La chiave per evitare nuove pandemie è proteggere la biodiversità

Uno studio di IPBES dà la ricetta per ridurre il rischio di nuove zoonosi e insorgenze pandemiche: lottare contro la deforestazione e un approccio più collaborativo al primo posto

Biodiversità: dagli habitat degradati arriveranno nuove pandemie devastanti
Credits: Simon Berstecher da Pixabay

La perdita di biodiversità porterà a pandemie peggiori di quella attuale

(Rinnovabili.it) – Mentre stiamo attraversando la seconda ondata di coronavirus, un team internazionale di 22 scienziati guarda al futuro. All’orizzonte si stagliano nuove pandemie. Ma conosciamo la ricetta per evitarle ed è alla nostra portata: tutelare la biodiversità e gli habitat.

Lo studio dell’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES) parla chiaro. Le pandemie future emergeranno più spesso, si diffonderanno più rapidamente, arrecheranno più danni all’economia mondiale e uccideranno più persone rispetto al COVID-19 a meno che non vi sia un cambiamento trasformativo nell’approccio globale alla gestione delle malattie infettive. Quindi serve un’azione coraggiosa per fermare la distruzione degli habitat, che aiuta i virus a compiere il salto dalla fauna selvatica agli esseri umani.

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Le stesse attività umane che sostengono il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità guidano anche il rischio di nuove pandemia. Grazie all’impatto che hanno sul nostro ambiente. “Cambiamenti nel modo in cui usiamo la terra, l’espansione e l’intensificazione dell’agricoltura, insieme al commercio, la produzione e il consumo insostenibili sconvolgono la natura e aumentano il contatto tra fauna selvatica, bestiame, agenti patogeni e persone”, commenta Peter Daszak, presidente di EcoHealth Alliance e membro di IPBES. “Questo è il percorso verso le pandemie”.

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La prevenzione sarebbe 100 volte più economica del costo di risposta alle pandemie. Ma i governi finora si affidano principalmente a misure di mera reazione, come i vaccini. Serve quindi uno sguardo più ampio, non schiacciato sulla logica emergenziale. Una vera necessità, visto che lo studio stima che esistano tra i 540mila e gli 850mila virus sconosciuti in natura che potrebbero ancora infettare le persone.

E avanza alcune proposte concrete per iniziare seriamente a ridurre il rischio di nuove pandemie. Primo, creare un Consiglio intergovernativo sulla prevenzione della pandemia. La risposta se affidata ai singoli governi è poco efficace. E anche in fase di prevenzione serve un approccio più collaborativo. Secondo, affrontare di petto i principali fattori di rischio: tra cui la deforestazione e il commercio di fauna selvatica. Terzo, tassare le attività ad alto rischio di pandemia.

“C’è una schiacciante evidenza scientifica che indica una conclusione molto positiva”, conclude Daszak, “abbiamo la crescente capacità di prevenire le pandemie, ma il modo in cui le stiamo affrontando in questo momento ignora in gran parte questa capacità”.

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