Le misure globali di tutela della biodiversità sono un colabrodo

Secondo uno studio del Nanjing Institute for Environmental Research cinese, le conferenze globali hanno un peccato originale: ai singoli paesi non viene chiesto di presentare la loro roadmap dettagliata. E molti Stati non recepiscono gli obiettivi nelle leggi nazionali

Biodiversità: ecco perché abbiamo fallito tutti gli obiettivi globali
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Aspettando la COP15 di Kunming sulla biodiversità del prossimo maggio

(Rinnovabili.it) – Dal 1992 ci mettiamo d’accordo su obiettivi globali di tutela della biodiversità e non riusciamo a rispettarne nessuno. Perché? La risposta dei ricercatori del Nanjing Institute for Environmental Research è molto semplice: perché questi impegni non vengono inseriti nelle politiche nazionali.

Il team guidato da Haigen Xu è arrivato a questa conclusione dopo aver passato in rassegna tutti i meeting internazionali che si sono concentrati sulla biodiversità del pianeta. Hanno ricostruito gli obiettivi condivisi dai partecipanti con la Convenzione sulla diversità biologica (CBD), i contributi presentati in sede COP e come tutto ciò è stato inserito nelle legislazioni nazionali.

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Lo studio riporta alcuni casi chiarificatori. Quello degli Obiettivi di Aichi per esempio, cioè i target sulla biodiversità per il 2020 stabiliti con la convenzione di Nagoya nel 2010. Ben 4 di questi obiettivi non trovano spazio in nessuno dei piani nazionali presentati dai vari paesi. Tra i quali un punto centrale come l’eliminazione graduale dei sussidi dannosi per l’ambiente. Insomma, c’è l’accordo globale ma manca drammaticamente la sua implementazione concreta.

In altri casi invece la trasposizione c’è, ma è carente: lo studio ha calcolato che solo nel 22% dei casi gli obiettivi sono formulati in modo abbastanza stringente nei piani nazionali. A tutte queste carenze vanno poi aggiunti altri fattori come la mancanza di finanziamenti adeguati, fasi di monitoraggio e valutazione inesistenti, e addirittura dei gap nella conoscenza scientifica necessaria per lavorare a livello locale e nazionale.

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La nostra tutela della biodiversità è un colabrodo, insomma. E ha un peccato originale: ai paesi non è richiesto di presentare un piano d’azione programmatico per centrare gli obiettivi. Basterebbe questa modifica all’impostazione generale per assicurarsi risultati migliori. Un cambiamento, scrivono gli autori, che deve essere messo in pratica già dalla prossima occasione, la COP15 di Kunming in Cina che si svolgerà a maggio.

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