Biodiversità: nelle Marche una discarica diventa oasi didattica

Nelle Marche la discarica “Le Cornacchie” di Maiolati Spontini si è trasformata in un oasi di biodiversità in cui si preserva l habitat e si organizzano eventi didattici

Biodiversità: da discarica a oasi didattica

 

(Rinnovabili.it) – L’altro ieri è stata inaugurata l’Oasi della biodiversità di Moie di Maiolati Spontini, uno dei più importanti progetti italiani di riqualificazione ambientale di zone per lo smaltimento dei rifiuti.

Il progetto realizzato e monitorato dall’Università Politecnica delle Marche è stato portato avanti dai professori Fabio Taffetani e Nunzio Isidoro, che hanno iniziato a lavorare alla trasformazione della discarica “La Cornacchia” gestita da Sogenus nel 2011.

 

“Il progetto che abbiamo inaugurato è di assoluta qualità – ha dichiarato Eddi Ceccarelli, Presidente di Sogenus – abbiamo reso l’area dismessa della discarica La Cornacchia un’Oasi di biodiversità. La raccolta differenziata ha raggiunto percentuali molto buone, destinate a migliorare ancora, ma ci sarà sempre una parte residua di rifiuti che, per legge, può essere trattata e smaltita solo in discarica. Pertanto abbiamo scelto, da sempre, di gestire il nostro impianto in assoluta sicurezza, rigore e nel rispetto dell’ambiente.”

 

La prima operazione messa a punto dal team del Politecnico è stata la riduzione dell’impatto ambientale della discarica per poi coprire l’area con un manto erboso con specie arbustive ed arboree, scegliendo le essenze tipiche dell’habitat marchigiano per migliorare la biodiversità della zona. L’ultimo passo, del 2014, è stato la creazione di una cartografia informatizzata della vegetazione, che viene utilizzata come strumento di monitoraggio e per interpretare i dati provenienti dai bioindicatori.

Lo  stress ambientale causato dall’inquinamento chimico viene segnalato dalla salute delle api; ogni settimana vengono conteggiate le api morte in prossimità delle due arnie installate nell’oasi e se il numero supera la soglia allarmante di 200 esemplari, le piccole operaie vengono sottoposte ad analisi cliniche per capire quale inquinante sia colpevole.

 

“Operiamo monitoraggi costanti condotti dall’Università, che producono dati rigorosamente scientifici; da oggi, questa Oasi sarà ulteriormente valorizzata con percorsi didattici per cittadini, studiosi, studenti. A loro, alle giovani generazioni la affidiamo idealmente ribaltando il concetto diffuso di discarica. È infatti anche ambiente vitale in cui le essenze autoctone piantumate possono trovare habitat naturale e crescere rigogliosamente”, ha spiegato Ceccarelli.

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