Cambiamenti climatici: le foreste crescono poco e muoiono giovani

Stress, fertilizzazione da CO2 ed gravi “eventi di disturbo” (come incendi e siccità) portano ad una radicale diminuzione dell’età e della statura delle foreste.

Foreste
Credits: Free-Photos da Pixabay

Uno studio mette in luce gli effetti cronici del riscaldamento globale sulle foreste

(Rinnovabili.it) – Uno studio pubblicato sulla rivista Science mostra in che modo i cambiamenti climatici stiano profondamente trasformando le foreste del pianeta. I ricercatori del Pacific Northwest National Laboratory (Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti) hanno scoperto che il riscaldamento globale rende gli alberi più corti e meno longevi, con gravi impatti sugli ecosistemi.

L’aumento delle temperature e dell’anidride carbonica ha alterato le foreste del mondo, aumentando lo stress e la fertilizzazione da CO2, vale a dire la crescita del tasso di fotosintesi nelle piante che risulta da un aumento dei livelli di anidride carbonica nell’atmosfera. A questo si accompagna la ricorrenza di gravi “eventi di disturbo”, come incendi, siccità e alterazioni causate dal vento o da parassiti. L’insieme di queste circostanze ha portato ad una radicale diminuzione dell’età e della statura delle foreste.

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“Un pianeta con meno foreste grandi e vecchie sarà molto diverso da quello a cui siamo abituati. Le foreste più vecchie spesso ospitano una biodiversità molto più elevata e immagazzinano più carbonio delle foreste giovani, ha sottolineato Nate McDowell, ricercatore presso il PNNL. Lo stoccaggio del carbonio e una ricca biodiversità, però, sono elementi essenziali per mitigare i cambiamenti climatici.

I ricercatori hanno utilizzato le immagini satellitari per concludere che la dimensione media degli alberi è diminuita nel corso dell’ultimo secolo, e probabilmente continuerà a diminuire a causa dei continui cambiamenti ambientali. Fenomeni come incendi, insetti, malattie e deforestazione hanno innescato uno squilibrio tra tre importanti processi: 1) il cosiddetto “reclutamento”, che è l’aggiunta di nuove piantine; (2) la crescita, vale a dire l’aumento netto della biomassa; e (3) la mortalità.

“La mortalità sta aumentando nella maggior parte delle aree, mentre il reclutamento e la crescita sono variabili nel tempo, portando a un netto declino della statura delle foreste”, ha affermato McDowell. “L’aumento della mortalità ha conseguenze sulla riduzione dell’età e dell’altezza media delle foreste.

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Lo studio, inoltre, sistematizza i “driver del cambiamento cronico”, includendo: l’aumento dei livelli di anidride carbonica nell’atmosfera, che rendono maggiore il tasso di crescita di un albero e la produzione di semi, con conseguenze sulle scorte di nutrienti e acque; l’aumento delle temperature che limita la fotosintesi; l’aumento dei disturbi da deforestazione biotica (dovuto a insetti, funghi o piante soffocanti); la raccolta di legno, che ha avuto un impatto molto consistente sulle foreste di vecchia crescita.

Infine, lo studio ha riscontrato che gli incendi sono in aumento in tutto il mondo e che gli incendi futuri potrebbero essere più frequenti di quanto non siano stati negli ultimi 10.000 anni, per lo meno in alcune regioni.

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