Il disboscamento foreste tropicali sta facendo calare i nutrienti nel suolo

Il continuo e ripetuto disboscamento sta drasticamente riducendo i livelli di fosforo e azoto. Gli alberi delle foreste in recupero si “adattano” alla scarsità di nutrienti modificando la chimica delle foglie

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Credit: IndoMet by Flickr

Un nuovo studio condotto dal Conservation Research Institute dell’Università di Cambridg mette in guardia dai pericoli del disboscamento selettivo

(Rinnovabili.it) – Dal Borneo all’Amazzonia, il feroce e continuo disboscamento delle foreste tropicali  sta drasticamente riducendo i livelli di nutrienti vitali presenti nel suolo, pregiudicandone le possibilità di recupero e crescita futura. 

La conferma arriva in tal senso da un nuovo studio condotto dal Conservation Research Institute dell’Università di Cambridge e recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Global Change Biology. Attraverso l’analisi di immagini ad alta definizione ottenute tramite scanner laser e rilevamenti aerei sul Borneo nord-orientale, i ricercatori hanno confrontato la concentrazione di nutrienti – in particolare fosforo e azoto – presente nelle foglie, constatandone una netta diminuzione nel caso degli alberi più giovani. 
Ciò suggerisce che i molteplici cicli di disboscamento e recupero rimuovono irreversibilmente il fosforo dal sistema forestale, spingendo il contenuto di nutrienti verso “limiti ecologici”.

Questi elementi provengono dalle rocce e vengono assorbiti dagli alberi attraverso le loro radici. La deforestazione selvaggia ne causa la perdita sia direttamente, prelevando le piante che indirettamente favorendo l’erosione del suolo, con un tasso stimato dai ricercatori di circa il 30%. Con a disposizione sempre più scarse risorse, i nuovi alberi si “adattano” pertanto all’ambiente povero di sostanze, mutando la propria chimica e composizione.

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Le foreste tropicali di vecchia crescita, le stesse da milioni di anni, stanno ora cambiando irreversibilmente a causa del ripetuto disboscamento“, ha dichiarato il Professor Tom Swinfield, primo autore dell’articolo. “Abbiamo notato che quando le foreste abbattute iniziano a riprendersi, in realtà si differenziano in termini di chimica delle foglie e, forse, anche di composizione delle specie, poiché la quantità di nutrienti disponibili diminuisce”. Gli scienziati hanno anche scoperto che le differenze rispetto alle foreste di vecchia crescita diventano più pronunciate man mano che quelle in recupero diventano più estese: al momento – ha aggiunto Swinfield – gli alberi possono farcela, ma il fatto che stiano cambiando indica che i livelli di fosforo nel terreno stanno diminuendo”. 

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