Gli eventi climatici estremi da record diventeranno 7 volte più frequenti

Le ondate di calore che superano di almeno 5°C i record precedenti, come quelle di questa estate tra Oregon e Columbia Britannica, sono destinate ad aumentare e a rendere più difficile pianificare misure adeguate di adattamento e mitigazione

Eventi climatici estremi: entro il 2050 saranno 7 volte più frequenti
Foto di Thomas Steiner da Pixabay

Lo studio dell’ETH di Zurigo dà una prospettiva nuova sugli eventi climatici estremi

(Rinnovabili.it) – L’ondata di calore che ha colpito la costa nord-ovest degli Stati Uniti e la Columbia Britannica canadese non ha solo infranto tutti i record di caldo precedenti: li ha superati di molti gradi, nel caso di Lytton (primato assoluto per il Canada) addirittura di 5°C. E’ tutt’altro che normale, di solito i primati vengono aggiornati solo di pochi decimali. Ed è una differenza importante quando si analizza l’impatto degli eventi climatici estremi.

Parte da questo assunto uno studio dell’Institute for Atmospheric and Climate Science del Politecnico di Zurigo in Svizzera, pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, che per la prima volta esplora l’impatto del cambiamento climatico sugli eventi climatici estremi da un punto di vista diverso.

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Di solito, le ricerche in questo ambito cercano di prevedere quanto aumenterà in futuro la frequenza assoluta di eventi come ondate di calore estreme, bombe d’acqua e simili. I ricercatori di Zurigo, invece, si sono chiesti quanto diventano più probabili solo gli eventi di calore che superano di circa 5°C i record precedenti. È un’informazione importante, perché sono quelli per i quali è più difficile prepararsi e mettere in campo misure di mitigazione adeguate.

Il risultato parla chiaro: nei prossimi 30 anni, questa tipologia di eventi diventerà da 2 a 7 volte più frequente. Mentre nel periodo 2050-2081, ondate di calore senza precedenti saranno fino a 21 volte più frequenti. I modelli previsionali usati dai ricercatori hanno restituito anche uno scenario in cui in alcune località dell’America centro-settentrionale le temperature toccavano i 18°C oltre la media stagionale. In generale, le aree più a rischio sono quelle ad alta densità abitativa in Nord America, Europa e Cina.

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Altro risultato importante (e allarmante) dello studio: queste ondate di calore non diventeranno gradualmente più calde. È anzi possibile che si verifichino episodi molto estremi rispetto a quelli precedenti, senza preavvisi. Tassello fondamentale in chiave di adattamento e mitigazione: pianificare delle misure che fanno gradualmente fronte a emergenze sempre più gravi può non bastare.

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