Il parlamento UE blinda la Strategia sulla biodiversità

Il rapporto votato dall’assemblea con 515 voti a favore e 90 contrari. Chiede alla Commissione, che dovrà adottare le policy specifiche, di rendere vincolanti per legge gli obiettivi (oggi sono volontari). Ma anche di dare tutela speciale a foreste primarie e di vecchia crescita, ridurre i pesticidi del 50% e approvare una moratoria sul deep sea mining

Strategia sulla biodiversità 2030: il parlamento UE alza l’asticella
Foto di dae jeung kim da Pixabay

L’europarlamento vuole obiettivi vincolanti nella Strategia sulla biodiversità al 2030

(Rinnovabili.it) – La biodiversità europea non la salverà il buon cuore dei paesi membri. Gli obiettivi volontari non bastano: servono impegni legalmente vincolanti. E poi bisogna rafforzare le forme di tutela per gli ecosistemi più preziosi e a rischio, a partire dalle foreste. Senza dimenticare le nuove frontiere dello sfruttamento delle risorse, come il deep sea mining. Sono le conclusioni sulla Strategia sulla biodiversità UE per il 2030, votate dal parlamento europeo ieri.

L’assemblea ha passato al vaglio il documento strategico preparato dalla Commissione e reso pubblico nel maggio 2020. Aggiungendo considerazioni e raccomandazioni. Un passaggio che ha fatto venire a galla alcuni dei punti caldi su cui le istituzioni europee si accapigliano.

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A partire proprio dal destino delle foreste europee. Una serie di emendamenti ha scaldato il dibattito in aula ma alla fine sono stati rigettati. Puntavano a scardinare le soglie di tutela. L’europarlamento ha così sostenuto l’obiettivo di proteggere almeno il 30% delle terre e dei mari europei entro il 2030 che era uno dei perni della Strategia sulla biodiversità UE.

E per il 10% – cioè un terzo del totale – le norme di tutela devono essere particolarmente stringenti. Proprio in questa seconda categoria, ha stabilito il rapporto finale votato dal parlamento, devono ricadere tutte le foreste primarie (quelle vergini, praticamente incontaminate dall’uomo) e le foreste di vecchia crescita.

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Il punto forse più importante è però il passaggio sulla necessità di introdurre obiettivi vincolanti per legge e per ciascun paese membro. Una scelta che deriva dal totale fallimento della strategia al 2020. Tutti gli obiettivi sono stati mancati. E tra le ragioni della debâcle c’è proprio l’assenza di un sistema di monitoraggio standardizzato dei progressi che faccia riferimento a obiettivi precisi. Spesso, anzi, gli Stati membri hanno fissato degli obiettivi senza curarsi di stanziare anche le risorse necessarie per raggiungerli.

Un sistema da cambiare, con ogni evidenza. Adesso spetta alla Commissione partire dal rapporto dell’europarlamento e proporre delle policy concrete. Su questo e su altri punti sollevati dall’assemblea. Tra le altre misure contenute nel rapporto, votato dall’europarlamento con 515 suffragi a favore e 90 contrari, c’è la riduzione dell’uso dei pesticidi del 50% entro il 2030 e l’adozione di una moratoria sul deep sea mining, frontiera su cui diversi attori statali e industriali si stanno iniziando a muovere ma i cui impatti sull’ecosistema sono sostanzialmente sconosciuti.

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