Perché biodiversità e clima sono le sfide più urgenti del nostro tempo

L’allarme in uno studio che passa sistematicamente in rassegna le 150 pubblicazioni scientifiche più accreditate su questi temi

Biodiversità e clima: ecco perché sono le sfide più urgenti
Credits: congerdesign da Pixabay

La rapida perdita di biodiversità erode la capacità della Terra di supportare la vita

(Rinnovabili.it) – “L’umanità sta causando una rapida perdita di biodiversità e, con essa, la capacità della Terra di supportare la vita complessa. Ma il pubblico fatica a cogliere l’entità di questa perdita, nonostante eroda costantemente il tessuto stesso della civiltà umana”. Siamo, insomma, (auto)distruttori inconsapevoli. E la traiettoria su cui ci muoviamo porta a peggioramenti nei prossimi decenni per l’incrocio di 3 fattori: l’estinzione di massa delle forme di vita, l’impatto della crisi climatica sulle attività umane e sugli ecosistemi, e la crescita della popolazione umana e dei consumi.

E’ il messaggio portante di uno studio condotto da 17 tra i più accreditati scienziati che si occupano di queste tematiche e consiste nella revisione sistematica di 150 tra le pubblicazioni scientifiche più aggiornate. Il lavoro è apparso su Frontiers in Conservation Science.

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Un messaggio diretto ai decisori politici. La cui inerzia e incomprensione della posta in gioco ci porterà a “mancare anche obiettivi di sostenibilità modesti”. La natura stessa di questi problemi, la loro complessità e le dinamiche che innescano sono alla base di questa incomprensione. Lo studio sottolinea, in una prospettiva molto pragmatica, che esiste un divario temporale tra il momento in cui avviene la distruzione – ad esempio, un declino significativo della biodiversità con l’estinzione di specie-chiave – e il momento in cui l’impatto diventa evidente.

“Il nostro non è un appello alla resa: miriamo a fornire ai leader una ‘doccia fredda’ realistica dello stato del pianeta, essenziale per pianificare al fine di evitare un futuro orribile”, si legge ancora nel rapporto.

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La revisione dei dati disponibili sullo stato della biodiversità è forse l’aspetto più importante, perché è meno immediato comprendere le conseguenze del fenomeno. Per gli autori dello studio, in base alle conoscenze attuali “che siamo già sulla strada di una sesta grande estinzione è ora scientificamente innegabile”.

Dallo sviluppo dell’agricoltura circa 11mila anni fa, la biomassa vegetale si è dimezzata e con essa la biodiversità delle piante è diminuita del 20%. Un’estinzione di massa che ha il suo fattore scatenante nell’attività umana, quindi: ad oggi, il 70% della superficie terrestre è stato modificato dall’uomo. Altri dati, sul mondo animale, sottolineano la portata della questione. Le dimensioni della popolazione delle specie di vertebrati monitorate nel corso degli anni sono diminuite in media del 68% negli ultimi cinque decenni.

Risultato? Con una così rapida e catastrofica perdita di biodiversità, conclude lo studio, “anche i servizi ecosistemici che essa fornisce sono diminuiti”. Questi includono, tra gli altri, “la riduzione del sequestro del carbonio, la riduzione dell’impollinazione, il degrado del suolo, una qualità dell’acqua e dell’aria peggiore, inondazioni e incendi più frequenti e intensi e salute umana compromessa”.

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