Rinnovabili • nuovo-piano-quinquennale-cina-emissioni-carbone-rinnovabili Rinnovabili • nuovo-piano-quinquennale-cina-emissioni-carbone-rinnovabili

Cosa aspettarsi dal nuovo piano quinquennale della Cina per emissioni ed energia

Domande e risposte sul 15 esimo e prossimo piano quinquennale della Cina, che andrà dal 2026 al 2030.

nuovo-piano-quinquennale-cina-emissioni-carbone-rinnovabili
Immagine generata da IA

Il Governo cinese si appresta a presentare il 15 esimo e nuovo piano quinquennale, che andrà dal 2026 al 2030. La pubblicazione del documento è prevista per marzo 2026. Il piano determinerà le emissioni future di gas serra in Cina e, di conseguenza, anche quelle a livello globale. Gli obiettivi stabiliti dal piano determineranno se la Repubblica Popolare sarà o meno in grado di rispettare gli impegni climatici per il 2030. Il documento influenzerà anche il ritmo di crescita dell’energia pulita, che più volte ha superato le aspettative. Carbon Brief ha fornito un’analisi sull’argomento.

Il nuovo piano quinquennale: uno sguardo generale

Come spiega questa ricerca del CREA, nonostante il consumo di carbone e le relative emissioni siano rimasti pressoché invariati in Cina quest’anno, il Paese non riuscirà a raggiungere importanti obiettivi energetici ed emissivi stabiliti nell’attuale piano di sviluppo, il 14 esimo piano quinquennale, relativo al periodo 2021-2025. In particolare, il Paese non raggiungerà l’obiettivo di ridurre le emissioni di carbonio per unità di PIL, né gli impegni a controllare l’aumento del consumo di carbone e la costruzione di nuove centrali elettriche a carbone.

Inoltre, la determinazione del Governo a raggiungere gli obiettivi climatici del 2030 appare poco chiara. L’impegno a ridurre gradualmente il consumo di carbone nel periodo 2026-2030 non figura nel nuovo contributo determinato a livello nazionale (NDC) e nelle raccomandazioni del Comitato Centrale per il prossimo piano quinquennale. Per tali ragioni l’analisi stima il rischio di un aumento delle emissioni dopo due anni di stabilità.

Un nuovo obiettivo d riduzione dell’intensità di carbonio

La riduzione dell’intensità di carbonio, ossia le emissioni di anidride carbonica del settore energetico per unità di PIL – ha fatto parte degli impegni climatici della Cina sin dalla conferenza sul clima di Copenaghen del 2009. In quell’occasione Pechino annunciò l’obiettivo climatico per il 2020. Gli ultimi tre piani quinquennali cinesi comprendevano un target da rispettare quanto all’intensità di carbonio. C’è da aspettarsi, quindi, che anche il prossimo piano ne fissi uno.

Nel 2021 il Presidente cinese, Xi Jiping, si è impegnato a ridurre l’intensità di carbonio della Cina del 65% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005. Tale impegno è stato poi formalizzato nella definizione del contributo determinato a livello nazionale (NDC) per il 2030.

Tuttavia, come dimostrano diverse analisi, le emissioni di CO2 della Cina sono aumentate più rapidamente nei primi anni Venti rispetto a prima della pandemia di Coronavirus. Ciò è avvenuto per via di un aumento dei consumi energetici sia durante e che dopo il periodo “zero-Covid”.

Il piano del Consiglio di Stato per il controllo delle emissioni di carbonio, pubblicato nel 2024, considera l’intensità di carbonio un “indicatore vincolante” per il prossimo quinquennio, lasciando pensare che un obiettivo sarà incluso nel piano di alto livello pubblicato a marzo 2026.

Il piano quinquennale attuale prevede un obiettivo di riduzione del 18% per l’intensità di CO2 e del 13,5% per l’intensità energetica da raggiungere tra il 2021 e il 2025. Tuttavia, secondo Carbon Brief, la Cina dovrebbe raggiungere una percentuale di riduzione dell’intensità di carbonio pari al solo 12%. Il dato si basa sulle riduzioni annuali segnalate dall’Ufficio Nazionale di Statistica fino al 2024 e su un leggero aumento delle emissioni di CO2 del settore energetico previsto nel 2025.

Andamento delle emissioni di CO2

Ciononostante, le emissioni totali di CO2 potrebbero ugualmente diminuire quest’anno, a causa di una contrazione delle emissioni prodotte dal settore del cemento. Ad ogni modo, una riduzione del 12% sarebbe meno di quanto necessario per rimanere in linea con l’obiettivo del 2030. Per colmare il deficit e raggiungere l’obiettivo di intensità del 2030, la Cina dovrebbe fissare un target almeno del 23% nel prossimo piano quinquennale, scrive Carbon Brief.

Il prossimo piano quinquennale stabilirà un limite assoluto al consumo di carbone?

Quest’anno i permessi per la costruzione di nuove centrali a carbone in Cina sono scesi ancora. L’agenzia di stampa statale Xinhua afferma che il Governo prevede che il consumo di carbone toccherà il picco intorno al 2027, a causa di un rallentamento graduale della domanda di acciaio e materiali da costruzione. Il consumo complessivo di petrolio, invece, potrebbe raggiungere il picco intorno al 2026. In base a tale previsione, la domanda di materie prime petrolchimiche dovrebbe mantenere una crescita moderata.

A settembre 2025, la Cina ha presentato i nuovi contributi determinati a livello nazionale per il 2035. Tali contributi prevedono: la riduzione delle emissioni nette di gas serra dal 7% al 10% rispetto ai livelli di un non meglio definito picco, l’aumento della quota di combustibili non fossili nel consumo energetico totale a oltre il 30% e l’espansione della capacità installata di energia eolica e solare di oltre sei volte rispetto ai livelli del 2020. Menzionare un livello di picco indefinito anziché da un anno specifico nel passato consente potenzialmente alle emissioni di continuare a crescere nel breve termine. Ed è questo il punto preoccupante.

Quando sarà raggiunto il picco?

I funzionari del Partito Comunista Cinese ad ottobre hanno dichiarato che avrebbero promosso il picco nell’uso del carbone nel periodo 2026-2030. L’affermazione porta con sé un cambiamento importante perché Xi Jinping in un discorso della primavera del 2021 aveva invece promesso che il Paese lo avrebbe gradualmente ridotto durante lo stesso lasso di tempo.

La compagnia petrolifera statale CNPC ha previsto invece che il consumo di petrolio in Cina raggiungerà il picco già nel 2025, con 770 milioni di tonnellate. Sinopec ritiene invece che la continua domanda di materie prime petrolchimiche continuerà a far crescere il consumo di petrolio fino al 2027, per poi raggiungere il picco a 790-800 milioni di tonnellate. Toccare il picco, comunque, non comporterebbe necessariamente un rapido calo dei consumi, ma potrebbe anche significare un lungo periodo di stallo in futuro.

Il Consiglio di Stato ha annunciato che la Cina inizierà a introdurre “per la prima volta limiti assoluti alle emissioni in alcuni settori” a partire dal 2027 nell’ambito del suo mercato nazionale del carbonio. Il controllo delle emissioni assolute di carbonio pare si applichi solo a questi settori. Il Consiglio di Stato ha inoltre affermato che il mercato coprirà tutti i “settori a maggiore emissione” entro il 2027, ma i limiti assoluti si applicheranno solo ai settori in cui le emissioni si saranno “stabilizzate“.

Il piano amplierà gli obiettivi in ​​materia di energia pulita?

La Cina punta ad arrivare al 30% di energia non fossile entro il 2035. L’obiettivo, però, rischia di essere troppo basso per consentire il raggiungimento del target di intensità di carbonio per il 2030. Per raggiungerlo sarebbe necessario che l’energia non fossile arrivasse al 30% del mix energetico entro il 2030, quindi 5 anni prima. (Ad oggi siamo al 20% del totale). Sarebbero necessari circa 250-350 GW di nuova energia eolica e solare ogni anno per rispettare gli impegni presi per il 2030, ben al di sopra dei 200 GW già previsti.

La Cina ha comunque ampi margini di miglioramento per quanto riguarda l’energia pulita. Tuttavia, la costruzione di nuove centrali nucleari e idroelettriche in Cina impiega generalmente cinque anni o anche di più e quindi solo quelle già in corso hanno la possibilità di essere ultimate entro il 2030. Ecco perché l‘eolico e il solare appaiono come le soluzioni più rapide da implementare nei prossimi cinque anni.

Rinnovabili •

About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.