Fonti e concentrazioni di metano: uno studio fa maggiore chiarezza

Uno studio pubblicato su Earth System Science Data mostra l’azione delle emissioni antropiche di metano sulla crescita della concentrazione del gas serra nell’atmosfera.

L’aumento delle concentrazioni di metano è riconducibile soprattutto al settore agricolo e dei rifiuti

(Rinnovabili.it) – Il metano può essere considerato come il “sorvegliato speciale” dei cambiamenti climatici, con un potenziale di riscaldamento 28 volte superiore all’anidride carbonica in un orizzonte temperale di 100 anni. Dopo un periodo di stabilizzazione nei primi anni 2000, le concentrazioni di metano sono in aumento dal 2007, delineando scenari futuri tutt’altro che conformi agli obiettivi dell’accordo di Parigi.

Uno studio pubblicato su Earth System Science Data analizza proprio questa tendenza. Condotto da un gruppo di ricerca internazionale guidato dal Laboratoire des Sciences du Climat et de l’Environnement sotto l’egida di Global Carbon Project, il lavoro fa il punto della situazione sulle fonti e sulle concentrazioni di metano nell’atmosfera per il periodo 2000-2017. In questo modo, mostra che le emissioni globali del gas serra sono aumentate del 9% (circa 50 milioni di tonnellate) tra il 2000-2006 e il 2017.

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Le emissioni antropiche sembrano rappresentare il principale contributore, con quote uguali tra il settore dei combustibili fossili e il settore agricolo e dei rifiuti. Nello specifico, le attività umane contribuiscono per circa il 60% nella crescita delle concentrazioni di metano. Di contro, molta più incertezza c’è sulla stima specifica di ciascuna delle fonti naturali: zone umide, laghi, bacini idrici, termiti, fonti geologiche, idrati ecc.

Un probabile causa dell’aumento delle concentrazioni di metano può essere ricondotta all’agricoltura e alla gestione dei rifiuti. Nello specifico, le emissioni antropiche sono ripartite come segue: 30% da fermentazione enterica e gestione del letame; 22% da produzione e utilizzo di petrolio e gas; 18% da manipolazione di rifiuti solidi e liquidi; 11% dall’estrazione del carbone; 8% da coltivazione del riso; 8% da combustione di biomasse e biocarburanti. Il resto è attribuito ai trasporti e all’industria.

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Il 64% delle emissioni globali di metano proviene dai tropici, il 32% dalle medie latitudini settentrionali e solo il 4% dalle alte latitudini settentrionali. Le tre principali regioni che contribuiscono a questo aumento delle emissioni di metano sono Africa, Cina e Asia, ciascuna con 10-15 milioni di tonnellate. Con buona probabilità, il Nord America contribuisce con 5-7 milioni di tonnellate, di cui 4-5 milioni di tonnellate provenienti dagli Stati Uniti.

In Africa e in Asia (eccetto la Cina), i settori dell’agricoltura e dei rifiuti sono quelli che contribuiscono maggiormente, seguiti dal settore dei combustibili fossili. Al contrario per Cina e Nord America, dove il settore dei combustibili fossili ha un peso maggiore degli altri due. L’Europa sembra essere l’unica regione in cui le emissioni sono diminuite: tra -4 e -2 milioni di tonnellate. Questa diminuzione è principalmente correlata al settore dell’agricoltura e dei rifiuti.

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