ha battuto le preoccupazioni ambientali e il rispetto dei diritti umani. La Banca europea per gli investimenti (BEI) ha approvato ieri il maxi prestito da 1,5 miliardi di euro  per il Southern Gas Corridor, l’enorme tubo lungo 3.500 km che dovrebbe portare il gas dall’Azerbaijan all’Italia, e da qui a tutta l’Europa.

Il denaro finirà nelle casse della Trans Adriatic Pipeline (Tap), che si occupa di costruire la parte finale dell’opera. La Tap inizierà nel nord della Grecia, attraversando l’Albania e arrivando, dopo una corsa sul fondale marino, fino in Puglia, dove l’opposizione pubblica è già molto forte.

Il sostegno della Banca europea per gli investimenti porta a 3,5 miliardi complessivi il finanziamento al più grande progetto dell’industria dei combustibili fossili mai visto in Europa. Il denaro della BEI va ad aggiungersi a quello già versato dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, dalla Banca mondiale e dalla Banca per gli investimenti nelle infrastrutture asiatiche.

 

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Gli ambientalisti hanno reagito con sgomento, sostenendo che ingenti investimenti in combustibili fossili scoraggiano gli investimenti in forme più pulite di energia.

Non solo: gli istituti finanziari sono passati sopra alle violazioni dei diritti umani da parte del regime azero. L’anno scorso l’Azerbaijan si è ritirato dall’associazione globale dell’industria estrattiva dopo ripetuti fallimenti nel rispettare gli standard dei diritti dell’uomo.

Pressioni per accordare il prestito sono arrivate anche dai vertici dell’Unione Europea, dal Commissario all’energia Miguel Arias Canete al vice presidente della Commissione, Maros Sefkovic. La giustificazione pubblica è una sola: Tap è un progetto importante che aumenterà la sicurezza dell’approvvigionamento in Europa, diversificando le rotte del gas e contribuendo all’integrazione del mercato. Almeno 11 società diverse sono coinvolte nei consorzi che si occupano di sviluppare ciascuna sezione del grande tubo. Tra i principali attori figurano BP, la compagnia petrolifera di stato dell’Azerbaijan SOCAR, Turkish Petroleum, Petronas, Lukoil, Total e Snam.

2 Commenti

  1. non la real politic ma la concreta e cruda realtà.
    Lei confonde tutto come se fosse possibile
    chiudere la centrale a carbone di Brindisi
    e non avere forniture diversificate di gas.
    Anche i diritti dell’uomo li considera come scambiabili
    nel non fare l’infrastruttura.
    Articolo superficiale e di ambientalismo semplificato inattuabile.
    Una delusione

    • Forse inattuabile da noi, in Italia.
      La Danimarca nel 2017 ha ottenuto il 43,5 % di energia elettrica dalle rinnovabili, partendo praticamente da 0, non avendo ovviamente, data la sua orografia, energia idroelettrica.
      Ha pianificato lo sviluppo di una risorsa autoctona e lo sta perseguendo.
      In Italia si discute, ma senza un piano, senza un ragionamento sensato.
      L’Italia impegna degli incentivi, che ci sono costati e continuano a costarci tanto. Poi, come nella barzelletta del pazzo che scavalca 99 cancelli e, giunto all’ultimo cancello decide di tornare indietro, abbandona un intero settore (il fotovoltaico, ma anche l’eolico) a sé stesso, dicendo che costa troppo. Facendo chiudere le aziende del settore, quando ormai, almeno nel Sud Italia si è giunti alla “grid parity”, ossia ad un costo uguale o inferiore del solare rispetto al carbone ed al gas.
      Poi ci chiediamo perché manca lo sviluppo e la disoccupazione resta alta.

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