Brexit: quale ruolo avrà la carbon border tax?

Secondo l’eurodeputato Canfin, capo dell’eurocommissione Ambiente e partecipante ai negoziati sulla Brexit, l’UE dovrebbe applicare al Regno Unito la carbon border tax se Westminster decidesse di abbandonare l’ETS.

Brexit
Credits: DANIEL DIAZ da Pixabay

I negoziati UE-UK sulla Brexit sono entrati nel vivo e tra i motivi di scontro c’è anche la tassa alla frontiera sul carbonio.

 

(Rinnovabili.it) – Se la Gran Bretagna decidesse di non conformarsi alle regole europee sul mercato del carbonio, l’UE potrebbe decidere di applicare la carbon border tax all’ex Stato membro. Il Regno Unito, infatti, fa attualmente parte del sistema di scambio di quote di emissioni dell’UE (ETS), ma il governo inglese potrebbe decidere di abbandonare il mercato europeo del carbonio e istituire il proprio. Su questo delicatissimo punto i negoziati sulla Brexit si fanno tesi, con la Gran Bretagna che sembrerebbe voler avere pieno accesso al mercato unico ma, al contempo, divergere da esso.

 

Secondo i documenti presentati nel 2018 dal governo britannico, un eventuale equivalente “made in UK” dell’ETS ammonterebbe a circa 35 euro per tonnellata di emissioni, mentre l’ETS dell’UE attualmente scambia a circa 25 euro (anche se la cifra dovrebbe aumentare con le nuove politiche “verdi”). Secondo l’eurodeputato Pascal Canfin, a capo della commissione Ambiente del Parlamento Europeo (ENVI) e al tavolo dei negoziati sulla Brexit, l’industria dell’UE non dovrebbe accettare che il Regno Unito possa avere pieno accesso al mercato unico dopo la Brexit. Per tale ragione, immaginando  l’istituzione di una carbon border tax, Canfin ritiene che possa essere opportuno applicare l’imposta al Regno Unito, al fine di ripristinare condizioni di parità e prevenire il cosiddetto dumping climatico.

 

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L’adozione di un’imposta alla frontiera sul carbonio da parte dell’Unione non è una certezza, sebbene la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, abbia insistito sul fatto che sarà applicata quando e dove è necessario. L’industria pesante ritiene sia un prerequisito per ulteriori sforzi di decarbonizzazione, al fine di mantenere il vantaggio competitivo dell’Europa contro prodotti e merci di concorrenti quali Cina e India. La valutazione d’impatto di una carbon border tax sta quindi prendendo in considerazione una serie di questioni dirimenti, in particolare se la tassa possa essere ritenuta conforme alle norme dell’Organizzazione mondiale del commercio.

 

Ma, anche se ancora in stato puramente embrionale, l’ipotesi di una carbon border tax ha già attirato l’attenzione internazionale. Il segretario al Commercio degli Stati Uniti, Wilbur Ross, ha dichiarato che gli USA avrebbero seguito attentamente il lavoro della Commissione Europea e che “a seconda della forma che assumerà la carbon tax, reagiremo ad essa, specie se sarà protezionistica nella sua essenza. Per quanto riguarda la Gran Bretagna, i colloqui in corso sull’uscita dall’Unione Europea determineranno il tipo di relazioni che il Regno Unito e l’UE avranno dopo la fine del periodo di transizione e il conseguimento effettivo della Brexit (il 31 dicembre 2020) e Canfin ha chiarito che qualunque divergenza dalle regole dell’eurozona renderà inevitabilmente più difficili le relazioni commerciali.

 

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