Deforestazione: allarme foreste tropicali, resiste solo il Congo

Una nuova metodologia di analisi permette di quantificare il sequestro di CO2 delle foreste in tutto il mondo con più dettaglio: ne emerge una mappa dello stress delle foreste tropicali

Deforestazione: allarme foreste tropicali, resiste solo il Congo
credits: Marcello Rabozzi da Pixabay

L’Amazzonia è sul punto di diventare una fonte di CO2 per colpa della deforestazione selvaggia

(Rinnovabili.it) – Il flusso di carbonio e la capacità dei polmoni verdi del pianeta di funzionare da serbatoi di anidride carbonica (carbon sink) sono alcuni dei temi più rilevanti per poter calibrare correttamente le politiche climatiche necessarie, oltre che a stimare l’impatto della deforestazione su questi ecosistemi. Adesso, una nuova metodologia riesce a restituire un’immagine più precisa e dettagliata di questo flusso. E il risultato, pubblicato in uno studio apparso su Nature Climate Change, è che a livello globale le foreste assorbono ogni anno il doppio di CO2 di quanta ne producono.

Tra il 2001 e il 2019, le foreste hanno emesso una media di 8.100 Gt di anidride carbonica all’anno. Allo stesso tempo, hanno assorbito 16mila Gt di CO2 ogni 12 mesi. Bilancio ampiamente in positivo quindi. Ma il valore della ricerca è nel permettere di analizzare con grana più fine l’immagine globale, e quindi identificare meglio i fattori di rilievo.

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E scorrendo la mappa che risulta dallo studio, emerge una situazione di grandissimo stress per le foreste tropicali, tra gli ecosistemi più preziosi nella mitigazione del cambiamento climatico. Basta guardare alle 3 maggiori: l’Amazzonia, l’area attorno al bacino del fiume Congo, il sud-est asiatico. La prima è ancora un serbatoio netto di CO2, ma è al limite. Presto, se la deforestazione continua ai ritmi attuali, si trasformerà in una fonte di anidride carbonica. La regione del sud-est asiatico ha già abbracciato questo destino, a causa del drenaggio delle torbiere, degli incendi incontrollati e della distruzione della foresta per far spazio a piantagioni.

deforestazione

Soltanto la foresta tropicale del Congo resta ancora un carbon sink di proporzioni importanti. L’area, calcolano gli autori dello studio, riesce ad assorbire ogni anno 600 Gt di CO2 al netto delle sue emissioni. In pratica, sequestra dall’atmosfera una quantità di gas pari a 1/3 della CO2 prodotta dagli Stati Uniti ogni anno.

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La nuova ricerca rivela poi che il 27% della capacità netta di carbon sinking delle foreste mondiali dipende dalle aree protette. E l’analisi delle singole aree dimostra quanto possano essere efficaci queste tutele nel contrastare il cambiamento climatico. Un esempio su tutti, quello del Brasile. Dai dati raccolti si nota un evidente contrasto nel flusso di carbonio tra l’area della riserva indigena protetta di Menkragnotí e la regione di foresta circostante, che non è protetta. La prima è molto più efficiente nel sequestrare la CO2. Il suo contributo netto al sequestro è di 10 Gt l’anno, mentre tutta l’area attorno è una fonte di anidride carbonica a causa della deforestazione sospinta dalle operazioni minerarie e dalla conversione a piantagioni di soia.

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